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Pasticcio Salvini sui treni, a rischio 2 miliardi Pnrr. Meloni rassicura la Ue e sconfessa il vice

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Il ministro aveva inserito nel decreto una norma per l’affidamento dei servizi Intercity mediante lotto unico, il contrario di quello che chiede Bruxelles per tutelare la concorrenza (e già garantito dal governo Draghi). L’intervento di palazzo Chigi
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ROMA - La telefonata della rassicurazione parte dagli uffici del Dipartimento per gli Affari europei di palazzo Chigi. Il messaggio consegnato ai tecnici della Commissione Ue recita così: il governo ripristinerà la gara a lotti per i servizi Intercity. Manterrà fede agli impegni presi con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non forzerà la mano, come voleva fare Matteo Salvini, che con un articolo infilato nel decreto Pnrr-Infrastrutture puntava a cambiare le carte in tavola. E quindi passare a un affidamento dei contratti mediante un lotto unico. Una mossa azzardata. Quanto rischiosa lo dice l’effetto. Preso atto del mancato raggiungimento dell’obiettivo, Bruxelles avrebbero tagliato la decima rata del Pnrr di 2 miliardi. Un danno economico, certo. Ma anche reputazionale perché Giorgia Meloni ha sempre fatto del conseguimento dei traguardi del maxi-piano uno dei fiori all’occhiello del suo esecutivo.

ROMA - La telefonata della rassicurazione parte dagli uffici del Dipartimento per gli Affari europei di palazzo Chigi. Il messaggio consegnato ai tecnici della Commissione Ue recita così: il governo ripristinerà la gara a lotti per i servizi Intercity. Manterrà fede agli impegni presi con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non forzerà la mano, come voleva fare Matteo Salvini, che con un articolo infilato nel decreto Pnrr-Infrastrutture puntava a cambiare le carte in tavola. E quindi passare a un affidamento dei contratti mediante un lotto unico. Una mossa azzardata. Quanto rischiosa lo dice l’effetto. Preso atto del mancato raggiungimento dell’obiettivo, Bruxelles avrebbero tagliato la decima rata del Pnrr di 2 miliardi. Un danno economico, certo. Ma anche reputazionale perché Giorgia Meloni ha sempre fatto del conseguimento dei traguardi del maxi-piano uno dei fiori all’occhiello del suo esecutivo.

Eppure solo una trattativa in extremis salva faccia e soldi. Le scorie, però, restano. Nelle stanze della presidenza del Consiglio tira aria di irritazione per la postura di Salvini. Il vicepremier leghista deve invece fare i conti con il prezzo del dietrofront. Nell’estate rovente dell’Italia divisa in due per i cantieri ferroviari del Pnrr, il ritorno al bando tarato su più lotti manda a gambe per aria la promessa fatta ai sindacati che a giugno, a ridosso del via libera del Consiglio dei ministri al decreto Pnrr-infrastrutture, avevano convinto il ministro a modificare l’impianto cristallizzato nella legge sulla concorrenza del 2021 approvata dal governo Draghi. Il pressing delle organizzazioni sindacali si era spinto fino allo sciopero. Il leader del Carroccio aveva definito la richiesta “condivisibile”. E ieri mattina, quando è iniziata a trapelare la notizia di un negoziato con la Ue, gli stessi sindacati hanno sollecitato Salvini a “rispettare gli impegni presi” sul lotto unico.

Secondo i proponenti, la gara costruita su più lotti avrebbe portato a un peggioramento del servizio e al rischio di fenomeni di dumping per l’assenza di clausole sociali e contrattuali.

La Commissione europea ha un’idea differente: il lotto unico renderebbe la vita difficile ai possibili concorrenti di Trenitalia. La logica dei lotti, al plurale, amplierebbe il perimetro della concorrenza.

Il pasticcio finisce per rallentare il Parlamento. L’esame del decreto nell’aula della Camera è stato rinviato a lunedì prossimo. Le opposizioni vanno all’attacco. Il deputato del Pd Andrea Casu punta il dito contro il governo. Così: “Ha uno strumento per evitare che siano i lavoratori a pagare il prezzo più alto: tra gli emendamenti accantonati c’è il nostro per mettere nero su bianco una clausola sociale certa che garantisca a tutti i ferrovieri coinvolti di poter continuare ad avere sempre lo stesso contratto e gli stessi diritti. Questo non dipende dall’Europa, ma solo dalla volontà politica di Meloni e Salvini”.

La Lega ha provato a risolvere il pasticcio con un emendamento, che però è stato giudicato troppo fumoso. Sarà riscritto. La riformulazione recepirà la decisione di esecuzione del Consiglio Ue. Risolta la grana, i deputati saranno chiamati a votare il provvedimento entro martedì. La corsa è legata alla scadenza della conversione in legge (25 agosto). Il testo passerà poi al Senato: il voto mercoledì, a ridosso della pausa estiva. Un rush finale con il fiatone per non rovinare le vacanze ai parlamentari. E per chiudere definitivamente l’incidente con Bruxelles.

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