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La cordata vuole soldi e garanzie dal governo

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ROMA – C’è già chi l’ha ribattezzata la mini-Ilva. Quella senza gli altiforni di Taranto, simbolo passato della forza industriale dell’Italia. Un paradosso. Anche perché in questi giorni ArcelorMittal dice di voler riaprire in Europa tre impianti. Come dire. Il mercato c’è. Ma la situazione si è così incancrenita che la cordata italiana rappresenta l’unica via d’uscita dopo 14 anni di progetti che non sono decollati e miliardi di soldi pubblici spesi. A Taranto, se il progetto decollerà, si potrà vedere in futuro un forno elettrico.

Il governo però ne dovrà mettere altri di fondi, tanti, per garantire la continuità produttiva di Taranto, per gestire l’area a caldo, tra bonifiche, contenziosi e migliaia di esuberi, e per partecipare, con un…

ROMA – C’è già chi l’ha ribattezzata la mini-Ilva. Quella senza gli altiforni di Taranto, simbolo passato della forza industriale dell’Italia. Un paradosso. Anche perché in questi giorni ArcelorMittal dice di voler riaprire in Europa tre impianti. Come dire. Il mercato c’è. Ma la situazione si è così incancrenita che la cordata italiana rappresenta l’unica via d’uscita dopo 14 anni di progetti che non sono decollati e miliardi di soldi pubblici spesi. A Taranto, se il progetto decollerà, si potrà vedere in futuro un forno elettrico.

Il governo però ne dovrà mettere altri di fondi, tanti, per garantire la continuità produttiva di Taranto, per gestire l’area a caldo, tra bonifiche, contenziosi e migliaia di esuberi, e per partecipare, con una quota di minoranza, alla newco che, se le verifiche dei prossimi mesi saranno positive, i 14 imprenditori italiani siderurgici fonderanno per rilevare Acciaierie d’Italia. Il primo impegno, che nella manifestazione è sintetizzato nel «ripartire i rischi», per gli aspiranti proprietari, già ribattezzati come i nuovi capitani coraggiosi prendendo a prestito la vicenda Alitalia, è imprescindibile. Passaggio necessario per formalizzare un’offerta vincolante. Il secondo è facoltativo, ma caldeggiato: i privati auspicano un impegno diretto del pubblico nella nuova compagine.

Il numero uno di Federacciai preferisce non parlare. «Siamo nel mezzo di una gara pubblica - dice Antonio Gozzi dopo la presentazione della manifestazione - non è il tempo delle dichiarazioni, in tutti questi anni si è parlato troppo quando non si doveva parlare. Noi ci mettiamo la faccia. La manifestazione lo dimostra». Un metterci la faccia giudicato positivo anche dal sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che vede bene il rilancio dei laminatoi.

I tempi non saranno brevi. E si attende la convocazione da parte del ministro Adolfo Urso del tavolo a settembre. Ora gli occhi sono puntati su Taranto per capire se e cosa dirà domani la premier Meloni a margine dell’apertura dei Giochi del Mediterraneo.

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