ROMA – L’opposizione e i sindacati vanno all’attacco del governo sulla crisi dell’ex Ilva, a meno di ottanta giorni dalla chiusura dell’area a caldo di Taranto stabilita da un provvedimento della Corte d’Appello di Milano. «Meloni assuma in prima persona la gestione di quella che è diventata la peggiore crisi industriale, occupazionale e ambientale del Paese», ha detto ieri la segretaria del Pd Elly Schlein incontrando le sigle dei metalmeccanici, allarmati dall’assenza di risposte concrete emersa dai tavoli degli ultimi giorni al ministero delle Imprese. Sia il Pd che i sindacati ritengono debba essere lo Stato a farsi carico e gestire il salvataggio, la decarbonizzazione e la riconversione a forni elettrici dell’impianto pugliese.
Cordata italiana al lavoro
Non è la linea del governo, che vuole chiudere la vendita ai privati delle Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria entro ottobre, quando gli altiforni dovranno spegnersi e le risorse dell’ultimo prestito ponte saranno esaurite. L’unica offerta al momento sul tavolo, per l’intero perimetro, resta quella degli indiani di Jindal, che l’hanno aggiornata per tenere conto dell’ultimo provvedimento giudiziario. Ma proprio quella sentenza ha riaperto uno spiraglio per un’offerta dell’ultimo minuto di una cordata italiana sulla sola area a freddo. Due giorni fa Federacciai si è impegnata a valutarla e l’associazione dei siderurgici ha convocato un ufficio di presidenza per lunedì. In quella che si profila come una corsa a ostacoli e contro il tempo, il primo passo sarebbe costituire un veicolo che chieda ai commissari l’accesso alla data room dell’azienda.
Ricorso contro lo stop agli altiforni
Nel frattempo al ministero delle Imprese si è tenuto l’ultimo della serie di incontri previsti, quello con le aziende dell’indotto, 10 mila lavoratori (oltre ai 10 mila dipendenti diretti) che rischiano di essere subito colpiti dalla chiusura dell’area a caldo. Durante l’incontro il ministero ha respinto, in quanto incostituzionale, la richiesta di aggirare lo stop agli altiforni con un decreto di governo, ma si è impegnato a valutare eventuali strade legali che - attraverso una diminuzione dei livelli produttivi previsti dall’Autorizzazione ambientale integrata - possano consentire la prosecuzione dell’attività a caldo. Sempre ieri i commissari dell’ex Ilva hanno dato mandato ai legali per presentare ricorso in Cassazione contro la sentenza di chiusura, procedura che però avrà tempi lunghissimi e che non sospende l’esecuzione del provvedimento.
Polemiche anche tra il presidente della Puglia Decaro (Pd) e i commissari, dopo che al tavolo Urso ha detto che lunedì scorso questi hanno presentato un nuovo piano di decarbonizzazione per l’Ilva. «Mossa non corretta dal punto di vista istituzionale», ha detto il politico, prevista e dovuta secondo i commissari.
Si aprono ora giorni decisivi di lavorio sotterraneo per capire se l’offerta italiana maturerà. A inizio settembre dovrà essere Palazzo Chigi a dare l’ultima parola sull’ex Ilva.