MILANO – Le maggiori quantità di energia elettrica intermediata e venduta (15,9 terawatt sui mercati retail, +24%) spingono i ricavi di A2A. La multiutily lombarda chiude i primi sei mesi dell’anno con 8,4 miliardi di euro alla prima riga di bilancio. Ma l’incremento dei canoni concessori del settore idroelettrico e il minor contributo di alcuni impianti di trattamento pesano sul margine operativo lordo, che scivola del 3 per cento a 1,18 miliardi. Di riflesso, l’utile netto rettificato si contrae dell’11% a 374 milioni, anche a causa degli ammortamenti per i maggiori investimenti realizzati.
I volumi spingono i ricavi
A spingere i ricavi, spiega l’amministratore delegato Renato Mazzoncini, sono le quantità di energia venduta, non i prezzi, dato che il …
MILANO – Le maggiori quantità di energia elettrica intermediata e venduta (15,9 terawatt sui mercati retail, +24%) spingono i ricavi di A2A. La multiutily lombarda chiude i primi sei mesi dell’anno con 8,4 miliardi di euro alla prima riga di bilancio. Ma l’incremento dei canoni concessori del settore idroelettrico e il minor contributo di alcuni impianti di trattamento pesano sul margine operativo lordo, che scivola del 3 per cento a 1,18 miliardi. Di riflesso, l’utile netto rettificato si contrae dell’11% a 374 milioni, anche a causa degli ammortamenti per i maggiori investimenti realizzati.
I volumi spingono i ricavi
A spingere i ricavi, spiega l’amministratore delegato Renato Mazzoncini, sono le quantità di energia venduta, non i prezzi, dato che il Pun medio del semestre, il prezzo del mercato aìall’ingrosso, “è più basso rispetto all’anno scorso”. “A2A ha incrementato in maniera importante la parte B2B, legata ai contratti con le imprese, e questo ci consente di prevedere per l’intero esercizio che l'energia venduta superi i 30 terawattora”.
Confermate le previsioni sul 2026
Crescono gli investimenti, +5% a 718 milioni, per circa il 70% dedicati al potenziamento ed efficientamento delle reti di distribuzione elettrica, la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici e la crescita dei business della circular economy. Al 30 giugno, la posizione finanziaria netta è positiva per 5,79 miliardi, con un flusso di cassa operativo in grado di coprire gli investimenti di periodo.
Guardando al futuro, il management conferma le previsioni per l’intero esercizio di un margine operativo lordo rettificato compreso tra 2,21 e 2,25 miliardi e di un utile netto rettificato tra 630 e 660 milioni.
“La strategia sui data center entra nel vivo”
Sul fronte operativo, sale a 2,7 gigawatt la capacità installata da fonti rinnovabili (+5%), grazie a nuovi impianti eolici e fotovoltaici. Prende poi forma la strategia sui data center delineata dal management lo scorso novembre. “Abbiamo già la disponibilità delle aree per i primi due progetti”, Lamarmora a Brescia (20 megawatt) e Cassano d’Adda (80 MW) vicino a Milano, “e sono in fase di avvio gli iter autorizzativi”, racconta l’ad Renato Mazzoncini.
L’ambizione della società è raggiungere “circa il 10% della flotta di data center nazionali” al 2035, stimata in circa 2,3 GW, con strutture altamente sostenibili. Quello di Brescia, ad esempio, “non si collegherà e dunque non impatterà la rete di distribuzione elettrica”, mentre Cassano d’Adda, più adatto agli hyperscaler e a un utilizzo massiccio dell’intelligenza artificiale, “sarà alimentato da una nostra centrale vicina”. Grazie ai 1,6 miliardi stanziati nel piano A2A prevede di realizzare complessivamente 200 megawatt, da sola o in partnership. Come quella siglata con Equinix per recuperare il calore generato dai data center e redistribuirlo attraverso la rete di teleriscaldamento di Milano. A regime, l’accordo consentirà di recuperare circa 225 gigawattora all’anno di energia termica, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di oltre 21.000 abitazioni.