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L’inflazione percepita cambia. Così l’appartenenza politica distorce i numeri del carovita

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Gli elettori di FdI avvertono poco i rincari, chi vota centrosinistra molto: come i sostenitori di Cinquestelle e Vannacci. Trenta punti di differenza tra loro
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ROMA – Dimmi come voti e ti dirò quanta inflazione vedi. Tra gli elettori di Fratelli d’Italia appena quattro su dieci ritengono che nell’ultimo anno il costo della vita sia aumentato “molto” o “tantissimo”. Nel Movimento 5 Stelle sono sette su dieci. Quasi quanto gli elettori di Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci che non a caso domani ha convocato una conferenza stampa per parlare di «immigrazione e crisi energetica». Trenta punti di distanza davanti agli stessi scaffali del supermercato. O alla stessa pompa di benzina.

È il risultato più sorprendente del sondaggio realizzato da Swg per Monitoring Democracy, l’osservatorio del dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’università Bocconi diretto dall’economista Vincenzo Galasso. Agli intervistati non viene chiesto di stimare l’inflazione, ma di valutare gli aumenti percepiti nell’ultimo anno scegliendo tra “per nulla”, “poco”, “abbastanza”, “molto” e “tantissimo”. Le risposte sono poi incrociate con la c…

ROMA – Dimmi come voti e ti dirò quanta inflazione vedi. Tra gli elettori di Fratelli d’Italia appena quattro su dieci ritengono che nell’ultimo anno il costo della vita sia aumentato “molto” o “tantissimo”. Nel Movimento 5 Stelle sono sette su dieci. Quasi quanto gli elettori di Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci che non a caso domani ha convocato una conferenza stampa per parlare di «immigrazione e crisi energetica». Trenta punti di distanza davanti agli stessi scaffali del supermercato. O alla stessa pompa di benzina.

È il risultato più sorprendente del sondaggio realizzato da Swg per Monitoring Democracy, l’osservatorio del dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’università Bocconi diretto dall’economista Vincenzo Galasso. Agli intervistati non viene chiesto di stimare l’inflazione, ma di valutare gli aumenti percepiti nell’ultimo anno scegliendo tra “per nulla”, “poco”, “abbastanza”, “molto” e “tantissimo”. Le risposte sono poi incrociate con la condizione economica e con le simpatie politiche.

Le differenze a seconda del reddito

Il 57% degli italiani ritiene che nell’ultimo anno i prezzi siano aumentati “molto” o “tantissimo”. Ma si passa dal 49% dei più benestanti al 67 della fascia più fragile. Quasi 20 punti di differenza. Non sorprende: a pesare di più sono bollette, carburanti e alimentari, le voci che incidono maggiormente sui bilanci delle famiglie meno agiate.

Le simpatie politiche

La novità emerge quando entra in gioco la politica. Fratelli d’Italia è il partito meno allarmato: solo il 39,3% indica in “molto” o “tantissimo” l’aumento percepito dei prezzi. Nella Lega si sale al 44,3%, in Forza Italia al 47,5%. Tra gli elettori della premier prevale una lettura più prudente: “abbastanza” è la risposta più frequente e quasi uno su dieci si ferma a “poco” o “per nulla”, il valore più alto del sondaggio. Niente allarmismi e un filo di ottimismo (o negazionismo).

Tra le opposizioni il quadro cambia. Nel Pd la quota di chi percepisce un’impennata dei prezzi sale al 59,6%, in Alleanza Verdi-Sinistra al 67% e nel Movimento 5 Stelle al 70,2%. A sorpresa, Futuro Nazionale raggiunge quasi lo stesso livello dei pentastellati. E tra gli astenuti quasi due persone su tre descrivono i prezzi come aumentati “molto” o “tantissimo”: un dato decisamente più vicino alle opposizioni che ai partiti di governo.

Cosa dice l’Istat

«A stupire è che, su un tema economico rilevante come l’inflazione, l’identità politica sia così predominante: chi è più vicino al governo la sente meno e chi è all’opposizione è molto più pessimista», dice Galasso. In ogni caso, per Istat i prezzi sono saliti del 20% dal 2022. E questo è un fatto.

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