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Tim torna all’utile nel trimestre: +88 milioni. Ricavi in crescita, ma diminuiscono le linee

Pietro Labriola, ad di TIm (ansa)

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Cloud, servizi alle imprese e Brasile sostengono i conti, mentre si riduce il numero delle utenze fisse e mobili. Il fatturato semestrale raggiunge 6,8 miliardi. Confermati gli obiettivi per il 2026 e il 2027 in attesa dell’operazione con Poste.
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ROMA – Tim torna all’utile nel secondo trimestre del 2026, dopo una lunga stagione di ristrutturazioni e conti in rosso. Tra aprile e giugno, il risultato netto è positivo per 88 milioni, contro la perdita di 8 milioni dello stesso periodo del 2025 e quella di 292 milioni dei primi tre mesi dell’anno. L’intero semestre, dunque, resta in perdita per 204 milioni di euro.

I ricavi organici del gruppo crescono del 2% e raggiungono 6,8 miliardi. L’Ebitda After Lease — il margine operativo calcolato dopo i costi per gli affitti e i noleggi — sale dell’1,2%, a 1,8 miliardi. In questo scenario, Sparkle è indicata come attività “cessata”.

Nel secondo trimestre torna a crescere anche il mercato italiano: i ricavi aumentano dell’1,2% e il margine operativo del 2,3%. Il bilancio dei sei mesi resta più debole, con ricavi domestici quasi fermi a 4,6 miliardi e margini in calo del 2,5%. Tim parla comunque di un ritorno alla crescita domestica.

Le famiglie e le tariffe

La divisione Consumer, che serv…

ROMA – Tim torna all’utile nel secondo trimestre del 2026, dopo una lunga stagione di ristrutturazioni e conti in rosso. Tra aprile e giugno, il risultato netto è positivo per 88 milioni, contro la perdita di 8 milioni dello stesso periodo del 2025 e quella di 292 milioni dei primi tre mesi dell’anno. L’intero semestre, dunque, resta in perdita per 204 milioni di euro.

I ricavi organici del gruppo crescono del 2% e raggiungono 6,8 miliardi. L’Ebitda After Lease — il margine operativo calcolato dopo i costi per gli affitti e i noleggi — sale dell’1,2%, a 1,8 miliardi. In questo scenario, Sparkle è indicata come attività “cessata”.

Nel secondo trimestre torna a crescere anche il mercato italiano: i ricavi aumentano dell’1,2% e il margine operativo del 2,3%. Il bilancio dei sei mesi resta più debole, con ricavi domestici quasi fermi a 4,6 miliardi e margini in calo del 2,5%. Tim parla comunque di un ritorno alla crescita domestica.

Le famiglie e le tariffe

La divisione Consumer, che serve persone, famiglie e piccole imprese, perde ancora terreno. I ricavi scendono del 2,7%, a 2,9 miliardi, soprattutto per l’avvicendamento dei grandi clienti nel settore degli MVNO: gli operatori mobili virtuali che vendono Sim utilizzando la rete di Tim.

Diminuiscono anche le linee. Gli accessi fissi sono 6,758 milioni, contro i 7,049 milioni di un anno prima; le linee mobili utilizzate da persone scendono da 13,209 a 12,998 milioni. Il ricavo medio mensile della telefonia fissa sale invece da 31,5 a 32,7 euro, mentre quello mobile resta stabile a 10,6 euro.

A sostenere i ricavi contribuisce anche la revisione delle condizioni economiche applicate alla clientela. La campagna di “repricing” ha interessato 3,3 milioni di linee fisse e 2,1 milioni di linee mobili Consumer, oltre a 700 mila collegamenti delle piccole imprese. I ricavi dei servizi TimVision aumentano intanto del 7,1%.

La spinta delle aziende

Il vero motore italiano è Tim Enterprise, la divisione che vende servizi digitali alle imprese e alla pubblica amministrazione. I ricavi salgono del 5,6%, a 1,66 miliardi, mentre quelli legati al cloud crescono del 18,1% e rappresentano ormai il 45% dei servizi. Il portafoglio degli ordini dovrebbe superare nel 2026 i 4,5 miliardi di euro.

Continua a correre anche Tim Brasil. I ricavi raggiungono 2,3 miliardi, con un aumento organico del 6%, mentre il margine operativo dopo i leasing cresce del 5,5%. Il contributo brasiliano arriva così a 862 milioni di euro.

Gli investimenti complessivi ammontano a 863 milioni: 482 milioni in Italia e 381 milioni in Brasile. Nel nostro Paese, le risorse sono destinate soprattutto alla rete mobile e alle attività informatiche, comprese quelle legate al cloud.

Il miliardo del 1998

Nei primi sei mesi Tim ha generato un flusso di cassa per 650 milioni. Il dato, tuttavia, incorpora una componente eccezionale: l’11 giugno la società ha incassato circa un miliardo dallo Stato, dopo la lunga controversia sul canone di concessione del 1998.

L’indebitamento finanziario netto, calcolato dopo i leasing, si attesta a 7,285 miliardi. È migliorato di oltre 200 milioni rispetto al giugno del 2025, ma è aumentato di 431 milioni rispetto alla fine dello scorso dicembre. Il rapporto tra debito e margine operativo scende comunque a 1,94 volte.

Alla luce dei risultati, l’amministratore delegato Pietro Labriola conferma le previsioni già comunicate al mercato. Restano dunque invariati tutti gli obiettivi per il 2026 e il 2027.

Il nuovo capitolo

Sullo sfondo dei conti si staglia l’operazione destinata a cambiare il futuro dell’ex monopolista. Il 18 luglio il consiglio di amministrazione di Tim ha valutato positivamente l’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste Italiane.

Il consiglio ha giudicato congruo il corrispettivo sul piano finanziario e ha apprezzato il progetto industriale. “La destinazione non cambia, cambia la velocità con cui possiamo raggiungerla”, sostiene Labriola. L’integrazione, tuttavia, si realizzerà soltanto se l’offerta andrà a buon fine.

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