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La Terra brucia, l’Europa guarda: rinviare la lotta al riscaldamento globale costerà caro

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Nel continente si moltiplicano gli incendi per il grande caldo. Eppure i paesi Ue continuano a preferire allentare le regole a protezione del clima. I presunti risparmi sono solo virtuali, il conto sarà salatissimo
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“Ondata di calore”, ormai, è diventato un termine equivoco. “Ondata” evoca l'idea di un picco, quasi anomalo. Di fronte alla terza scarica di giorni bollenti in meno di un mese e mezzo, invece, si può, forse, più correttamente definire i 40 gradi o giù di lì la normale temperatura delle nostre estati, occasionalmente inframmezzate da “ondate” di giornate più fresche, rare e casuali.

La stagione degli incendi

È il “fire weather” - il meteo da incendi – di cui parlano i meteorologi di fronte al fuoco che divampa da Bordeaux a Creta, passando per il raccordo anulare romano, secondo un calendario sempre più accelerato: la stagione degli incendi – dicono sempre i meteorologi – è diventata più fitta e più intensa negli ultimi vent'anni. E, se dobbiamo basarci sull'esperienza, i 350 mila evacuati e i 435 mila ettari in fumo registrati in Europa finora sono solo un anticipo: il 60 per cento degli incendi, normalmente, si verifica in agosto. Candidate, secondo i meteorologi, soprattutto Italia…

“Ondata di calore”, ormai, è diventato un termine equivoco. “Ondata” evoca l'idea di un picco, quasi anomalo. Di fronte alla terza scarica di giorni bollenti in meno di un mese e mezzo, invece, si può, forse, più correttamente definire i 40 gradi o giù di lì la normale temperatura delle nostre estati, occasionalmente inframmezzate da “ondate” di giornate più fresche, rare e casuali.

La stagione degli incendi

È il “fire weather” - il meteo da incendi – di cui parlano i meteorologi di fronte al fuoco che divampa da Bordeaux a Creta, passando per il raccordo anulare romano, secondo un calendario sempre più accelerato: la stagione degli incendi – dicono sempre i meteorologi – è diventata più fitta e più intensa negli ultimi vent'anni. E, se dobbiamo basarci sull'esperienza, i 350 mila evacuati e i 435 mila ettari in fumo registrati in Europa finora sono solo un anticipo: il 60 per cento degli incendi, normalmente, si verifica in agosto. Candidate, secondo i meteorologi, soprattutto Italia e Grecia.

L’Europa si scalda in fretta

“Un euro risparmiato in anticipazione e preparazione alla crisi significano 100 euro in più da spendere, dopo, per riparare ai danni” dice Hadja Lahbib, che, nella Commissione di Bruxelles, sovraintende alla gestione delle crisi. La moltiplicazione dei fuochi e la difficoltà a contenerli su un terreno sempre più secco e riarso sono, in effetti, la rappresentazione estrema del progressivo scivolamento dell'Europa in un cambiamento di clima sempre più pronunciato: a parte l'Artico, nessun angolo del globo si sta riscaldando in fretta come l'Europa. Più o meno ad un ritmo doppio rispetto agli altri continenti. Piove di più d'inverno, creando vegetazione che, secca, brucerà d'estate.

Vincoli sempre meno stringenti

Metterci una pezza sembrerebbe sempre più urgente, ma le pezze, in realtà, stanno diventando sempre di meno e più piccole. Da due anni, la politica europea si sta muovendo in senso opposto, allentando, uno dopo l'altro, i vincoli per regole e comportamenti che contrastino il riscaldamento globale.

Una spinta che vede Italia e Germania in prima fila e ha già guadagnato successi importanti. Il rinvio del bando ai motori a combustione interna per le auto – enumera la Lahbib – l'indebolimento degli Ets, il sistema che premia le industrie che riducono le emissioni di CO2, l'allentamento dell'obbligo di fermare, nei pozzi petroliferi, lo scarico di metano, il più potente dei gas che creano l'effetto serra.

Dietro ognuna di queste scelte politiche, c'è la convinzione che quegli impegni climatici, semplicemente, costano troppo. Il problema è che anche l'effetto serra costa, in prospettiva, di più. La stessa Commissione europea valuta che per adattare economia e società europee alle nuove temperature, occorrerebbe spendere 70 miliardi di euro l'anno, da qui al 2050: 30 per infrastrutture, 20 per ecosistemi, 12 per l'agroalimentare, 7 per la sanità. Non è questo, tuttavia, il conto che spiega meglio il contrasto tra allentamento dei vincoli che riducono l'effetto serra e il costo montante e presente di questo effetto serra.

Quanto costa il caldo

Il calcolo di questo costo del caldo, qui e ora, ha provato a farlo l'ufficio studi di una grande compagnia di assicurazioni (che ai sinistri legati al clima è assai interessata), come Allianz. Gli effetti delle ondate di calore, dice lo studio, si hanno anzitutto sulla produttività: fra i 30 e i 35 gradi, il prodotto orario pro capite scende di 1,3 dollari per ogni grado in più, mentre il consumo di energia elettrica aumenta parallelamente dell'1,2 per cento.

Proviamo, allora, a prendere i cinque anni più caldi, fra il 2014 e il 2024 e a riproporre i loro parametri nei cinque anni 2026-2030. Cosa succede? Nella simulazione di Allianz, il costo del caldo, per l'Italia è, complessivamente, di 147 miliardi di euro: 30 miliardi di euro l'anno, l'equivalente di due finanziarie. Appena meno, 131, per la Germania, addirittura 240 miliardi di euro per la Francia.

Da dove vengono questi buchi? Il calo di produttività, calcola Allianz, si traduce in una riduzione dell'8 per cento degli investimenti e nel conseguente avvio di un ciclo di inflazione e disoccupazione, cioè stagflazione. Ne soffrono gli introiti fiscali: meno 1,8 per cento per l'erario francese, meno 1,3 per cento per quello italiano. Il conto finale, come sempre, si vede nei bilanci pubblici. In media, aumentano dello 0,5 per cento. L'Italia sfonda i tetti di disavanzo europei, la Francia li asfalta: il caldo porta il deficit di Parigi oltre il 7 per cento. Ai tempi di Maastricht faceva più fresco.

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