Data center, il governo chiama i commissari per spingere gli investimenti. “Ma serve una legge”
di Alessandro LongoIl boom di investimenti previsto sui data center non può attendere i tempi della burocrazia italiana: anche il governo se n’è reso conto. Ha inquadrato quindi, con recente deliberazione del Consiglio dei ministri, due interventi da 4 miliardi di euro l’uno, in Lombardia e Piemonte, prevedendo anche la nomina di altrettanti commissari straordinari per coordinarli.
Una pezza che cerca di compensare il parziale vuoto normativo in cui l’Italia si trova su un settore in fortissima crescita: i data center sono le infrastrutture, zeppe di chip e computer, da cui sono erogati i servizi digitali e di intelligenza artificiale. L’Italia sta attirando investimenti importanti da attori globali, per costruire nuove strutture di questo tipo. Secondo le st…
Il boom di investimenti previsto sui data center non può attendere i tempi della burocrazia italiana: anche il governo se n’è reso conto. Ha inquadrato quindi, con recente deliberazione del Consiglio dei ministri, due interventi da 4 miliardi di euro l’uno, in Lombardia e Piemonte, prevedendo anche la nomina di altrettanti commissari straordinari per coordinarli.
Una pezza che cerca di compensare il parziale vuoto normativo in cui l’Italia si trova su un settore in fortissima crescita: i data center sono le infrastrutture, zeppe di chip e computer, da cui sono erogati i servizi digitali e di intelligenza artificiale. L’Italia sta attirando investimenti importanti da attori globali, per costruire nuove strutture di questo tipo. Secondo le stime di Mordor Intelligence, il mercato italiano delle fabbriche di dati passerà da 7,5 miliardi di dollari nel 2025 a 8,5 miliardi di dollari nel 2026, per poi sfiorare i 15 miliardi di dollari entro il 2031.
Peccato quindi che sul piano normativo siamo in ritardo, anche se questo boom era ben previsto: già da due anni ci sono proposte parlamentari per creare in Italia un primo coerente quadro normativo sui data center.
Il quadro serve per accompagnare gli investimenti in modo equo e sostenibile, sia per il mercato sia per i territori coinvolti, evitando il rischio di squilibri di vario tipo.
Per il momento, ci si deve accontentare della “pezza” governativa, che ha deliberato, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, la dichiarazione di “preminente interesse strategico nazionale” per i due investimenti, nell’area metropolitana di Milano e in provincia di Vercelli.
“La deliberazione è necessaria per semplificare l’iter normativo”, spiegano dal Mimit. Un po’ quanto si aspettano gli investitori, insomma, per confermare quest’impegno sull’Italia: nessuno ha interesse a investire a fronte di tempi burocratici incerti per le approvazioni tanto più in un ambito, come quello tecnologico, in cui il tempo è molto prezioso.
I due progetti
Il primo programma, “Equinix per l’Italia”, prevede la realizzazione di sette nuovi centri di elaborazione dati nei comuni di Settimo Milanese e Cusago, per un investimento complessivo di 4 miliardi di euro nel periodo 2026-2033. L’intero fabbisogno energetico sarà coperto da fonti rinnovabili grazie a uno specifico accordo già sottoscritto. Sul piano occupazionale sono previsti circa 1.500 addetti nella fase di realizzazione e oltre 500 occupati diretti e indiretti a regime.
Il secondo programma, “Cavour Hyperscale Campus”, della novarese TechBau, riguarda la riqualificazione e la riconversione dell’ex centrale elettrica “Galileo Ferraris” di Trino, in provincia di Vercelli, attraverso la realizzazione di un campus per l’elaborazione dei dati di rilevanza nazionale ed europea, progettato per una potenza complessiva compresa tra 300 e 400 megawatt, con un investimento di circa 4 miliardi di euro. Il cronoprogramma prevede l’avvio della conferenza di servizi entro la fine del 2026, il rilascio dell’autorizzazione unica entro la fine del 2027 e l’entrata in funzione del primo lotto entro la fine del 2028. Durante la costruzione saranno impiegati mediamente circa 1.200 lavoratori, con picchi superiori alle 2.000 unità, mentre a regime il campus garantirà circa 300-350 posti di lavoro altamente qualificati e un indotto stimato in circa 1.000 ulteriori occupati.
Il commissario straordinario
A seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri sarà nominato, per ciascun programma di investimento, un commissario straordinario di Governo, d’intesa con le Regioni, con il compito di assicurare il coordinamento delle attività amministrative e accelerare la realizzazione degli interventi, anche ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica.
I tempi per queste nomine non sono noti, fanno sapere dal Mimit.
Il pressing per la legge
“Benissimo che l'Italia sia attrattiva per investimenti di questa portata e che creano tanta occupazione e un indotto di lavoro qualificato e servizi essenziali per il Paese”, commenta Giulia Pastorella (Azione). Con il nome Ddl Pastorella è conosciuto il disegno di legge contenente la prima disciplina italiana sul tema e che mette assieme le numerose proposte di legge bipartisan arrivate. “Ma non si può sempre agire con commissari straordinari: serve un quadro legislativo ordinario non solo per permettere maggiori investimenti, ma anche per accompagnare meglio i Comuni che si ritrovano a negoziare con investitori di grandi dimensioni, e anche mettere i doverosi paletti rispetto a temi di sostenibilità ambientale e urbanistica, che, nell'incertezza, sta generando decine di comitati no-data center dei cittadini”. “Secondo Ambrosetti, solo il 33% degli italiani sa cosa sono i data center: la non conoscenza genera paura. E la migliore risposta alla paura è una normativa che tuteli”.
“La deliberazione potrebbe essere una buona iniziativa del governo per anticipare la semplificazione della burocrazia legata ai data center nell’attesa della approvazione della legge in discussione in parlamento”, aggiunge Maurizio Goretti, direttore generale di Namex, il consorzio no profit che gestisce il centro di intercambio dati di Roma; parte integrante dell’architettura internet italiana, dove si incontrano gli operatori della rete. “È però importante che le misure straordinarie adottate oggi anticipino, e non sostituiscano, una riforma organica valida per tutto il territorio nazionale, evitando disparità tra regioni e garantendo pari opportunità a tutti gli operatori del mercato, indipendentemente dalle loro dimensioni”, aggiunge Goretti.
La legge “Pastorella” è pensata appunto per accompagnare il fenomeno in modo organico, evitando squilibri di vario tipo, come una polarizzazione degli investimenti, dannosa per il mercato e potenzialmente i territori. Ecco perché, “spero che il Senato approvi la legge delega sui datacenter che porta la mia prima firma al più presto”, aggiunge la deputata.
L’esame in Commissione al Senato è iniziato il 23 giugno scorso. Sembra probabile un’approvazione entro fine anno, forse già in autunno. Nel frattempo, gli investimenti non aspettano.