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L’ultimatum delle famiglie proprietarie: “Volkswagen va risanata ora”

(reuters)

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I Porsche e i Piëch chiedono di procedereal drastico piano di tagli bloccato da sindacati ed enti locali:“In gioco il futuro dell’azienda, tutto il resto passa in secondo piano”
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ROMA – Quanto più vengono rimandate le decisioni, tanto più grandi diventano i problemi». Il messaggio, una sorta di ultimatum, lo ha trasmesso Hans Dieter Pötsch, dirigente austriaco che presiede la holding Porsche. Ma il pensiero si può tranquillamente attribuire agli azionisti, le grandi famiglie dell’auto tedesca Porsche e Piëch, di cui è il manager di fiducia. I problemi, o meglio il grande problema che chiedono di affrontare senza più attesa è quello che riguarda la loro controllata Volkswagen, simbolo nazionale al centro della peggior crisi industriale della sua storia.

Lacrime e sangue

Il piano che dovrebbe risanarla è drastico e doloroso, presentato dal capo azienda Olver Blume. Prevede la chiusura di quattro fabbriche …

ROMA – Quanto più vengono rimandate le decisioni, tanto più grandi diventano i problemi». Il messaggio, una sorta di ultimatum, lo ha trasmesso Hans Dieter Pötsch, dirigente austriaco che presiede la holding Porsche. Ma il pensiero si può tranquillamente attribuire agli azionisti, le grandi famiglie dell’auto tedesca Porsche e Piëch, di cui è il manager di fiducia. I problemi, o meglio il grande problema che chiedono di affrontare senza più attesa è quello che riguarda la loro controllata Volkswagen, simbolo nazionale al centro della peggior crisi industriale della sua storia.

Lacrime e sangue

Il piano che dovrebbe risanarla è drastico e doloroso, presentato dal capo azienda Olver Blume. Prevede la chiusura di quattro fabbriche in Germania, fino a 100 mila esuberi, una riduzione di modelli e capacità produttiva, ma è stato bloccato dal consiglio di sorveglianza, con i voti contrari dei rappresentanti del lavoratori e del Land della Bassa Sassonia, in mezzo a scioperi, scontri politici e una crisi d’identità collettiva. Va attuato, ha detto ieri Pötsch, che quel consiglio lo presiede, perché Volkswagen «si trova di fronte a una svolta storica e qui si gioca il suo futuro: la dimensione imprenditoriale ed economica è prioritaria, tutto il resto deve passare in secondo piano».

Si tratta del messaggio più chiaro e diretto sulla crisi di Volkswagen e a supporto di Blume inviato finora dalle famiglie azioniste, che controllano il 31,9% del capitale e il 53,3% dei diritti di voto. Anche a causa delle svalutazioni sulla partecipata - che comprende i marchi italiani Ducati e Lamborghini - la holding ha chiuso il bilancio del primo semestre con una perdita netta di 2,2 miliardi di euro.

Crisi esistenziale

La crisi di Volkswagen, che dall’inizio dell’anno ha perso il 30% del valore di Borsa, è legata all’incapacità di adattarsi ai profondi cambiamenti in atto sul mercato globale dell’auto con la transizione all’elettrico, alla crescente concorrenza dei produttori cinesi, in Cina ma ora anche in Europa e nel resto del mondo, oltre che ai dazi di Trump. I suoi costi sarebbero del 20% superiori a quelli dei concorrenti.

I negoziati con sindacati ed enti locali sul piano di ristrutturazione, e su come minimizzarne gli effetti sociali, proseguiranno nel prossime settimane. Nel frattempo il Ceo Blume ha iniziato ad attuarne alcune parti meno controverse, avvertendo però all’ultima presentazione dei conti che «non abbiamo tempo». Ora lo dicono anche i proprietari.

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