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L’Italia crescerà dello 0,9%: riviste al rialzo le stime. Ma l’inflazione erode i salari

(agf)

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L’Ufficio parlamentare di bilancio alza di quattro decimi le previsioni del Pil: “Rischi orientati al ribasso”
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ROMA – Nel 2026 il Pil potrebbe salire dello 0,9%, e non solamente di mezzo punto, “con investimenti, Pnrr e occupazione”. Nella Nota sulla congiuntura di agosto dell'Ufficio parlamentare di bilancio, la crescita viene rivista al rialzo: “L'economia mondiale e quella italiana mostrano una capacità di tenuta superiore alle attese. Nonostante il quadro internazionale sottoposto a shock, causati dalla elevata instabilità geopolitica e commerciale, le previsioni sulla crescita italiana sono state migliorate”.

Le previsioni erano meno ottimiste per i timori delle conseguenze della guerra in Iran e la chiusura delle rotte commerciali attraverso lo stretto di Hormuz. La revisione sull'anno in corso, si legge, "riflette sia l'andamento più favorevole dell'attività econom…

ROMA – Nel 2026 il Pil potrebbe salire dello 0,9%, e non solamente di mezzo punto, “con investimenti, Pnrr e occupazione”. Nella Nota sulla congiuntura di agosto dell'Ufficio parlamentare di bilancio, la crescita viene rivista al rialzo: “L'economia mondiale e quella italiana mostrano una capacità di tenuta superiore alle attese. Nonostante il quadro internazionale sottoposto a shock, causati dalla elevata instabilità geopolitica e commerciale, le previsioni sulla crescita italiana sono state migliorate”.

Le previsioni erano meno ottimiste per i timori delle conseguenze della guerra in Iran e la chiusura delle rotte commerciali attraverso lo stretto di Hormuz. La revisione sull'anno in corso, si legge, "riflette sia l'andamento più favorevole dell'attività economica nella prima metà dell'anno, sostenuto soprattutto dagli investimenti e dalle esportazioni, sia l'aggiornamento dei dati sul primo trimestre dell'Istat". La crescita del Pil nel 2027 viene invece confermata allo 0,6%.

Le valutazioni dell’Upb

"Avendo registrato un aumento dello 0,3 per cento nel primo trimestre e dello 0,2 per cento nel secondo - si legge - il Pil italiano ha confermato un'espansione moderata ma continua dell'attività economica. A sostenere la crescita nel periodo invernale sono stati soprattutto i consumi delle famiglie, favoriti dal recupero del potere d'acquisto e dell'occupazione, e gli investimenti trainati dall'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nella sua fase finale. Anche le esportazioni hanno mostrato un recupero, pur concentrato in comparti particolarmente volatili". Nel confronto con i livelli pre-pandemia l'attività economica del nostro Paese risulta superiore per circa otto punti percentuali, un differenziale inferiore a quello della Spagna (circa dodici punti) e lievemente superiore a quelli della Francia e dell'area dell'euro.

Rischio inflazione sul futuro

L’inflazione rimane alta, in pochi mesi è raddoppiata e ha raggiunto i livelli dell’area euro. Con l’effetto di erodere ulteriormente i salari, i cui aumenti trainati dai rinnovi contrattuali nel pubblico no compensano la perdita del potere d’acquisto con l’aumento generalizzato dei prezzi degli ultimi anni. Nel secondo trimestre del 2026 l'inflazione italiana è risalita al 3%, sospinta prevalentemente dall'aumento dei prezzi energetici conseguente alle tensioni in Medio Oriente, per poi flettere lievemente in luglio al 2,8%. “Nello scenario, il deflatore dei consumi delle famiglie è atteso aumentare di circa 3 punti percentuali nella media dell'anno 2026, per poi rallentare al 2,3 per cento nel 2027 – spiega la Nta – il costo del lavoro aumenterebbe a un ritmo inferiore rispetto ai prezzi al consumo, determinando una temporanea erosione del potere d'acquisto dei redditi da lavoro". L'accelerazione dei prezzi, scrive l'Ufficio parlamentare di bilancio, "rappresenta uno degli elementi di maggiore attenzione dello scenari”.

Effetto sui consumi

Nello scenario dell'Upb, i consumi delle famiglie italiane manterrebbero nell'anno una moderata crescita, ma in prospettiva potrebbero risentire dell'accelerazione dei prezzi oltre che dell'aumento dell'incertezza. Gli investimenti nel 2026 crescerebbero del 2,5 per cento, per poi rallentare allo 0,9 per cento nel 2027 con l'esaurirsi dell'impulso derivante dal programma di investimenti europeo Next Generation Eu. Il contributo della domanda estera netta resterebbe sostanzialmente nullo.

Il mercato del lavoro continua a fornire un contributo positivo all'economia, con una occupazione in crescita e il tasso di disoccupazione in costante diminuzione, ma persistono importanti elementi di fragilità, in particolare il basso tasso di partecipazione, soprattutto tra i giovani, e una produttività che rimane stagnante.

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