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Ferragosto al lavoro, la Filcams Cgil: “Rivedere le aperture festive”

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Lo studio sul commercio: part-time per quattro dipendenti su dieci, nel 58% dei casi involontario. La replica di Confcommercio: “Part-time non significa lavoro povero”
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ROMA – Ferragosto al lavoro, mentre il Paese va in vacanza. Dietro le serrande alzate di ipermercati e centri commerciali ci sono quasi tre milioni di addetti del commercio, molti con contratti part-time, salari bassi e turni che proprio d’estate diventano più pesanti.

Alla vigilia del 15 agosto la Filcams Cgil presenta uno studio sul settore e lancia un appello alla grande distribuzione: «È tempo di restituire dignità a chi lavora mentre il Paese è in vacanza». Con una richiesta precisa: riaprire il confronto sulle aperture festive e domenicali e trovare un nuovo equilibrio tra le esigenze delle imprese e il diritto dei dipendenti al riposo e alla conciliazione tra lavoro e vita privata.

«Non possiamo continuare ad accettare che il diritto allo svago e al tempo libero di milioni di persone venga garantito attraverso il sacrificio permanente di chi lavora nel commercio», dice il segretario generale della Filcams Cgil Fabrizio Russo. Per il sindacato la liberalizzazione degli orari com…

ROMA – Ferragosto al lavoro, mentre il Paese va in vacanza. Dietro le serrande alzate di ipermercati e centri commerciali ci sono quasi tre milioni di addetti del commercio, molti con contratti part-time, salari bassi e turni che proprio d’estate diventano più pesanti.

Alla vigilia del 15 agosto la Filcams Cgil presenta uno studio sul settore e lancia un appello alla grande distribuzione: «È tempo di restituire dignità a chi lavora mentre il Paese è in vacanza». Con una richiesta precisa: riaprire il confronto sulle aperture festive e domenicali e trovare un nuovo equilibrio tra le esigenze delle imprese e il diritto dei dipendenti al riposo e alla conciliazione tra lavoro e vita privata.

«Non possiamo continuare ad accettare che il diritto allo svago e al tempo libero di milioni di persone venga garantito attraverso il sacrificio permanente di chi lavora nel commercio», dice il segretario generale della Filcams Cgil Fabrizio Russo. Per il sindacato la liberalizzazione degli orari commerciali non ha portato né più occupazione né un reale aumento dei consumi, ma ha spinto verso «precarietà, flessibilità forzata e disponibilità continua».

Commercio, quasi 3 milioni di occupati ma diminuiscono i negozi

I numeri dello studio fotografano un settore enorme e allo stesso tempo attraversato da una profonda trasformazione. Nel 2023 il commercio contava oltre un milione di imprese, il 21,7% del totale nazionale, e quasi tre milioni di occupati, pari al 18,6% dell'occupazione complessiva.

Ma tra il 2018 e il 2025 gli esercizi commerciali al dettaglio sono diminuiti del 14,4%. Parallelamente la grande distribuzione si concentra in un numero sempre più ristretto di grandi strutture. Per la Filcams il risultato è meno occupazione di prossimità e una pressione crescente sugli addetti della Gdo (la grande distribuzione organizzata), chiamati a garantire servizi e orari sempre più estesi con organici spesso insufficienti.

Part-time nel commercio per quattro dipendenti su dieci

È soprattutto il part-time a fotografare la fragilità del lavoro nel settore. Nel commercio riguarda 849.120 dipendenti su 2,22 milioni, il 38,2%, contro una media nazionale del 27,4%. Tra le donne l'incidenza sale addirittura al 54,6%, contro il 22,9% degli uomini.

Ma il punto, sottolinea la Filcams, è che molto spesso lavorare meno ore non è una scelta. Nel commercio il 57,8% dei part-time è involontario. La percentuale arriva al 69,1% tra gli uomini ed è del 54,3% tra le donne. Il sindacato denuncia da tempo la diffusione di contratti da 20 ore settimanali, che non consentono di raggiungere un reddito adeguato e, per l'organizzazione dei turni, possono rendere difficile anche trovare una seconda occupazione.

Confcommercio: “Part-time non significa lavoro povero”

Replica Confcommercio: «È fuorviante considerare a priori il part-time come sinonimo di lavoro povero e precarietà», dice il vicepresidente Mauro Lusetti. Il problema salariale esiste, riconosce l’associazione, ma dipende anche dalla quantità di lavoro, dalle ore e dalle giornate lavorate e non può trasformare ogni impiego a tempo parziale in lavoro povero.

Quanto alle aperture estive e festive, Confcommercio invita a «più equilibrio» e rivendica il ruolo della contrattazione: trovare un punto d’incontro tra i diritti dei lavoratori e le esigenze delle imprese chiamate a rispondere alla domanda dei consumatori «deve rimanere innanzitutto materia di confronto tra le parti sociali».

Salari bassi, nel commercio 23.577 euro l’anno

Ma per la Filcams Cgil a parlare sono le buste paga. Secondo l’Osservatorio Inps citato nello studio, nel 2024 i dipendenti del commercio hanno percepito una retribuzione media annua di 23.577 euro, distribuita su 261 giornate lavorative.

Il problema si inserisce in un quadro più generale di crescita del lavoro a bassa retribuzione. L’ultimo rapporto Istat sulla struttura delle retribuzioni conta oltre 1,25 milioni di lavoratori sotto i 9 euro lordi l’ora. Tra il 2018 e il 2024 la quota dei dipendenti a bassa retribuzione è salita dal 9,8% al 10,7%. Le più penalizzate sono le donne, con un’incidenza del 12,2% contro il 9,6% degli uomini, insieme ai giovani sotto i 29 anni e ai lavoratori con titoli di studio più bassi: profili particolarmente presenti nel commercio.

Ferragosto, la Cgil chiede di rivedere le aperture festive

È su questo terreno che la Filcams riapre la partita delle domeniche e dei festivi. «Dietro ogni centro commerciale aperto a Ferragosto ci sono lavoratrici e lavoratori che chiedono semplicemente salari dignitosi, orari sostenibili, stabilità occupazionale e il diritto a conciliare lavoro e vita privata», afferma Russo.

La richiesta non è soltanto di intervenire sulle aperture. Il sindacato punta anche a rafforzare la contrattazione e ad aumentare le ore dei contratti part-time. «È arrivato il momento di rimettere al centro la qualità del lavoro e di superare un modello che produce lavoro povero e precarietà», conclude Russo. Per la Filcams la competitività della grande distribuzione non può continuare a passare dalla compressione di salari, diritti e tempi di vita.

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