ROMA – Webuild lancia un’Opa su Trevi, gruppo fondato a Cesena nel 1957 e specializzato nell’ingegneria del sottosuolo per fondazioni speciali, scavi di gallerie e consolidamenti del terreno. È la stessa società – oggi controllata da Cdp Equity e dal fondo americano Polaris – sulla quale i friulani di Icop avevano mosso la loro offerta pubblica di scambio (Ops) a fine giugno.
Webuild non resta a guardare e rilancia. L’operazione studiata dalla multinazionale delle infrastrutture guidata da Pietro Salini prevede l’acquisto di tutte le azioni di Trevi Finanziaria, mettendo sul piatto 4,50 euro per ogni titolo di portato in adesione.
ROMA – Webuild lancia un’Opa su Trevi, gruppo fondato a Cesena nel 1957 e specializzato nell’ingegneria del sottosuolo per fondazioni speciali, scavi di gallerie e consolidamenti del terreno. È la stessa società – oggi controllata da Cdp Equity e dal fondo americano Polaris – sulla quale i friulani di Icop avevano mosso la loro offerta pubblica di scambio (Ops) a fine giugno.
Webuild non resta a guardare e rilancia. L’operazione studiata dalla multinazionale delle infrastrutture guidata da Pietro Salini prevede l’acquisto di tutte le azioni di Trevi Finanziaria, mettendo sul piatto 4,50 euro per ogni titolo di portato in adesione.
L’offerta incorpora un premio del 29,8% rispetto alla quotazione di Trevi alla chiusura dei mercati dello scorso 26 giugno (ultimo giorno di Borsa prima dell’annuncio di Icop). Pagamento in contanti per 295 milioni di euro. E sinergie da circa 80-90 milioni, secondo i calcoli di Webuild. Obiettivo: mettere le mani sull’intero capitale del gruppo romagnolo e guidarlo fuori da Piazza Affari. «Per noi è un importante investimento sulle competenze. Portiamo un’eccellenza come Trevi in un gruppo globale, garantendole scala, solidità finanziaria e accesso a un portafoglio ordini di 54 miliardi, preservandone competenze, persone e identità», commenta Salini.
«Trevi – continua il manager – avrà accesso a nuove geografie, clienti e gare di maggiore dimensione, mettendo le proprie competenze specialistiche al servizio del gruppo. Per gli azionisti di Trevi la nostra offerta rappresenta valore certo, immediato e più elevato».
L’annuncio dell’Opa è arrivato mentre il mercato attendeva i conti di Webuild del primo semestre. Numeri che confermano «la resilienza del nostro modello industriale», dice Salini. I ricavi, per il 60% arrivati dall’estero, toccano quota 6,6 miliardi, in linea con lo stesso periodo dell’anno scorso. Cresce il margine operativo lordo (+13,6%), mentre in pancia Webuild ha ordini per oltre 53 miliardi, con il settore costruzioni che piazza il gruppo tra i big europei. E gli occhi del mercato si spostano sull’Opa.