NEW YORK – La competizione nel settore dell’intelligenza artificiale suscita sogni ma genera dubbi. E ha bisogno di cash. Intel, il gigante americano dei semicondutturi, ha messo sul mercato di Wall Street azioni ordinarie per un valore di 15 miliardi di dollari. Una decisione presa per far fronte alla domanda di capacità di calcolo al servizio dell’IA, che è in forte crescita. Ma se la domanda di chip e infrastrutture sta esplodendo, il mercato non ha risposto secondo le aspettative della compagnia: a Wall Street il titolo Intel ha chiuso le negoziazioni lasciando sul terreno il 3,4 per cento. I sottoscrittori possono acquistare altri 2,25 miliardi di dollari in azioni nei prossimi 30 giorni, facendo potenzialmente salire l’operazione a 17,25 miliardi. Ma quando un’azienda emette nuove azioni, diluisce gli azionisti esistenti e frena l’entusiasmo generale. Il produttore di chip, per anni gigante incontrastato dei processori per pc, ha perso terreno su molti fronti: a cominciare da qu…
NEW YORK – La competizione nel settore dell’intelligenza artificiale suscita sogni ma genera dubbi. E ha bisogno di cash. Intel, il gigante americano dei semicondutturi, ha messo sul mercato di Wall Street azioni ordinarie per un valore di 15 miliardi di dollari. Una decisione presa per far fronte alla domanda di capacità di calcolo al servizio dell’IA, che è in forte crescita. Ma se la domanda di chip e infrastrutture sta esplodendo, il mercato non ha risposto secondo le aspettative della compagnia: a Wall Street il titolo Intel ha chiuso le negoziazioni lasciando sul terreno il 3,4 per cento. I sottoscrittori possono acquistare altri 2,25 miliardi di dollari in azioni nei prossimi 30 giorni, facendo potenzialmente salire l’operazione a 17,25 miliardi. Ma quando un’azienda emette nuove azioni, diluisce gli azionisti esistenti e frena l’entusiasmo generale. Il produttore di chip, per anni gigante incontrastato dei processori per pc, ha perso terreno su molti fronti: a cominciare da quello dell’IA, superato da Nvidia.
La società ha indicato tra le maggiori opportunità di crescita l’intelligenza artificiale fisica, i microchip progettati per specifiche applicazioni e le tecnologie avanzate di packaging, e ha dichiarato che utilizzerà i fondi rastrellati sul mercato per esigenze aziendali, comprese le spese in conto capitale e il capitale circolante. Proprio questa precisazione ha moltiplicato i dubbi su quello che rappresenta il punto interrogativo del settore: la corsa a investimenti record dei giganti dell’IA sta superando la soglia di rischio? Sarà in grado di generare ricavi superiori ai soldi immessi?
Ogni movimento finanziario di Big Tech viene visto con un misto di speranza e inquietudine. Da tempo alcuni analisti hanno lanciato l’allarme di una possibile bolla pronta a esplodere. Negli ultimi anni i giganti della tecnologia hanno speso migliaia di miliardi di dollari per tenere a freno l’insaziabile domanda di IA e finanziare l’espansione delle infrastrutture necessarie ad aumentare la capacità di calcolo. Secondo le stime di Goldman Sachs, la spesa dovrebbe raggiungere i 765 miliardi di dollari nel 2026 e salire a 1.200 miliardi il prossimo anno. Intel sostiene che gli investimenti stanno producendo risultati: a luglio la compagnia ha registrato la crescita dei ricavi più rapida degli ultimi quindici anni e aumentato a 20 miliardi di dollari la previsione di spesa in conto capitale. Secondo il direttore finanziario David Zinsner, la maggior parte della spesa sarebbe destinata alle attrezzature per gli stabilimenti produttivi. Ma da tempo Intel è al centro di movimenti azionari che hanno coinvolto anche la Casa Bianca. Il governo federale ha acquisito il 10% dei titoli, segnale di quanto Washington la consideri un’azienda strategica per evitare che gli Usa dipendano dall’Asia. Il titolo, nel frattempo, ha quintuplicato il proprio valore.