Dell’Acqua (Arera): “Il gas pesa e resterà caro ancora a lungo, ma interverremo sulle bollette”
di Diego LonghinROMA – Nicola Dell’Acqua, presidente dell’Arera, l’Autorità di regolamentazione dell’energia, le tensioni nel Golfo spingono al rialzo petrolio e gas: quali saranno gli effetti sulle bollette italiane?
«Ogni crisi globale ci espone, perché importiamo ancora molta energia. Circa il 60% della bolletta dipende dalla materia prima. Reti, oneri e imposte pesano sul resto, ma l’Autorità può incidere solo su una parte limitata, meno del 20%. La vera variabile resta il prezzo dell’energia».
Prezzi instabili e al rialzo.
«Gli shock sono continui, per questo Arera ha creato un’unità di vigilanza che monitora i prezzi anche fuori dalle emergenze. Non bisogna decidere sull’onda dell’ansia, ma guardare agli scenari dei prossimi due-tre anni».
ROMA – Nicola Dell’Acqua, presidente dell’Arera, l’Autorità di regolamentazione dell’energia, le tensioni nel Golfo spingono al rialzo petrolio e gas: quali saranno gli effetti sulle bollette italiane?
«Ogni crisi globale ci espone, perché importiamo ancora molta energia. Circa il 60% della bolletta dipende dalla materia prima. Reti, oneri e imposte pesano sul resto, ma l’Autorità può incidere solo su una parte limitata, meno del 20%. La vera variabile resta il prezzo dell’energia».
Prezzi instabili e al rialzo.
«Gli shock sono continui, per questo Arera ha creato un’unità di vigilanza che monitora i prezzi anche fuori dalle emergenze. Non bisogna decidere sull’onda dell’ansia, ma guardare agli scenari dei prossimi due-tre anni».
Cosa dicono le previsioni e perché le bollette restano alte?
«Il prezzo del gas non è tornato ai livelli precedenti alla guerra, intorno ai 27 euro al megawattora, e rimarrà su valori alti a lungo, intorno ai 50 euro, con picchi anche di 60 euro e oltre. L’Italia, però, si è mossa prima sugli stoccaggi: siamo poco sopra al 70%, mentre molti Paesi europei sono indietro perché hanno puntato su un ritorno ai valori pre-crisi. L’obiettivo è arrivare vicino al 90%. Quanto all’elettricità, il nodo è il costo dell’energia sui mercati all’ingrosso: l’Italia ha i prezzi di mercato tra i più alti d’Europa. La rete è efficiente, si può migliorare: il problema è il costo dell’energia».
Si può abbassare?
«Si abbassa producendo di più da fonti rinnovabili in Italia. In percentuale dovremmo avere molto più solare della Germania. Servono rinnovabili, accumuli, idroelettrico, batterie e anche l’eolico offshore: più energia da fonti rinnovabili facciamo in casa, meno dipendiamo dall’estero».
Anche nucleare?
«Certo, anche il nucleare in prospettiva».
Il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità dal gas è possibile?
«Il disaccoppiamento vero si ottiene con la diversificazione, ma una quota di gas dovrà restare».
Quanto?
«Sul mix primario complessivo, in prospettiva dovremmo scendere intorno al 20% nel giro di vent’anni. Ridurre del 50% il peso del gas aiuterebbe a essere più autonomi, ma va fatto senza traumi».
Le rinnovabili sono però ferme. Come fare?
«Ci sono ritardi, è vero. Ma non partiamo da zero: esiste uno stock importante di progetti autorizzati o autorizzabili a cui bisogna dare seguito. Non pensiamo solo al solare: si è trascurato l’idroelettrico. Abbiamo dighe e accumuli, soprattutto nel Centro-Sud, che non producono energia. Dobbiamo far sì che siano gestiste sia come risorsa idrica sia per la produzione. Sono una batteria per l’Italia».
I costi degli oneri di sistema scenderanno?
«Inizieranno a calare dal 2028 perché finiscono alcuni incentivi avviati ormai più di quindici anni fa. I nuovi meccanismi peseranno meno. Come Arera si è già fatto uno sforzo per non far crescere gli oneri fino allo scorso giugno».
C’è spazio per una riforma tariffaria e per controlli più incisivi?
«Prima va capito dove sono i difetti. La rete italiana funziona, costa relativamente poco e si sta dimostrando efficiente nel gestire in sicurezza la transizione energetica: sono possibili miglioramenti e stiamo già lavorando per promuoverli, ma il bersaglio restano i prezzi di mercato. Quanto agli operatori, qualcuno potrebbe aver approfittato della crisi: noi monitoriamo e facciamo rispettare le regole, rafforzando le tutele previste per i clienti finali. Interverremo anche sulla formazione del prezzo».
Come?
«Abbiamo avviato un procedimento per adottare, da un lato, misure di prevenzione per migliorare il funzionamento dei mercati e evitare che sui prezzi dell’energia si possa speculare, e, dall’altro, un monitoraggio sistematico dei comportamenti degli operatori per rintracciare più tempestivamente quelli che adottano strategie scorrette. Se ci sono anomalie, devono emergere».
Certificherete anche i venditori?
«Vogliamo prevedere uno standard di qualità per chi vende beni essenziali: partiremmo da energia e gas, poi acqua e rifiuti. Sarebbe volontario, ma darebbe più fiducia e trasparenza ai cittadini».