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Ex Ilva, storia di una crisi. Inchieste e cambi di proprietà: cosa è successo in questi anni

(ansa)

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Dalle inchieste del 2012 agli interventi governativi, tutte le tappe fino ad oggi
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MILANO – Inchieste giudiziarie, stop produttivi, interventi del governo e cambi di proprietà. Gli ultimi 15 anni dell’ex Ilva sono segnati da una sostanziale crisi senza fine, culminata il mese scorso con lo stop ordinato entro 90 giorni per l’area a caldo, cioè l’area che trasforma le materie prime in acciai attraverso l’utilizzo di altiforni e acciaierie. Ecco le principali tappe della questione.

2012. La procura di Taranto avvia una serie di inchieste disponendo alcuni provvedimenti cautelari tra cui il sequestro preventivo dell’’area a caldo. Finiscono indagati i vertici della società, gli esponenti del gruppo Riva, che nel 1995 aveva rilevato lo stabilimento dall’Iri.

2013-2017. L’Ilva viene prima commissariata, quindi sottratta alla gestione dei Riva, p…

MILANO – Inchieste giudiziarie, stop produttivi, interventi del governo e cambi di proprietà. Gli ultimi 15 anni dell’ex Ilva sono segnati da una sostanziale crisi senza fine, culminata il mese scorso con lo stop ordinato entro 90 giorni per l’area a caldo, cioè l’area che trasforma le materie prime in acciai attraverso l’utilizzo di altiforni e acciaierie. Ecco le principali tappe della questione.

2012. La procura di Taranto avvia una serie di inchieste disponendo alcuni provvedimenti cautelari tra cui il sequestro preventivo dell’’area a caldo. Finiscono indagati i vertici della società, gli esponenti del gruppo Riva, che nel 1995 aveva rilevato lo stabilimento dall’Iri.

2013-2017. L’Ilva viene prima commissariata, quindi sottratta alla gestione dei Riva, poi passa in amministrazione straordinaria. L’area a caldo non viene mai formalmente dissequestrata ma una serie di provvedimenti governativi ne permettono l’utilizzo in deroga per riprendere la produzione e consentire anche le operazioni di risanamento ambientale. Il governo Renzi promuove la gara per assegnare il trasferimento di complessi aziendale e la gestione degli impianti, la cui proprietà resta dell’amministrazione straordinaria. La gara viene vinta da AM InvestCo, guidata da ArcelorMittal. Il gruppo firma un contratto di affitto con obbligo di acquisto degli asset e prende formalmente la gestione il 1° novembre 2018 con impegni formali sul fronte degli investimenti e della tutela occupazionale.

2019. Il governo Conte toglie lo scudo penale ai manager, cioè la protezione legale ai gestori per l’attuazione del piano ambientale. Si apre uno scontro legale molto duro, con ArcelorMittal che dichiara di volere recedere dal contratto.

2020. Per scongiurare l’uscita di ArcelorMittal, il governo torna in campo con Invitalia e costituisce una nuova società, in partnership con ArcelorMittal, per la gestione dell’impianto. Invitalia investe 400 milioni di euro in AM InvestCo Italy, che poi rinominata Acciaierie d’Italia Holding e la cui società operativa viene denominata Acciaierie d’Italia.

2021-2023 Si riaccende lo scontro tra il socio privato e lo Stato, con il secondo che accusa il primo del mancato rispetto degli impegni. Il balzo del costo dell’energia seguito alla guerra in Ucraina rende ancora più costosa la produzione e meno remunerativa.

2024. Il governo mette anche la nuova società in Amministrazione straordinaria, escludendo Arcelor Mittal. I commissari avviano una nuova gara per individuare una nuova società per la gestione dell’impianto e un acquirente per i complessi aziendali. Il governo aggiorna poi il bando prevedendo la progressiva decarbonizzazione dell’impianto e l’utilizzo di forni elettrici.

2026. Mentre prosegue la ricerca di soggetti interessati, la corte d’Appello di Milano nell’ambito del processo civile promosso dai cittadini di Taranto contro i gestori dell’impianto ordina la spegnimento delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni.

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