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Troppi post scritti con l’IA su Linkedin (e non solo), i social corrono ai ripari. Ecco come

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Il caso fotografato da uno studio recente di Pangram Labs. Con qualità scadente: frasi fatte, giri di parole. Gli utenti protestano e Linkedin ha cominciato ad ascoltarli
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ROMA – Su LinkedIn si cerca lavoro, si vendono servizi e si spacciano per propri pensieri le solite frasi fatte generate con l’intelligenza artificiale. Chatgpt o Claude che sia. Quasi un post lungo su due è così (41%), secondo uno studio recente di Pangram Labs. Tipico esempio: “In questo contesto in trasformazione, la domanda non è come essere vincenti, ma come farsi riconoscere come leader”.

Parole di plastica, diceva già 25 anni fa il filologo Uwe Pörksen in un omonimo libro. Problema noto, questo del marketing vuoto che tracima anche nelle conversazioni da persona a persona, ma con l’IA è diventato sistema. Tanto diffuso che Pangram Labs, che sviluppa sistemi per riconoscere testi fatti con l’IA, ha ricevuto qualche giorno fa 9 milioni di finanziamento. Tanta è l’in…

ROMA – Su LinkedIn si cerca lavoro, si vendono servizi e si spacciano per propri pensieri le solite frasi fatte generate con l’intelligenza artificiale. Chatgpt o Claude che sia. Quasi un post lungo su due è così (41%), secondo uno studio recente di Pangram Labs. Tipico esempio: “In questo contesto in trasformazione, la domanda non è come essere vincenti, ma come farsi riconoscere come leader”.

Parole di plastica, diceva già 25 anni fa il filologo Uwe Pörksen in un omonimo libro. Problema noto, questo del marketing vuoto che tracima anche nelle conversazioni da persona a persona, ma con l’IA è diventato sistema. Tanto diffuso che Pangram Labs, che sviluppa sistemi per riconoscere testi fatti con l’IA, ha ricevuto qualche giorno fa 9 milioni di finanziamento. Tanta è l’infestazione da IA che diventano preziosi i metodi per riconoscerla.

Certo è che dopo quattro anni quasi di ChatGpt la gente è stanca. Protesta per l’inquinamento da plastica letteraria e le aziende cominciano a rispondere. Da qualche giorno su Linkedin è possibile indicare come “IA scadente” i post che troviamo. IA slop, “brodaglia” informe, si chiama in gergo. ChatGpt direbbe: “Il problema non è l’IA, ma come lo usiamo”. Vero, infatti Linkedin censura solo l’IA slop, non tutto ciò che l'ha usata.

Sta di fatto che, come ha rilevato Pangram, di questa brodaglia è pieno il mondo digitale ormai. Soprattutto Linkedin, con il 41 per cento dei post oltre le 250 parole. Ma non scherzano nemmeno Twitter (29 per cento) e Medium (28 per cento).

Se lo strumento riesce a riconoscere il contenuto come generato dall'IA significa che la qualità è bassa. Ci riesce infatti per il solito abuso di frasi fatte e giri di parole vacui. Non è solo una questione di stile sciatto. A essere uccisa a volte, così, è la voce unica e personale di un autore. La sua umanità, insomma, che dovrebbe essere parte del messaggio da comunicare.

Anche i contenuti a pagamento spesso sono IA di bassa qualità. Come quelli degli autori di Substack, su abbonamento. Da qualche giorno la piattaforma ha integrato lo strumento di Pangram che consentire ai lettori, spesso paganti, di capire se un autore sta usando l’IA.

Substack ha ascoltato, anche in questo caso, le proteste dei lettori.

Ma ora a protestare sono gli autori. Molti che sono stati bollati da Pangram si dichiarano innocenti. “Caccia alle streghe”, la chiama il giornalista indipendente Freddie deBoer.

Altri dicono: “Ho usato l’IA, e allora? L’ho fatto solo per migliorare la qualità della scrittura”, come dice l’autore Mac Collier e altri che non sono scrittori professionisti ma hanno storie ed esperienze da condividere. La stessa Linkedin ha una funzione per “migliorare i post” con l’IA.

Di nuovo, emerge il problema del corretto uso della tecnologia: l’IA può aiutare a migliorare e velocizzare il lavoro. Ma se si sostituisce alla voce umana, rubandone profondità e individualità, allora sì, c’è inquinamento comunicativo. Le proteste, ascoltate da Linkedin e Substack, dimostrano in fondo che troppe persone, troppo spesso, hanno abusato del mezzo. L’IA invece di migliorare ha peggiorato il risultato, in altre parole.

Segno che dobbiamo ancora prendere confidenza con la tecnologia: dalla fase dell’abuso, passare a quella dell’uso maturo e responsabile. Vale per la scrittura dei post Linkedin come per l’uso dell’IA in azienda in generale.

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