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I cantieri Pnrr frenano i treni merci: traffico giù dell’8,1%

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Le interruzioni della rete pesano sulle imprese del settore. L’associazione di settore chiede al governo aiuti immediati e un piano pluriennale. Dal 2021 il comparto ferroviario ha perso quasi 9 milioni di percorrenze. La crisi rischia ora di diventare strutturale
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ROMA – La rete ferroviaria si rinnova per trasportare più treni. Nell’attesa, però, quelli carichi di merci viaggiano sempre meno. Nei primi sei mesi del 2026, il traffico ferroviario merci è diminuito dell’8,1%. In appena mezzo anno, il settore ha perso oltre 2 milioni di treni-chilometro.

L’allarme arriva da Fermerci. Il monitoraggio dell’associazione indica 23,7 milioni di treni-chilometro tra gennaio e giugno, contro i 25,8 milioni dello stesso periodo del 2025.

Il dato non conta semplicemente i convogli. Misura la distanza complessiva percorsa da tutti i treni merci: un convoglio che viaggia per 100 chilometri produce, ad esempio, 100 treni-chilometro. Il calo segnala quindi una riduzione concreta dell’attività sulla rete.

La terza frenata

La frenata non nasce oggi. I volumi erano pari a 53,8 milioni di treni-chilometro nel 2021. Sono scesi a 49,4 milioni nel 2025. Fermerci calcola una contrazione del 7,8% nel periodo 2022-2025. E lo scorso anno il traffico aveva già perso il 3,5…

ROMA – La rete ferroviaria si rinnova per trasportare più treni. Nell’attesa, però, quelli carichi di merci viaggiano sempre meno. Nei primi sei mesi del 2026, il traffico ferroviario merci è diminuito dell’8,1%. In appena mezzo anno, il settore ha perso oltre 2 milioni di treni-chilometro.

L’allarme arriva da Fermerci. Il monitoraggio dell’associazione indica 23,7 milioni di treni-chilometro tra gennaio e giugno, contro i 25,8 milioni dello stesso periodo del 2025.

Il dato non conta semplicemente i convogli. Misura la distanza complessiva percorsa da tutti i treni merci: un convoglio che viaggia per 100 chilometri produce, ad esempio, 100 treni-chilometro. Il calo segnala quindi una riduzione concreta dell’attività sulla rete.

La terza frenata

La frenata non nasce oggi. I volumi erano pari a 53,8 milioni di treni-chilometro nel 2021. Sono scesi a 49,4 milioni nel 2025. Fermerci calcola una contrazione del 7,8% nel periodo 2022-2025. E lo scorso anno il traffico aveva già perso il 3,5%, segnando il terzo arretramento consecutivo.

Il 2026 rischia ora di aggravare la crisi. Se la tendenza dei primi sei mesi proseguirà fino a dicembre, il settore perderà più di 4 milioni di treni-chilometro rispetto al 2025. Il traffico potrebbe fermarsi intorno ai 45 milioni e tornare così ai livelli di undici anni fa.

Il confronto con il 2021 rende ancora più evidente la ritirata. In cinque anni, le merci su rotaia avrebbero perso quasi 9 milioni di treni-chilometro.

I tanti lavori

Fermerci individua la causa principale nelle numerose interruzioni della rete provocate dai cantieri finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr. I lavori servono a potenziare le infrastrutture e, una volta conclusi, dovrebbero aumentare la capacità e migliorare le prestazioni delle linee. Nel frattempo, però, le chiusure e le limitazioni pesano sull’attività delle imprese ferroviarie.

È il paradosso del Pnrr. Lo Stato investe miliardi per rendere la ferrovia più moderna e competitiva. Ma i lavori rischiano di indebolire proprio gli operatori che dovranno utilizzare la nuova rete.

“Siamo di fronte a un dato che supera ogni attesa”, assicura Clemente Carta, presidente di Fermerci. L’associazione sapeva che i cantieri avrebbero ridotto i volumi, ma giudica le conseguenze molto più pesanti del previsto. E, sottolinea Carta, i costi ricadono interamente sulle imprese.

Il sistema logistico

Il timore è che una difficoltà legata alla stagione dei lavori si trasformi in una crisi strutturale. Secondo Fermerci, il crollo potrebbe cancellare una parte dei risultati ottenuti attraverso dieci anni di politiche pubbliche dirette a spostare le merci dalla strada alla ferrovia.

L’associazione chiede quindi al governo misure immediate di sostegno e un piano pluriennale di rilancio, accompagnato da risorse adeguate. Non indica soltanto un problema di bilanci aziendali. Mette in gioco un pezzo del sistema industriale e logistico italiano.

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