Cina, caccia ai furbetti del fisco offshore: nel mirino le tasse evase all’estero dai super ricchi
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Una caccia al tesoro. O, meglio, alle tasse non pagate. Una caccia globale. E retroattiva. “Le autorità hanno intensificato il controllo sulle plusvalenze e sugli investimenti all’estero, in alcuni casi risalenti addirittura al 2000. Il tutto mentre Pechino cerca di colmare un deficit fiscale sempre più profondo prendendo di mira i super ricchi. Le banche cinesi e altre istituzioni finanziarie hanno ricevuto l’ordine di esaminare gli investimenti all’estero effettuati da ricchi cittadini cinesi per verificare se i redditi siano stati dichiarati alle autorità fiscali di Pechino”, scrive il Financial Times, che parla di centinaia di miliardi di dollari di imposte non pagate risalenti a decenni fa. Acquisto di immobili, azioni, metalli preziosi e criptovalute: su questo si stanno concentrando gli sforzi delle autorità. “La natura retroattiva della campagna — con verifiche che in alcuni casi risalgono a oltre 25 anni fa — è stata confermata da numerosi funzionari, banchieri e c…
PECHINO - Una caccia al tesoro. O, meglio, alle tasse non pagate. Una caccia globale. E retroattiva. “Le autorità hanno intensificato il controllo sulle plusvalenze e sugli investimenti all’estero, in alcuni casi risalenti addirittura al 2000. Il tutto mentre Pechino cerca di colmare un deficit fiscale sempre più profondo prendendo di mira i super ricchi. Le banche cinesi e altre istituzioni finanziarie hanno ricevuto l’ordine di esaminare gli investimenti all’estero effettuati da ricchi cittadini cinesi per verificare se i redditi siano stati dichiarati alle autorità fiscali di Pechino”, scrive il Financial Times, che parla di centinaia di miliardi di dollari di imposte non pagate risalenti a decenni fa. Acquisto di immobili, azioni, metalli preziosi e criptovalute: su questo si stanno concentrando gli sforzi delle autorità. “La natura retroattiva della campagna — con verifiche che in alcuni casi risalgono a oltre 25 anni fa — è stata confermata da numerosi funzionari, banchieri e consulenti”, riporta il quotidiano finanziario britannico. A fine luglio la Cina ha anche annunciato che inizierà a tassare i trust offshore costituiti dai propri cittadini: i redditi generati saranno soggetti ad un’imposta del 20%. “I residenti che trasferiscono beni in trust offshore saranno tenuti a dichiarare e pagare l’imposta sul reddito delle persone fisiche sui proventi generati da tali strutture, indipendentemente dal fatto che il reddito venga effettivamente distribuito”, ha spiegato lo scorso 24 luglio il Ministero delle Finanze cinese.
“Da un lato, le autorità stanno colmando una lacuna normativa per far rispettare la legge vigente; dall’altro, si tratta di un’ulteriore mossa volta a rafforzare il controllo sui flussi di denaro verso l’estero, che probabilmente non contribuirà a rafforzare la fiducia”, commentava lo scorso 27 luglio Bill Bishop, esperto di questioni cinesi e autore della newsletter Sinocism. Il governo colma così una scappatoia di lunga data utilizzata dalle famiglie benestanti per la protezione patrimoniale e la pianificazione successoria.