ROMA – Parlare del binomio tra governo Meloni e famiglia significa scomodare il numero dieci. E non è il voto massimo guadagnato dall’esecutivo di destra su uno dei temi cruciali del suo programma elettorale. Tutt’altro. In quattro manovre da quasi 100 miliardi, alla famiglia sono andati nemmeno 10 miliardi, contando anche alcuni interventi arrivati con altri decreti: appena il 10%. Nel frattempo le nascite sono diminuite quasi altrettanto: dai 393mila bambini del 2022 ai 355mila dell’anno scorso, il minimo storico. E la fecondità è scesa a 1,14 figli per donna, tra i livelli più bassi d’Europa.
Cosa dice il governo
La storia la raccontano gli stessi documenti di Palazzo Chigi. Il Dipartimento per il programma di governo rivendica in realtà …
ROMA – Parlare del binomio tra governo Meloni e famiglia significa scomodare il numero dieci. E non è il voto massimo guadagnato dall’esecutivo di destra su uno dei temi cruciali del suo programma elettorale. Tutt’altro. In quattro manovre da quasi 100 miliardi, alla famiglia sono andati nemmeno 10 miliardi, contando anche alcuni interventi arrivati con altri decreti: appena il 10%. Nel frattempo le nascite sono diminuite quasi altrettanto: dai 393mila bambini del 2022 ai 355mila dell’anno scorso, il minimo storico. E la fecondità è scesa a 1,14 figli per donna, tra i livelli più bassi d’Europa.
Cosa dice il governo
La storia la raccontano gli stessi documenti di Palazzo Chigi. Il Dipartimento per il programma di governo rivendica in realtà 13,8 miliardi per famiglia e natalità. Ma dentro quel conto finiscono anche 4 miliardi del decreto Aiuti-quater del 2022 per contenere il prezzo del gas e altri 200 milioni della manovra 2024 contro il caro bollette. Aiuti alle famiglie, certo, ma non politiche rivolte specificamente a chi ha figli o vorrebbe averne. Tolti luce e gas, il conto scende a 9,6 miliardi.
A chi sono andate le risorse
Le risorse sono andate soprattutto a bonus, trasferimenti e sgravi. Il governo ha rafforzato l’assegno unico, introdotto nel 2022 prima dell’arrivo di Meloni e oggi vicino ai 20 miliardi all’anno per oltre 6 milioni di famiglie e quasi 10 milioni di figli. Poi il bonus mamme, con la decontribuzione delle lavoratrici con figli, i mille euro per ogni nuovo nato, più risorse per il bonus nido, il bonus sport, il bonus libri, i centri estivi e gli incentivi all’occupazione delle madri.
Più debole il versante dei servizi e della condivisione del lavoro di cura. A febbraio governo e maggioranza hanno affossato alla Camera la proposta delle opposizioni sul congedo paritario, che puntava ad avvicinare i mesi spettanti a madri e padri, fino a cinque, e ad alzare l’indennità dall’80 al 100%, opponendo il problema delle coperture. E sugli asili nido il Pnrr, ereditato dal precedente governo, ha ridimensionato l’obiettivo: dai 264mila nuovi posti iniziali a 150.480. Anche sul nuovo traguardo l’Ufficio parlamentare di bilancio aveva segnalato il rischio di uno scarto di migliaia di posti.
Il confronto con l’Europa
Ed è proprio qui che il confronto con l’Europa diventa più impietoso. L’Italia ha recuperato terreno, ma resta lontana dall’obiettivo scritto nel programma del centrodestra del 2022: portare la spesa per la famiglia verso la media europea del 2,3%. Nel 2024, secondo Eurostat, destina a famiglia e figli l’1,63% del Pil, contro il 2,25% della Francia, il 3,54% della Germania e il 3,72% della Polonia, prima nell’Ue. Nel 2022 eravamo all’1,5%: un miglioramento c’è, ma il divario con i Paesi che investono di più resta ampio. E la differenza non è soltanto nel quanto, ma soprattutto nel come.
Come si spende
Nel 2023 l’Italia ha speso 33 miliardi per famiglia e figli: 29 miliardi in trasferimenti monetari e appena 4 miliardi in servizi. La Germania, su 147 miliardi complessivi, ne ha destinati 64 ai servizi; la Francia 26 su 63; la Spagna 12 su 21. Il buco italiano emerge soprattutto nei servizi per l’infanzia: 2 miliardi, lo 0,08% del Pil, contro 16 miliardi in Francia, 44 in Germania e 7 in Spagna. Sugli assegni per i figli, invece, l’Italia non è lontana dalla Francia: 19 miliardi contro 26, mentre la Germania arriva a 66 miliardi.
Cosa fanno gli altri Paesi Ue
I modelli sono diversi. In Germania il pilastro è il Kindergeld, l’assegno universale per i figli, senza vincoli di reddito: 259 euro al mese per figlio nel 2026, affiancato dall’Elterngeld, l’indennità parentale, e da un forte investimento nei servizi. La Francia ha un sistema più articolato, gestito dalle Caf, le Casse per gli assegni familiari: trasferimenti, contributi per la cura dei bambini, nidi e assistenza. E usa anche il fisco, con quel quoziente familiare che il centrodestra aveva promesso di introdurre in Italia e che non è mai arrivato.
La Spagna spende complessivamente meno dell’Italia, ma ci supera nettamente nei servizi e nella tutela del reddito alla nascita: 4 miliardi nel 2023, lo 0,27% del Pil, contro lo 0,16% italiano. Il salto più vistoso è però quello polacco. Dal 2024 l’assegno universale Rodzina 800+, “Famiglia 800+”, è passato da 500 a 800 złoty al mese per ogni figlio, circa 185 euro: vale quasi 15 miliardi all’anno e ha contribuito a portare la Polonia dal 3,03 al 3,72% del Pil in un solo anno. È il sorpasso sulla Germania, il primato. E, per noi, la misura della distanza che resta da colmare.