LONDRA – AstraZeneca e Bristol Myers Squibb: un matrimonio che s’ha da fare? Secondo il Financial Times, la multinazionale britannica sta negoziando una fusione con il rivale statunitense per quello che sarebbe il quarto gruppo farmaceutico del mondo, con una valutazione vicina ai 400 miliardi di dollari.
Ma davvero si farà? I mercati finanziari hanno reagito con scetticismo, tanto che AstraZeneca, la seconda società quotata più grande del Regno Unito, ieri ha perso circa il 7% alla Borsa di Londra. Il colosso britannico ha una capitalizzazione di mercato di circa 264 miliardi di dollari, mentre Bms vale all’incirca 133 miliardi.
Se la multinazionale britannica è cresciuta sensibilmente nell’ultimo decennio, proprio dopo il niet del ceo Pascal Soriot all’inglobamento in Pfizer per 70 miliardi di dollari nel 2014, Bms zoppica da un po’: il suo valore non è cresciuto come ci si aspettava dopo l’acquisizione della biotech Celgene per 74 miliardi nel 2019 e a breve dovrà affrontare una si…
LONDRA – AstraZeneca e Bristol Myers Squibb: un matrimonio che s’ha da fare? Secondo il Financial Times, la multinazionale britannica sta negoziando una fusione con il rivale statunitense per quello che sarebbe il quarto gruppo farmaceutico del mondo, con una valutazione vicina ai 400 miliardi di dollari.
Ma davvero si farà? I mercati finanziari hanno reagito con scetticismo, tanto che AstraZeneca, la seconda società quotata più grande del Regno Unito, ieri ha perso circa il 7% alla Borsa di Londra. Il colosso britannico ha una capitalizzazione di mercato di circa 264 miliardi di dollari, mentre Bms vale all’incirca 133 miliardi.
Se la multinazionale britannica è cresciuta sensibilmente nell’ultimo decennio, proprio dopo il niet del ceo Pascal Soriot all’inglobamento in Pfizer per 70 miliardi di dollari nel 2014, Bms zoppica da un po’: il suo valore non è cresciuto come ci si aspettava dopo l’acquisizione della biotech Celgene per 74 miliardi nel 2019 e a breve dovrà affrontare una significativa perdita di ricavi per la scadenza dei brevetti di alcuni suoi farmaci di punta.
Insieme però, i due gruppi potrebbero rappresentare una forza poderosa nel settore di ricerca e sviluppo, soprattutto nelle cure contro il cancro, settore in cui entrambe le aziende eccellono. Inoltre, AstraZeneca si è posta l’ambizioso obiettivo di ricavi per 80 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 58,7 miliardi registrati lo scorso anno. Che Soriot voglia raggiungerlo inglobando, o fondendosi, con Bristol Myers Squibb, con una combinazione di contanti e scambio di azioni, sebbene lui stesso lo abbia negato in una recente call con i giornalisti? E quale sarà il parere delle autorità di antitrust, come nota Bloomberg?
Di certo, per raggiungere l’obiettivo degli 80 miliardi di ricavi, sarà determinante il mercato Usa, dal quale AstraZeneca già ricava quasi la metà del fatturato. E qui si apre un’altra questione: come reagirà il governo del nuovo premier britannico Andy Burnham? L’espansione in America di un fiore all’occhiello del Regno dovrebbe rappresentare un vanto, ma allo stesso tempo Londra teme che AstraZeneca scivoli sempre di più dall’altra parte dell’oceano, dopo che quest’anno la società del Ftse 100 si è quotata a New York: un duro (e forse non l’ultimo) colpo per la Borsa della capitale britannica.