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Messina e Cimbri vanno avanti sull’operazione Mps

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L’ad di Intesa Sanpaolo dice che porterà a termine l’acquisizione «whatever it takes». Intanto il 99,7% degli azionisti di Unipol approva l’aumento da 2,5 miliardi per rilevare le 635 filali senesi destinate a Bper
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MILANO – Scocca il Mario Draghi moment per Carlo Messina. L’ad di Intesa Sanpaolo, su Cnbc Europe, ha evocato la frase del salvatore dell’euro per illustrare la sua determinazione sul dossier Mps.

«È un obiettivo che vogliamo realizzare whatever it takes, come disse Mario Draghi, faremo il nostro meglio per portare a termine l’Opas». Frase che impegna, specie un banchiere. Ma davvero Messina è pronto a tutto per avere Mps con Mediobanca e il 13,3% di Generali dentro?

L’altro ieri l’ad di Intesa Sanpaolo nel presentare i conti semestrali diceva al mercato che c’erano «zero chance di aumentare il prezzo offerto». Ma dopo il lancio disse che in caso di contromosse avrebbe valutato un ritocco. Nel mezzo, Messina ha poi detto che l’Opas «valuta Mps 15 volte gli utili, multipli da…

MILANO – Scocca il Mario Draghi moment per Carlo Messina. L’ad di Intesa Sanpaolo, su Cnbc Europe, ha evocato la frase del salvatore dell’euro per illustrare la sua determinazione sul dossier Mps.

«È un obiettivo che vogliamo realizzare whatever it takes, come disse Mario Draghi, faremo il nostro meglio per portare a termine l’Opas». Frase che impegna, specie un banchiere. Ma davvero Messina è pronto a tutto per avere Mps con Mediobanca e il 13,3% di Generali dentro?

L’altro ieri l’ad di Intesa Sanpaolo nel presentare i conti semestrali diceva al mercato che c’erano «zero chance di aumentare il prezzo offerto». Ma dopo il lancio disse che in caso di contromosse avrebbe valutato un ritocco. Nel mezzo, Messina ha poi detto che l’Opas «valuta Mps 15 volte gli utili, multipli da Goldman Sachs e Morgan Stanley», superiori alla stessa Intesa. E il mercato, che sa far di conto, punisce chi strapaga le scalate: Messina lo sa, glielo ripete sempre il suo amico e collega Andrea Orcel, a capo di Unicredit e regista delle maggiori fusioni bancarie in Europa quand’era banchiere d’affari in Merrill Lynch e poi in Ubs.

Sono dubbi valutativi e strategici che non ha Unipol, che proprio ieri in assemblea ha votato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi per rilevare le 635 filiali e il marchio Mps da Intesa dopo l’Opas. Ha detto sì il 99,7% dei soci: per forza è un affare. Unipol farà da broker alla controllata Bper per girarle la metà di Mps che Intesa non può detenere per motivi Antitrust. E pagherà 3,5 miliardi cash per il “blocco Mps” che Intesa oggi valuta circa 6,5 miliardi (è il costo di metà della rete Mps sottratte le capitalizzazioni di Mediobanca e del 13% in Generali).

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