✕

Giornalismo, Google darà un interruttore agli editori: articoli indicizzati ma non ceduti alle IA

Ascolta l'audio

Le testate resteranno visibili nei risultati tradizionali anche se vieteranno l’impiego dei contenuti nelle risposte create dall’intelligenza artificiale. La funzione è in prova nel Regno Unito, dopo l’ordine dell’Antitrust britannica di offrire maggiore controllo sull’uso delle notizie
2 minuti di lettura

ROMA – Un sito continuerà a comparire nei normali risultati di Google e, nello stesso tempo, potrà chiedere che i suoi articoli non siano utilizzati nelle risposte create dall’intelligenza artificiale. È questa la novità che Google sta sperimentando.

Il sistema è ancora in prova. Google lo sta mettendo a disposizione di un gruppo limitato di editori nel Regno Unito. Dopo i test, conta però di estenderlo in tutto il mondo.

L’editore troverà un nuovo interruttore nella Search Console. È lo strumento gratuito che permette a chi gestisce un sito di controllare come le sue pagine appaiono su Google.

AI Mode, AI Overviews

Basterà disattivare l’opzione. A quel punto, i contenuti del sito non potranno più essere utilizzati per costruire le risposte di AI Overviews,…

ROMA – Un sito continuerà a comparire nei normali risultati di Google e, nello stesso tempo, potrà chiedere che i suoi articoli non siano utilizzati nelle risposte create dall’intelligenza artificiale. È questa la novità che Google sta sperimentando.

Il sistema è ancora in prova. Google lo sta mettendo a disposizione di un gruppo limitato di editori nel Regno Unito. Dopo i test, conta però di estenderlo in tutto il mondo.

L’editore troverà un nuovo interruttore nella Search Console. È lo strumento gratuito che permette a chi gestisce un sito di controllare come le sue pagine appaiono su Google.

AI Mode, AI Overviews

Basterà disattivare l’opzione. A quel punto, i contenuti del sito non potranno più essere utilizzati per costruire le risposte di AI Overviews, AI Mode e delle altre funzioni generative presenti nel motore di ricerca.

La scelta avrà comunque un prezzo. Il sito non comparirà più nelle risposte create dall’IA e non riceverà visite da queste funzioni. Continuerà invece a essere presente nei risultati tradizionali.

Google assicura che la scelta dell’editore (deciso a non alimentare oltre le intelligenze artificiali con i suoi articoli) non influenzerà la posizione delle pagine nella normale ricerca.

L’altolà del Garante

Finora, per molti editori, questa scelta era molto difficile. Rifiutarsi di cedere i propri contenuti alle IA poteva significare scomparire anche dal motore di ricerca.

La svolta nasce nel Regno Unito. Il 3 giugno 2026 la Competition and Markets Authority (Cma), l’Antitrust britannica, ha imposto a Google nuove regole.

La decisione britannica prevede in particolare due gruppi di misure. Gli editori hanno il diritto di escludere i propri contenuti sia dall’utilizzo nelle risposte generate dall’IA di Google.

Obblighi di attribuzione

Qualora gli editori concedano i propri contenuti alle IA, scatteranno precisi obblighi di trasparenza e attribuzione. In sostanza le intelligenze artificiali di Google dovranno indicare con molta maggiore chiarezza le fonti cui hanno attinto e rendere molto più visibili i link agli articoli originali. Google ha nove mesi per adeguarsi a tutte le misure stabilite dalla Cma.

La posta in gioco è economica. Per anni gli editori hanno permesso ai motori di ricerca di leggere gratuitamente i loro articoli. In cambio, Google mandava lettori verso i siti. Questi lettori vedevano la pubblicità o sottoscrivevano un abbonamento.

Pubblicità e abbonamenti

Con le risposte generate dall’IA, il meccanismo cambia. L’utente può ottenere subito una sintesi e non ha più bisogno di aprire l’articolo originale. Il contenuto viene utilizzato, ma il lettore non arriva sul sito che lo ha prodotto.

Google sostiene che le sue risposte contengono collegamenti evidenti e aiutano le persone a scoprire nuove pagine. Gli editori temono invece di perdere visite, pubblicità e abbonamenti.

Il nuovo meccanismo di opt-out prova a sciogliere questo nodo. Per la prima volta, un editore potrà chiedere a Google: indicizza i miei articoli, ma non usarli per rispondere al posto mio.

Leggi i commenti