Garanzia, pezzi di ricambio e modulo da compilare: come funziona il diritto alla riparazione Ue
di Federico FormicaROMA – Entra in vigore domani la normativa europea che rafforza il diritto alla riparazione di elettrodomestici e altri dispositivi elettronici come smartphone e tablet. La direttiva europea 2024/1799 stabilisce un principio chiaro, cioè che i produttori devono agevolare la riparazione anche per i beni che non sono più in garanzia. In tempi e a prezzi ragionevoli. Almeno per l’Italia però ci sarà da attendere ancora, visto che per essere applicata ogni direttiva europea ha bisogno di essere recepita dai singoli Stati membri, e il nostro Paese è ancora indietro. Al momento infatti il decreto legislativo di recepimento è in attesa di essere discusso in commissione Industria alla Camera, dove verrà esaminato il 18 agosto. Poi ci sarà il passaggio in aula.
A q…
ROMA – Entra in vigore domani la normativa europea che rafforza il diritto alla riparazione di elettrodomestici e altri dispositivi elettronici come smartphone e tablet. La direttiva europea 2024/1799 stabilisce un principio chiaro, cioè che i produttori devono agevolare la riparazione anche per i beni che non sono più in garanzia. In tempi e a prezzi ragionevoli. Almeno per l’Italia però ci sarà da attendere ancora, visto che per essere applicata ogni direttiva europea ha bisogno di essere recepita dai singoli Stati membri, e il nostro Paese è ancora indietro. Al momento infatti il decreto legislativo di recepimento è in attesa di essere discusso in commissione Industria alla Camera, dove verrà esaminato il 18 agosto. Poi ci sarà il passaggio in aula.
A questo punto si può dire con certezza che la direttiva non verrà recepita nei tempi previsti, ma probabilmente sarà tutto pronto per settembre. Come detto, i fabbricanti dovranno accettare di riparare un prodotto ben oltre il limite dei due anni di garanzia legale. Non solo, dovranno fornire le informazioni e gli strumenti perché se ne possa occupare anche un riparatore indipendente. E soprattutto, dovranno mettere a disposizione i pezzi di ricambio per almeno dieci anni.
Il modulo europeo
Il vero problema, infatti, è che finora anche volendo aggiustare un elettrodomestico anziché sostituirlo, ci si è scontrati con una realtà amara: la parte non è più in commercio, perché il fabbricante ha smesso di produrla. Il risultato è una scelta obbligata: comprare il prodotto nuovo di zecca. Per invogliare i consumatori, la direttiva prevede anche che se il bene si rompe nel periodo di responsabilità del produttore, il cliente che scelga la riparazione avrà diritto a un anno aggiuntivo di garanzia. Diversi passi avanti sono stati fatti anche sul piano della trasparenza: il testo introduce infatti anche il modulo europeo di informazioni sulla riparazione, che contiene informazioni chiare su tempi e costi del lavoro. Questo preventivo potrà (non c’è alcun obbligo) essere presentato dai riparatori e avrà un valore di 30 giorni.
I preventivi
Oltre a mettere tutto nero su bianco, consentirà ai consumatori di cercare altri preventivi e confrontarli con maggior facilità. In realtà il testo licenziato da Bruxelles apre anche a veri e propri incentivi statali (ad esempio dei voucher), ma nel testo in discussione alla Camera non sembra essere previsto nulla di tutto ciò. La direttiva mette in campo anche una piattaforma europea che consentirà ai consumatori di trovare i riparatori più vicini a casa, collegando così domanda e offerta e aumentando la visibilità dei tecnici. Ma il portale non sarà online prima del 2027.
L’obbligo dei pezzi di ricambio
Cosa cambierà per i produttori? Secondo Marco Imparato, direttore generale di Applia, l’associazione di Confindustria che riunisce i produttori di elettrodomestici “non ci saranno stravolgimenti, anche perché su alcuni dispositivi abbiamo già introdotto alcuni principi della direttiva, ad esempio l'obbligo di mettere a disposizione pezzi di ricambio per i consumatori o per i riparatori e tenerli sul mercato per circa 10 anni”. Il timore semmai è che non tutti si adeguino “perché mantenere i ricambi per un decennio comporta dei costi, e non sarebbe giusto se qualcuno lo facesse e altri no. E seppure la direttiva imponga delle sanzioni, poi saranno necessari anche dei controlli”.
Quanto vale il mercato
Di certo, già oggi il mercato è piuttosto sviluppato. Secondo i dati messi a disposizione dalla stessa Applia il fatturato del settore relativo a riparazione e assistenza ammonta a 1,9 miliardi di euro, con 32mila lavoratori. A oggi, sempre secondo le cifre fornite dall’associazione, l’81% delle richieste di assistenza già si conclude con la riparazione del prodotto e il 17% con una sostituzione.
Secondo Anna Vizzari, coordinatrice Public affairs di Altroconsumo, l’obiettivo ultimo della direttiva dovrebbe essere quello di “creare le condizioni perché entrambe le parti abbiano più interesse a riparare che non a sostituire tout-court il prodotto”. Oggi, continua Vizzari, “per gli elettrodomestici la rete dei riparatori corrisponde quasi esattamente a quella dei rivenditori. L’auspicio è che avvenga la stessa dinamica che si è sviluppata per gli smartphone e i tablet: oggi se si rompe lo schermo o la porta di ricarica, quasi nessuno va a comprare un nuovo dispositivo. Proprio perché c’è ampia disponibilità di ricambi e una rete di riparatori di strada molto capillare”.