Super fabbrica per l'IA, parte la gara europea. Ecco perché è una partita cruciale per l'Italia
di Alessandro LongoMILANO – Costruire le fondamenta del proprio futuro economico poggiato sull’intelligenza artificiale. Adesso il gioco diventa serio per l’Italia, perché è partita la prima gara europea da 30 miliardi di euro (di cui 10 da fondi pubblici) per creare fino a sette gigafactory – super fabbriche – dedicate all’intelligenza artificiale.
L’Italia è già noto che intenda candidare il progetto di un consorzio guidato da Leonardo ed Eni ma l’esito è tutt’altro che scontato. “Probabilmente servirà l’ingresso di almeno un altro forte soggetto e il candidato principale ora è Tim-Poste”. “In ballo c’è l’opportunità di salire sul carro di questa grande rivoluzione industriale animata dall’AI”, spiega l’economista Stefano da Empoli, presidente di I-Com (istituto per la competitività). L'intelligenza artificiale (IA) avrà un impatto enorme sul PIL mondiale, con una crescita stimata fino al 15% entro il 2035 secondo PwC e un aumento del 7% nei prossimi dieci anni (pari a circa 7mila miliardi di dollar…
MILANO – Costruire le fondamenta del proprio futuro economico poggiato sull’intelligenza artificiale. Adesso il gioco diventa serio per l’Italia, perché è partita la prima gara europea da 30 miliardi di euro (di cui 10 da fondi pubblici) per creare fino a sette gigafactory – super fabbriche – dedicate all’intelligenza artificiale.
L’Italia è già noto che intenda candidare il progetto di un consorzio guidato da Leonardo ed Eni ma l’esito è tutt’altro che scontato. “Probabilmente servirà l’ingresso di almeno un altro forte soggetto e il candidato principale ora è Tim-Poste”. “In ballo c’è l’opportunità di salire sul carro di questa grande rivoluzione industriale animata dall’AI”, spiega l’economista Stefano da Empoli, presidente di I-Com (istituto per la competitività). L'intelligenza artificiale (IA) avrà un impatto enorme sul PIL mondiale, con una crescita stimata fino al 15% entro il 2035 secondo PwC e un aumento del 7% nei prossimi dieci anni (pari a circa 7mila miliardi di dollari) secondo le stime di Goldman Sachs.
Il bando di gara è partito il 30 luglio, fino al 16 novembre. Guidata dal settore industriale e sostenuta da finanziamenti dell’UE e nazionali per un importo massimo di 10 miliardi di euro, l’iniziativa dovrebbe sbloccare almeno 20 miliardi di euro di investimenti privati in tutta l’Unione. “Amplierà la capacità di calcolo dell’IA in Europa e consentirà a start-up, scale-up, piccole e medie imprese, industria, mondo accademico e autorità pubbliche di accedere alle infrastrutture necessarie per l’addestramento, l’inferenza e la messa a punto di modelli avanzati e all’avanguardia di IA”, spiega la Commissione Ue.
Saranno grandi fabbriche zeppe di tecnologia per il presente e il futuro. Come quelle che ora reggono il mercato IA negli Usa e Cina e su cui ora l’Europa è in forte ritardo. Obiettivo: “sviluppare un’IA avanzata sulle proprie infrastrutture, in linea con le norme e i valori dell’UE”, spiega la Commissione.
È un traguardo che interessa anche all’Italia, per lo sviluppo della sua economia. Avere una giga-fabbrica IA da noi “ci permetterebbe sia di essere produttori di questa tecnologia, con nostri servizi, sia di favorirne l’adozione da parte delle aziende italiane, con modelli di IA personalizzati e adattati alle necessità della nostra economia – dice da Empoli. Entrambi questi elementi favoriscono la crescita economica, la produttività del lavoro, la crescita dei salari e dell’occupazione”, aggiunge.
Il primo lotto della gara UE sosterrà fino a quattro progetti, ciascuno ammissibile a un finanziamento UE fino a 100 milioni di euro nella fase uno e fino a ulteriori 400 milioni di euro per progetto nella fase due. Ogni Gigafactory selezionata in questo lotto dovrà implementare almeno lo stesso numero di processori di IA più avanzati attualmente installati nella fabbrica di IA più potente d’Europa. Nella fase due, la capacità dovrà aumentare fino a raggiungere almeno il triplo di tale livello. Il secondo lotto sosterrà fino a tre progetti, ciascuno dei quali potrà beneficiare di un finanziamento UE fino a 200 milioni di euro nella fase uno e di ulteriori 800 milioni di euro per progetto nella fase due. Ogni Gigafactory selezionata in questo lotto dovrà implementare un numero di processori di IA più avanzati pari almeno al doppio di quelli attualmente installati nella fabbrica di IA più potente d’Europa. Nella fase due, la capacità dovrà aumentare fino a raggiungere almeno quattro volte tale livello.
L’IA avanzata dipende da hardware di calcolo altamente specializzato. “Con l’accelerazione dell’adozione globale dell’IA, l’accesso a infrastrutture sovrane di IA su larga scala sta diventando sempre più importante per la competitività industriale e la sovranità tecnologica dell’Europa”, spiega la Commissione.
I consorzi delle Gigafactory di IA potranno acquistare hardware durante una qualsiasi delle due fasi di sviluppo della Gigafactory di IA da qualsiasi fornitore di hardware in Europa o in paesi che condividono gli stessi principi. Una parte di tali approvvigionamenti potrà essere destinata a start-up e scale-up europee, con le Gigafabbriche di IA che offriranno opportunità concrete per rafforzare la catena di approvvigionamento digitale europea. Allo stesso tempo, e a seguito dell’accordo commerciale UE-USA, la Commissione ha firmato tre lettere di intenti con i principali fornitori statunitensi di hardware – Amd, Nvidia e Qualcomm – per garantire ai consorzi un accesso senza ostacoli all’hardware necessario.
A seguito di un processo di valutazione dei progetti gestito dall’EuroHPC JU, le decisioni di aggiudicazione sono previste per l’inizio del 2027. Saranno quindi firmati il quadro normativo necessario e i contratti specifici per consentire l’avvio dei lavori nel 2027.
Si prevede che le Gigafactory per l’IA selezionate entrino in funzione entro un massimo di 18 mesi dalla firma. “La sfida sarà trovare gli investimenti privati richiesti per una gigafactory italiana”, dice Da Empoli. “Dato che l’Italia ambisce al progetto da 6 miliardi e il pubblico può sovvenzionarne solo un terzo, servono quattro miliardi privati. Non bastano Eni e Leonardo, serve un altro grande player”, aggiunge. “Nel mercato, a tal proposito, si parla insistentemente di Tim-Poste in questo ruolo. Non solo per la capacità finanziaria e la sua capacità di scala, ma anche perché è un soggetto integrato di mercato in grado di offrire servizi a utenti e aziende basati su quelle gigafactory”, spiega Da Empoli. “Condizione che favorisce il ritorno sull’investimento nella factory”.