Al Gruppo Fs non basta l’aumento dei ricavi per evitare l’allargarsi delle perdite, che crescono fino a raddoppiare rispetto ai primi sei mesi del 2025. Il primo semestre del 2026 segna un rosso di 200 milioni di euro, in crescita dagli 89 milioni registrati a giugno dello scorso anno. Sul piano formale a presentare i risultati è il nuovo ad Giampiero Strisciuglio ma su quello sostanziale sono riconducibili alla gestione del predecessore, Stefano Antonio Donnarumma, che ha lasciato l’incarico proprio il 30 giugno scorso.
I ricavi segnano in effetti un buon dato, salendo a 8,9 miliardi di euro. Ma l’aumento dei costi ha cancellato i guadagni. La spesa per il personale è cresciuta di 53 milioni per le nuove assunzioni e l’adeguamento del contratto nazionale. A correre sono stati anche i costi operativi per far funzionare treni, binari, stazioni, strade, oltre a quelli delle riparazioni. Parallelamente sono aumentati gli accantonamenti.
Al Gruppo Fs non basta l’aumento dei ricavi per evitare l’allargarsi delle perdite, che crescono fino a raddoppiare rispetto ai primi sei mesi del 2025. Il primo semestre del 2026 segna un rosso di 200 milioni di euro, in crescita dagli 89 milioni registrati a giugno dello scorso anno. Sul piano formale a presentare i risultati è il nuovo ad Giampiero Strisciuglio ma su quello sostanziale sono riconducibili alla gestione del predecessore, Stefano Antonio Donnarumma, che ha lasciato l’incarico proprio il 30 giugno scorso.
I ricavi segnano in effetti un buon dato, salendo a 8,9 miliardi di euro. Ma l’aumento dei costi ha cancellato i guadagni. La spesa per il personale è cresciuta di 53 milioni per le nuove assunzioni e l’adeguamento del contratto nazionale. A correre sono stati anche i costi operativi per far funzionare treni, binari, stazioni, strade, oltre a quelli delle riparazioni. Parallelamente sono aumentati gli accantonamenti.
Ma ad appesantire l’utile netto è stato anche l’allargamento del perimetro del gruppo. Ferrovie ha dato vita a una nuova società, Fs Fabbrica Italiana Treni, che avrà in pancia le attività di progettazione e costruzione di Firema. Per l’acquisizione dai venditori italiani di Titagarth, il gruppo ha messo da parte 45 milioni tra aumento di capitale sociale e riserva disponibile. L’operazione ha indispettito il governo e inciso sulle relazioni con il vecchio management. Diverso il discorso su Pizzarotti. L’acquisto della società che raccoglie le attività ferroviarie del costruttore è stato giudicato dall’esecutivo necessario e opportuno, perché ha in capo commesse strategiche. Il prezzo provvisorio è di 180 milioni di euro, con possibili aggiustamenti al rialzo o al ribasso, ed è stato formalizzato il 30 giugno. Perciò andrà a incidere sui risultati della seconda parte dell’anno, rendendo più complesso per Strisciuglio il compito di riportare il bilancio in pareggio.
Fs, crescono gli investimenti
Intanto Fs continua a investire molto, sospinta da finanziamenti nazionali ed europei: nel semestre la spesa tecnica ha superato i 10 miliardi. La spinta principale arriva da Rfi: gli investimenti nei binari e nelle stazioni sono saliti da 5,6 a 7,1 miliardi. Circa tre quarti della spesa sono andati alle grandi opere, tra cui Terzo Valico, Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Verona-Padova. Il resto è stato destinato alla sicurezza, alle nuove tecnologie e alla manutenzione della rete. Ma, in questo scenario, cresce anche l’indebitamento netto di Fs, da 12,8 a 15,6 miliardi: un’esposizione che serve soprattutto per finanziare il programma di nuove opere.