ROMA – Meta delude attese e previsioni, mentre Microsoft batte le stime. Questo, in sintesi, il risultato delle trimestrali di due delle più importanti Big Tech Usa. La società di Mark Zuckerberg, che ieri ha chiesto di non chiudere le porte alla IA cinese, segna nel secondo trimestre un utile per azione di 6,18 dollari, sotto le aspettative degli analisti. I ricavi sono pari a 60,80 miliardi, sopra i 60,24 attesi, ma per il terzo trimestre le previsioni, fra 61 e 64 miliardi, deludono. A Wall Street, nelle contrattazioni after-hours, perde il 9%. Microsoft chiude invece il trimestre con utile in aumento a 35,77 miliardi di dollari e ricavi in crescita del 18% a 90 miliardi. A Wall Street il titolo fa il +2%.
A tenere banco, però, è la IA. «La questione cruciale della nostra …
ROMA – Meta delude attese e previsioni, mentre Microsoft batte le stime. Questo, in sintesi, il risultato delle trimestrali di due delle più importanti Big Tech Usa. La società di Mark Zuckerberg, che ieri ha chiesto di non chiudere le porte alla IA cinese, segna nel secondo trimestre un utile per azione di 6,18 dollari, sotto le aspettative degli analisti. I ricavi sono pari a 60,80 miliardi, sopra i 60,24 attesi, ma per il terzo trimestre le previsioni, fra 61 e 64 miliardi, deludono. A Wall Street, nelle contrattazioni after-hours, perde il 9%. Microsoft chiude invece il trimestre con utile in aumento a 35,77 miliardi di dollari e ricavi in crescita del 18% a 90 miliardi. A Wall Street il titolo fa il +2%.
A tenere banco, però, è la IA. «La questione cruciale della nostra epoca non è se la superintelligenza esisterà, ma chi vi avrà accesso. Sarà centralizzata e limitata a poche istituzioni, oppure sarà uno strumento che darà potere a tutti?». È la domanda retorica da cui parte un lungo editoriale di Zuckerberg sulla IA, pubblicato dal Wall Street Journal del 29 luglio. Ma dietro la facciata di chi ha a cuore la democrazia e che vede il pericolo di un’IA che aumenta le distanze sociali, le parole del capo di Meta (oltre a Facebook, Instagram e WhatsApp) puntano a tutelare la ditta. La sua, ovviamente.
Zuckerberg ha concesso un’intervista anche al Financial Times. Su entrambi i giornali ha sostenuto la bontà dell’IA open weight. È una modalità di rilascio “aperta” dei modelli di intelligenza artificiale che consente, in poche parole, di poter scaricare i dati elaborati dall’algoritmo e personalizzarli a seconda delle proprie esigenze. E senza più dipendere da chi ha venduto il modello. È la strategia adottata dalle aziende cinesi, su preciso input del governo di Pechino; ed è il motivo per cui - grazie a un costo inferiore - si stanno diffondendo negli Usa.
Secondo il papà di Facebook una più ampia adozione dell’IA nelle aziende statunitensi garantirebbe una maggiore competitività dell’intero sistema. Per questo ha invitato il governo americano a non regolamentare troppo l’IA, in particolare non vietando proprio i modelli cinesi, cosa che Congresso e Casa Bianca stanno valutando soprattutto dopo che Moonshot AI, azienda di Pechino, ha rilasciato il suo modello Kimi K3, le cui capacità si avvicinano a quelle di OpenAI e Anthropic.
Queste ultime, senza mai nominarle, sono il vero obiettivo di Zuckerberg. Indebolire loro, anche grazie alla concorrenza cinese, significherebbe far rientrare Meta nella partita dell’IA, sfida finora persa. I suoi modelli, infatti, hanno prestazioni inferiori a quelli di OpenAI e Anthropic, che hanno un business fondato sugli abbonamenti. Se invece sul mercato si trovassero IA più economiche, peraltro modificabili, come appunto quelle cinesi, il vantaggio delle aziende che, con modelli chiusi, hanno prodotto ChatGpt e Claude, si ridurrebbe. E non di poco.