CURTATONE (Mantova) – Per lunghi anni li abbiamo ignorati o sopportati, permettendo che venissero cacciati nel nome del decoro. Il tempo artificiale della creazione digitale, misteriosamente, riscopre invece la generosità manuale degli antichi pittori di strada, i creatori della bellezza di feste popolari e sagre patronali: la felicità collettiva dell’estate.
Una protesta, risalente al 1973, spiega molto: “La legge dei padroni punisce per accattonaggio i pittori”. I puniti di allora adesso si chiamano Madonnari e senza di loro la stagione bella non comincia: sono gli artisti che con le polveri e i gessetti dipingono santi, Cristi e Marie sull’asfalto delle piazze, tra la gente che per ore parla dal vivo con loro, guardando opere nate sotto la luna che presto la natura, con la pioggia e con il sole, si preoccupa di far scomparire.
“La fugacità”
Difficile capire perché, mentre preti e fedeli nelle chiese si estinguono, la…
CURTATONE (Mantova) – Per lunghi anni li abbiamo ignorati o sopportati, permettendo che venissero cacciati nel nome del decoro. Il tempo artificiale della creazione digitale, misteriosamente, riscopre invece la generosità manuale degli antichi pittori di strada, i creatori della bellezza di feste popolari e sagre patronali: la felicità collettiva dell’estate.
Una protesta, risalente al 1973, spiega molto: “La legge dei padroni punisce per accattonaggio i pittori”. I puniti di allora adesso si chiamano Madonnari e senza di loro la stagione bella non comincia: sono gli artisti che con le polveri e i gessetti dipingono santi, Cristi e Marie sull’asfalto delle piazze, tra la gente che per ore parla dal vivo con loro, guardando opere nate sotto la luna che presto la natura, con la pioggia e con il sole, si preoccupa di far scomparire.
“La fugacità”
Difficile capire perché, mentre preti e fedeli nelle chiese si estinguono, laici e atei attratti dei profili mariani negli slarghi si moltiplicano. «La fascinazione – dice Andrea Grespi, vincitore dell’ultimo Concorso internazionale dei Madonnari a Taurianova – si risolve nella fugacità di uno spettacolo generato dalla fatica. Le nostre opere esistono solo in un luogo e in un momento, sono il risultato di una prestazione fisica e non c’è una seconda chance per chi non le vede: come il lampo che è la vita».
La loro culla, dopo secoli di esercizi con il carbone e con la pietra e nei recessi sparsi del pianeta, è Curtatone, alle porte di Mantova. Al santuario di Grazie, completato dai Gonzaga nel 1406, devono pure il nome: ex voto per la fine di una peste, è dedicato all’Assunta e le prime opere non mancavano di riprodurre sul selciato la Madonna, alla maniera dei grandi maestri dell’arte italiana.
I nativi
Allora solo il dipinto, dagli indù ai nativi americani, era lo specchio del mondo: i pellegrini, mescolati ai mercanti e ai compratori di una delle fiere più antiche d’Europa, per farsi un’idea del mistero fondevano il sacro con il profano.
Il prodigio, fino a domani, torna a compiersi con il 52° Incontro nazionale dei Madonnari, che nel Mantovano accoglie oltre 140 pittori dilettanti da tutto il mondo, a partire da Messico, Stati Uniti, Australia e Giappone. Più di centomila le persone attese “per fare festa insieme”, e un panino con il cotechino in compagnia qui non è un’opera d’arte secondaria rispetto a un beato ritratto mentre cede il suo mantello a un povero, originario padre del migrante contemporaneo.
«Il tema di quest’anno – dice Giovanni Lucchi, rettore delle Grazie – è “Il messaggio di San Francesco nei colori dei Madonnari”, per ricordare gli otto secoli dalla sua morte. Cinquanta artisti, a fine mese, saranno ad Assisi con Kurt Wenner, maestro americano che per primo ha disteso la prospettiva sul bitume».
Il Santo Padre
La svolta da hippie dell’oratorio a maestri pop, sempre più richiesti e ingaggiati specie per le inimitabili sagre del Sud, trentacinque anni fa grazie a papa Giovanni Paolo II. «A un decennio dall’attentato in piazza San Pietro – dice Paola Artoni, storica dell’arte e direttrice del museo dei Madonnari a Curtatone – Wojtyla venne a Grazie e firmò di suo pugno un’immagine di Maria lasciata sulla strada.
Uno spartiacque mondiale: da quell’istante le donne e gli uomini che per sfumare le loro opere con i polpastrelli vegliano nel buio della notte e resistono alla canicola del giorno, sono amati da chiunque». Quasi da tutti. Avignone, sede della trecentesca cattività pontificia, si è appena negata “agli imbrattatori del suolo pubblico”. Negli Usa di Trump è stato dichiarato fuorilegge perfino il festival dei Madonnari a Sarasota, in Florida: ordine dell’Ice per bloccare i maestri stranieri di Messico e Italia.
A essere sinceri nessuno si è spaventato, nel parco del Mincio, dove il vescovo Marco Busca ha benedetto i gessetti e dato il via al concorso: restano convinti, tra le campagne padane, che la scadenza della dottrina Maga risulterà più breve di quella del Vangelo.
Il tempo di un Sospiro
«Preoccupano piuttosto – dice il gardesano Mariano Bottoli, che sul sagrato di Grazie si cimenta da 48 anni consecutivi – le temperature sahariane. Restare inginocchiati per ore sotto un sole di fuoco, da esperienza di meditazione mistica si è trasformata in una sfida vitale di resistenza estrema. Il senso della nostra arte è il dono, fare qualcosa di bello con poco, gratis e per passanti sconosciuti. La mostra “Il tempo di un Sospiro”, con le immagini dei primi Madonnari al lavoro nel 1973, assume un drammatico riferimento profetico anche sul piano della violenza umana contro la natura».
Per evitare martiri climatici, ai maestri è stato così concesso per la prima volta un raddoppio di tempo: da 24 a 48 ore, l’opportunità di ultimare le opere sfuggendo ai picchi di calore.
Pavement artist
Sulla grande piazza illuminata a giorno, anche una pavement artist siciliana di 14 anni, pioniera della nuova generazione di donne e giovani sempre più sedotti da un’alchimia con le carte in regola per essere consegnata agli archivi: popolare, sacra ed effimera, precipitato esemplare di ciò che la solitudine telematica, agnostica e perenne sembrerebbe invece circoscrivere alla terza età.
Saranno infine i ragazzi senza un dio a riscoprire la lezione dei vecchi Madonnari, quasi tutti indignati rivoluzionari di sinistra al tempo perduto del debutto? A Curtatone ne sono convinti e non per un atto di fede: stare insieme e parlare con gli altri, regalare qualcosa e accettare in cambio un piatto di tortellini, tracciare per terra un profilo da guardare volando sotto stelle senza droni, è la scommessa per non morire.