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Le fintech vanno all’assalto dei risparmi degli italiani

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Spesso arrivano dall’estero e usano i conti remunerati come “cavallo di Troia” per avviare relazioni da sviluppare poi nel tempo
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Brad Pitt guarda in camera e invita gli italiani a non lasciare il denaro fermo. Non è un film, ma la campagna con cui Trade Republic, fintech tedesca nata come broker a basso costo, prova a trasformarsi in banca quotidiana. Il messaggio è semplice: conto gratuito, carta, investimenti a partire da un euro e il 3% sulla liquidità per i nuovi clienti. È la fotografia più efficace dell’offensiva che sta cambiando il mercato italiano. Le nuove banche non arrivano con sportelli, insegne e casseforti, ma con un’app, un Iban e soprattutto un tasso promozionale. Prima catturano il risparmio, poi cercano di conquistare pagamenti, investimenti, credito e stipendio.

Il terreno è fertile. Dopo anni in cui i conti correnti tradizionali hanno riconosciuto poco o nulla, la remunerazione della liquidità è diventata il cavallo di Troia della concorrenza digitale. Bbva, gruppo spagnolo appena diventato tra i main sponsor dell’Inter, propone il 3% lordo per i primi sei mesi sul saldo, oltre al cashback,…

Brad Pitt guarda in camera e invita gli italiani a non lasciare il denaro fermo. Non è un film, ma la campagna con cui Trade Republic, fintech tedesca nata come broker a basso costo, prova a trasformarsi in banca quotidiana. Il messaggio è semplice: conto gratuito, carta, investimenti a partire da un euro e il 3% sulla liquidità per i nuovi clienti. È la fotografia più efficace dell’offensiva che sta cambiando il mercato italiano. Le nuove banche non arrivano con sportelli, insegne e casseforti, ma con un’app, un Iban e soprattutto un tasso promozionale. Prima catturano il risparmio, poi cercano di conquistare pagamenti, investimenti, credito e stipendio.

Il terreno è fertile. Dopo anni in cui i conti correnti tradizionali hanno riconosciuto poco o nulla, la remunerazione della liquidità è diventata il cavallo di Troia della concorrenza digitale. Bbva, gruppo spagnolo appena diventato tra i main sponsor dell’Inter, propone il 3% lordo per i primi sei mesi sul saldo, oltre al cashback, e continua a crescere. Trade Republic offre il 3% fino a 50 mila euro ai nuovi clienti. Klarna, conosciuta soprattutto per il buy now, pay later, ha ormai allargato il raggio d’azione al risparmio: il suo deposito vincolato arriva a superare il 3% di tasso annuo lordo a chi lo mantiene almeno 48 mesi. È un passaggio significativo: la società svedese propone conti deposito in Italia dal 2021, ma oggi li usa come tassello di una trasformazione più ampia da piattaforma dei pagamenti a banca digitale.

Alcune offerte su conti deposito al 27 luglio

E mentre Ing con il suo Conto Arancio, insieme alle altre italiane come Banca Cf+, Aidexa e Ibl, continua (per ora) a presidiare il mercato, i nuovi arrivati usano quel rendimento come porta d’ingresso: il margine iniziale costa, ma compra attenzione, dati e una relazione da ampliare nel tempo. La stessa logica attraversa un’offerta ormai affollata. La tedesca Scalable Capital remunera la liquidità e accompagna il cliente verso Etf e piani di accumulo; l’inglese Revolut abbina conto, cambi, carte, trading, criptovalute e servizi per i viaggi; N26, sede a Berlino, punta sulla semplicità del conto mobile; Bunq, neobanca olandese da 20 milioni di utenti in Europa, ha appena aperto una succursale a Milano e lanciato l’Iban italiano, dopo una crescita del 200% dei clienti nel Paese. La fintech francese Deblock, appena arrivata, spinge ancora più avanti il confine: unisce Iban, carta e wallet cripto, consentendo di gestire euro e attività digitali nella stessa applicazione. La raccolta da 30 milioni chiusa nel 2025 serve proprio ad accelerarne l’espansione europea.

In questa corsa Revolut (che ha appena ampliato la partnership con il Como) è il caso più vistoso. Il gruppo britannico ha chiuso il 2025 con 68,3 milioni di clienti nel mondo, 4,5 miliardi di sterline di ricavi e 1,7 miliardi di utile ante imposte. In Italia ha superato i cinque milioni di utenti e lavora per diventare il conto principale, non più soltanto la carta da usare all’estero. La crescita, però, porta con sé anche più attenzione regolamentare: ad aprile l’Antitrust italiana ha inflitto al gruppo sanzioni per 11,5 milioni, contestando carenze di trasparenza su alcuni servizi; Revolut ha annunciato ricorso. Il paradosso è che l’unica grande storia italiana capace di stare nello stesso racconto è Satispay, ma per una strada diversa. Nata per aggirare i circuiti delle carte nei piccoli pagamenti, conta 6,5 milioni di utenti e 450 mila esercenti. Ora cambia pelle: ha lanciato carte su circuito Mastercard e prepara l’accesso dall’app a oltre mille azioni ed Etf, con investimenti da un euro. Non è ancora una banca in senso tecnico, perché non raccoglie depositi né concede credito, ma la direzione è evidente: diventare una piattaforma finanziaria completa.

Dietro l’invasione estera c’è infatti anche una debolezza nazionale. L’Italia ha prodotto molte challenger bank, ma quasi nessuna è riuscita finora a imporsi senza attraversare crisi profonde. Smart Bank, nata nel 2022 dall’acquisizione di Banca del Sud da parte del gruppo finanziario Cirdan, è in amministrazione straordinaria da dicembre 2023; la liquidazione della capogruppo è stata sospesa dal Tar fino al 4 agosto (decisione che non ha riguardato direttamente Smart Bank, che rimane affidata agli organi commissariali). Banca Progetto, specializzata nel credito alle piccole imprese e nei finanziamenti garantiti, è stata prima sottoposta ad amministrazione giudiziaria per carenze nei controlli su prestiti, pur senza dipendenti indagati, e poi commissariata dalla Banca d’Italia. Ibl Banca è appena uscita da un’ispezione di Bankitalia che non ha messo in dubbio la sua sostenibilità, ma che ha comunque portato a una serie di rilievi su raccolta, portafoglio titoli e governance. Poi c’è Illimity: la banca digitale, fondata da Corrado Passera e salutata al debutto come il possibile campione italiano, ha accumulato perdite e svalutazioni fino all’acquisizione da 298 milioni da parte di Banca Ifis e all’uscita dalla Borsa.

Non significa che la tecnologia straniera sia immune dai rischi, né che un tasso promozionale basti a fare una buona banca. Ma il confronto ha già prodotto un risultato: ha costretto il mercato italiano a rendere più semplice l’accesso ai servizi finanziari (il successo di Satispay insegna). La posta in gioco, dunque, non è soltanto il rendimento di qualche decimale, ma il controllo della relazione quotidiana con il cliente. La battaglia non si combatte più per aprire una filiale nella via principale, ma per diventare l’icona che il cliente apre per prima sul telefono.

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