ROMA – Con il passare delle ore si fanno più netti i contorni dell’inusuale manovra che ha portato il Tesoro Usa ad acquistare massicciamente yen usando le riserve valutarie in euro della Fed. Rafforzando così dell’8% la valuta giapponese in pochi giorni ma provocando una tempesta globale. Un’operazione tutta politica, con regista Donald Trump insieme con il segretario Scott Bessent e la premier nipponica Sanae Takaishi, i cui rapporti con la Casa Bianca sono strettissimi: Tokyo è rimasto l’unico avamposto in estremo oriente per l’America. La crisi energetica non accenna a risolversi, ed è attivissimo il flusso di superpetroliere americane che da aprile partono dal Texas, attraversano Panama e arrivano in Giappone: una forma di solidarietà per un Paese che dipende al 100% dal petrolio e soffre quant’altri mai della crisi mediorentale. «Con lo stesso spirito è nata l’operazione di soccorso valutario bilaterale, il primo dal 1998 che però era concordato nel G7», spiega Brunello Rosa, do…
ROMA – Con il passare delle ore si fanno più netti i contorni dell’inusuale manovra che ha portato il Tesoro Usa ad acquistare massicciamente yen usando le riserve valutarie in euro della Fed. Rafforzando così dell’8% la valuta giapponese in pochi giorni ma provocando una tempesta globale. Un’operazione tutta politica, con regista Donald Trump insieme con il segretario Scott Bessent e la premier nipponica Sanae Takaishi, i cui rapporti con la Casa Bianca sono strettissimi: Tokyo è rimasto l’unico avamposto in estremo oriente per l’America. La crisi energetica non accenna a risolversi, ed è attivissimo il flusso di superpetroliere americane che da aprile partono dal Texas, attraversano Panama e arrivano in Giappone: una forma di solidarietà per un Paese che dipende al 100% dal petrolio e soffre quant’altri mai della crisi mediorentale. «Con lo stesso spirito è nata l’operazione di soccorso valutario bilaterale, il primo dal 1998 che però era concordato nel G7», spiega Brunello Rosa, docente alla London School of Economics. Stavolta invece nessuno è stato messo al corrente. «I tassi ufficiali giapponesi sono storicamente più bassi di quelli Usa: dopo i primi rialzi sono ancora all’1%, gli Usa quasi al 4. Tokyo non vuole rischiare perché ha un debito pubblico al 235%. È una differenza storica incolmabile e rende fatalmente debole la valuta».
Per risollevarla occorrono interventi come questo. «Anche Washington ha un problema: per procurarsi i dollari necessari per risollevare lo yen, avrebbe dovuto vendere titoli di Stato americani, provocando ulteriori rialzi dei tassi di mercato (di lungo termine e non governati alla Fed, ndr) in un clima già difficile e teso». Per evitare sconquassi ecco l’idea subdola di ricorrere alle riserve in euro della Fed, provocando un maxi-incidente diplomatico appunto per la segretezza degli accordi.
Ma l’interesse di Trump è più forte: spegnere qualsiasi scintilla di tensione finanziaria, oltre alle mille crisi che fronteggia, prima del midterm e soprattutto prima che a settembre si riunisca la Fed. «Se l’inflazione, che in America viaggia verso il 4%, non scende, cioè non si risolve la crisi energetica, l’aumento dei tassi sarà inevitabile: il contrario – dice Rosa - di quello che Trump voleva dopo aver martellato per un anno Powell e aver scelto l’apparentemente fedele Warsh, che però non potrà non rendersi conto della situazione e alzare i tassi».
Peraltro né l’euro (che non si è indebolito anzi si è rafforzato sul dollaro) né lo yen (che ha già ricominciato a perdere colpi), hanno risentito di questa sciarada. «I mercati hanno oggi più fiducia nell’euro che nel dollaro, e se alla fine – osserva l’economista Lorenzo Bini Smaghi – la Fed alzerà i tassi ufficiali, lo yen si deprezzerà nuovamente mandando in fumo l’intervento del Tesoro. Sarebbe il più clamoroso boomerang per l’amministrazione Usa».