Mps, la mossa di Lovaglio: arriva la doppia offerta su Banca Generali e Bpm
di Andrea GrecoMILANO – Tenendo fede alla sua fama di banchiere mai domo, Luigi Lovaglio ha messo a punto il contrattacco, per evitare che la banca più antica del mondo e lui stesso finiscano stritolati nell’abbraccio partito dalle rivali Intesa Sanpaolo e Unipol a giugno.
Il banchiere lucano ha convocato, mercoledì sera, un cda in agenda oggi alle 9, in cui illustrerà non una ma due progetti di acquisizione, da proporre agli azionisti senesi in alternativa a quella da 30,6 miliardi lanciata da Intesa. Niente è ufficiale: né la banca - o la Consob, dopo le indiscrezioni del Sole 24 Ore - hanno ritenuto di fornire commenti o spiegazioni. Secondo fonti convergenti, oggi l’ad del Monte dovrebbe chiedere la delega al suo cda a finalizzare due distinte operazioni. Se la otterrà - ma ci sono pochi dubbi perché Lovaglio ha il supporto di otto dei 13 consiglieri (e i due dimissionari della lista del cda a lui avversa non sono stati ancora integrati) - potrebbe riconvocare il cda nel fine settimana, per gli …
MILANO – Tenendo fede alla sua fama di banchiere mai domo, Luigi Lovaglio ha messo a punto il contrattacco, per evitare che la banca più antica del mondo e lui stesso finiscano stritolati nell’abbraccio partito dalle rivali Intesa Sanpaolo e Unipol a giugno.
Il banchiere lucano ha convocato, mercoledì sera, un cda in agenda oggi alle 9, in cui illustrerà non una ma due progetti di acquisizione, da proporre agli azionisti senesi in alternativa a quella da 30,6 miliardi lanciata da Intesa. Niente è ufficiale: né la banca - o la Consob, dopo le indiscrezioni del Sole 24 Ore - hanno ritenuto di fornire commenti o spiegazioni. Secondo fonti convergenti, oggi l’ad del Monte dovrebbe chiedere la delega al suo cda a finalizzare due distinte operazioni. Se la otterrà - ma ci sono pochi dubbi perché Lovaglio ha il supporto di otto dei 13 consiglieri (e i due dimissionari della lista del cda a lui avversa non sono stati ancora integrati) - potrebbe riconvocare il cda nel fine settimana, per gli annunci.
L’offerta al 100% per Banca Generali
La prima mossa, inedita e più “difensiva”, prevede un’offerta per il 100% di Banca Generali, la rete di promotori finanziari controllata dall’assicuratore di Trieste al 50,1%. La società vale 7,87 miliardi (+1,66% ieri in Borsa, con l’indice Stoxx banche Europa che cedeva l’1,5%), poco meno del 13,3% di Generali che Mps ha inglobato con la scalata a Mediobanca. Per questo Lovaglio vorrebbe pagare il Leone con azioni Generali, come tentò di fare l’ad di Mediobanca Alberto Nagel l’anno scorso. Ma il testo unico della finanza prescrive che chi compra azioni proprie se le faccia offrire da tutti gli azionisti, non da uno solo; e anche su questo scoglio si schiantò la mossa di Nagel. Per ovviare, e qualora emergessero compratori per la quota in Generali, Lovaglio potrebbe anche venderla prima, e poi pagare Banca Generali in contanti.
Liberarsi del pacchetto in Generali affrancherebbe Mps da diversi appetiti ostili dei suoi rivali; forse anche da quelli di Intesa, che già nel 2017 tentò le nozze con Generali, e che dal 2027, se la sua offerta attesa in Borsa a ottobre andasse a segno, si troverebbe primo azionista nel Leone, che è anche il suo primo concorrente nelle polizze Vita.
L’Ops su Banco Bpm
L’altra operazione congegnata da Mps con gli advisor Ubs e Bofa sarebbe un’Ops (offerta di scambio di azioni) su Banco Bpm, stavolta in forma ostile, non concordata con l’ex popolare milanese. Come noto, già a fine luglio si arenò un tentativo, allora amichevole, di trovare un concambio che portasse alle nozze Banco Bpm e Siena, per creare il progetto di terzo polo bancario - dietro Intesa Sanpaolo e Unicredit - che il governo Meloni persegue fin dall’insediamento.
A luglio fu l’azionista francese Crédit Agricole, al 29,3% in Banco Bpm, a far saltare la trattativa. Dopo un iniziale assenso esplorativo, dato dai suoi quattro consiglieri in Banco Bpm a inizio giugno, i vertici del colosso francese avevano infatti dichiarato, tranchant, che non c’era «nessun progetto concreto tra Mps e Banco Bpm», rivendicando il proprio ruolo di «azionisti indispensabili: nulla si può fare senza o contro di noi». E avevano aggiunto: «Per noi lo scenario preferito è una fusione tra Bpm e Crédit Agricole Italia», un polo alternativo di cui sarebbero agilmente azionisti di controllo. Con simili premesse sarà tutto da inventare il percorso - e le eventuali “concessioni” - che possano convincere il Crédit Agricole ad appoggiare l’Ops ostile di Lovaglio. Molto dipenderà dal prezzo offerto. Ma una parola l’avrà anche il governo, che dispone delle leggi speciali (golden power) e proprio su Bpm lo esercitò, l’anno scorso, per spegnere la scalata di Unicredit.
Per ora l’esecutivo si è messo alla finestra, in attesa degli annunci formali da Siena: come attesta il rinvio, da stamani a martedì 25, dell’incontro tra il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti e le amministrazioni locali toscane, che da settimane chiedono coese e a gran voce di salvaguardare blasone e ruolo del Monte sul territorio.