ROMA – Il giorno dopo la presentazione della manifestazione di interesse per rilevare l’ex Ilva di Federacciai, in rappresenta 14 imprese del sistema siderurgico italiano, a Taranto e tra i sindacati prevale la cautela. E i sindacati si rivolgono al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sarà in Puglia venerdì per i Giochi del Mediterraneo. Le Rsu di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria, insieme alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb, oltre a Cgil, Cisl e Uil, hanno scritto al Capo dello Stato chiedendo di essere ricevuti in occasione della visita.
"Punto di non ritorno”
“Oggi siamo giunti ad un punto di non ritorno”, scrivono i rappresentanti dei lavorator…
ROMA – Il giorno dopo la presentazione della manifestazione di interesse per rilevare l’ex Ilva di Federacciai, in rappresenta 14 imprese del sistema siderurgico italiano, a Taranto e tra i sindacati prevale la cautela. E i sindacati si rivolgono al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sarà in Puglia venerdì per i Giochi del Mediterraneo. Le Rsu di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria, insieme alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb, oltre a Cgil, Cisl e Uil, hanno scritto al Capo dello Stato chiedendo di essere ricevuti in occasione della visita.
"Punto di non ritorno”
“Oggi siamo giunti ad un punto di non ritorno”, scrivono i rappresentanti dei lavoratori. Al centro dell’appello c’è il futuro dello stabilimento, ma anche quello di Taranto, dove resta aperta una delle crisi industriali e sociali più pesanti del Paese. La decisione della Corte d’Appello di Milano sulla chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, il 26 ottobre, preoccupa stravolge l’attività del complesso e rischia di creare migliaia di esuberi senza una prospettiva. Le organizzazioni precisano di non voler mettere in discussione le decisioni della magistratura, ma denunciano “un vuoto della politica nella ricerca di soluzioni”. Il coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom Cgil Loris Scarpa dice che "tutto quello che volevamo dire lo abbiamo detto, ora il governo ci deve dire che strada intende percorrere. Vedremo se al prossimo tavolo a Palazzo Chigi ci sarà una proposta. Anche con Jindal e Flacks ci avevano detto le stesse cose, ma noi di proposte concrete non ne abbiamo viste".
Per paradosso la decisione della Corte di Appello di Milano ha portato alla formazione della cordata italiana capitanata dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in alternativa agli indiani di Jindal e al fondo americano Flacks. Non è ancora un’offerta. Nella lettera inviata dal presidente Gozzi si parla infatti di una disponibilità “preliminare e non vincolante”, con l’ipotesi di una nuova società, una newco, che potrebbe essere costituita per portare avanti l’operazione. Prima, però, serviranno verifiche, interlocuzioni con le autorità e una due diligence per capire rischi, costi, perimetro industriale e responsabilità”.
L’attesa per un piano concreto
I sindacati aspettano la convocazione del tavolo al ministero delle Imprese, a settembre, e prendono l’iniziativa con le pinze: la storia di Taranto e di tutta l’ex Ilva è lunga, difficile, segnata da promesse, giravolte, colpi di scena, interventi pubblici e vertenze senza fine. La manifestazione di interesse di Federacciai resta dunque un primo passo, ma tutto da verificare. Per i sindacati non basta annunciare un progetto: servono garanzie, tempi certi e una regia pubblica. "Può essere assolutamente positivo che si parli di acciaio, competenze e marchi italiani, ma al di là di questo, come sempre abbiamo ribadito, a noi interessano i piani", afferma Valerio D'Alò, segretario nazionale Fim Cisl con delega alla siderurgia.
E chiedono di tenere insieme ambiente, lavoro e produzione. Per questo viene sollecitato un intervento pubblico capace di garantire decarbonizzazione, bonifiche e tutela occupazionale. Il rischio indicato è quello di una “bomba sociale senza precedenti”, con migliaia di lavoratori coinvolti tra dipendenti diretti, Ilva in amministrazione straordinaria, appalti e indotto. Un’emergenza che riguarda circa 8mila lavoratori di Acciaierie d’Italia in As, 1.500 di Ilva in As e oltre 2.500 dell’indotto e degli appalti, questi ultimi considerati i più esposti. Al presidente della Repubblica chiedono sostegno e alla premier Giorgia Meloni “fatti” e misure concrete come il blocco dei licenziamenti per l’area ex Ilva e un ammortizzatore sociale speciale, in grado di mettere in sicurezza il reddito dei lavoratori mentre si costruisce un percorso di riqualificazione.