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Usa, blitz del governo sui titoli di Stato per rassicurare i mercati

(reuters)

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Il Tesoro ha raddoppiato i riacquisti dei bond per arginare il boom dei rendimenti. L’inflazione Ue sfiora il 3% annuo
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MILANO – A sorpresa il dipartimento del Tesoro Usa guidato da Scott Bessent ha annunciato che aumenterà, almeno del doppio, gli investimenti nel buyback dei T-Bond. Una mossa per sostenere la liquidità delle obbligazioni a più lunga scadenza, che martedì hanno toccato i massimi dal 2007, con il trentennale volato fino a un massimo del 5,327%. L’annuncio ha avuto il doppio effetto di far scendere i rendimenti dei Treasury e di far salire Wall Street. Il rendimento del decennale Usa è infatti subito sceso di 6 punti base al 4,647%, mentre quello del trentennale ha perso 9 punti base, al 5,237%.

Più soldi sui bond per abbassare i rendimenti in vista delle midterm

Per i Treasury con durata compresa tra 10 e 20 anni e tra 20 e 30 anni, l’importo massimo dei riacquisti passerà quindi dagli attuali 2 miliardi, ad almeno 4 miliardi di dollari. La modifica entrerà in vigore il 9 settembre e resterà valida per il resto dell’attuale trimestre, fino a dopo il voto politico delle elezioni midterm…

MILANO – A sorpresa il dipartimento del Tesoro Usa guidato da Scott Bessent ha annunciato che aumenterà, almeno del doppio, gli investimenti nel buyback dei T-Bond. Una mossa per sostenere la liquidità delle obbligazioni a più lunga scadenza, che martedì hanno toccato i massimi dal 2007, con il trentennale volato fino a un massimo del 5,327%. L’annuncio ha avuto il doppio effetto di far scendere i rendimenti dei Treasury e di far salire Wall Street. Il rendimento del decennale Usa è infatti subito sceso di 6 punti base al 4,647%, mentre quello del trentennale ha perso 9 punti base, al 5,237%.

Più soldi sui bond per abbassare i rendimenti in vista delle midterm

Per i Treasury con durata compresa tra 10 e 20 anni e tra 20 e 30 anni, l’importo massimo dei riacquisti passerà quindi dagli attuali 2 miliardi, ad almeno 4 miliardi di dollari. La modifica entrerà in vigore il 9 settembre e resterà valida per il resto dell’attuale trimestre, fino a dopo il voto politico delle elezioni midterm del prossimo 3 novembre. Il Tesoro fornirà ulteriori indicazioni sulle dimensioni future dei buyback in occasione del prossimo quarterly refunding, previsto proprio per il 4 novembre. Anche perché al rendimento dei bond a lunga scadenza e ai tassi d’interesse sono legati i tassi variabili dei mutui delle famiglie, e quindi un aumento dei rendimenti finirebbe per pesare sulle tasche degli americani, che a novembre andranno a votare.

Analisti scettici: così si svaluta ancora il dollaro

«L’annuncio a sorpresa dei buyback di bond a lunga scadenza – spiegano gli analisti di Deutsche Bank - è un segnale di crescente preoccupazione da parte dell’amministrazione Usa per l’aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro a lunga scadenza. Consideriamo sia il buyback che l’incoraggiamento all’utilizzo del programma di finanziamento della Fed come politiche finanziarie, in forma attenuata, volte a contenere la curva dei rendimenti del trentennale Usa. Ma entrambi rischiano di affossare il dollaro. Se al prezzo di mercato dei T-Bond non viene “permesso” di adeguarsi, il prezzo in valuta estera dei T-Bond in mano agli investitori stranieri lo farà di conseguenza con un indebolimento del dollaro». Non a caso ieri l’euro è salito dello 0,77% a 1,1657 dollari, sui massimi da due mesi, e il biglietto verde si è deprezzato anche nei confronti dello yen a 158,4 (-0,74%). Con il dollaro più debole, è salito il prezzo spot dell’oro tornato ai massimi di giugno pari a 4.491 dollari l’oncia (+3,6%).

Con l’inflazione alta rischio di un aumento dei tassi di Fed e Bce

Peraltro, l’inflazione negli Usa – come del resto quella del Vecchio Continente, resta comunque alta. A luglio, il tasso di inflazione annuo nell’Unione europea è salito al 2,9%, rispetto al 2,8% di giugno (e dal 2,4% del luglio 2025). Negli Usa a luglio l’inflazione (indice CPI) è scesa invece al 3,4%, in rallentamento rispetto al 3,5% registrato a giugno, ma superiore al 2,7% del luglio 2025. «Gli investitori obbligazionari sono preoccupati dall’aumento dell’inflazione, dalla crescita del debito pubblico governativo e dall’invecchiamento della demografia - faceva notare ieri Andrew Ross Sorkin sul New York Times - I bond governativi devono inoltre competere con il record di obbligazioni societarie emesse in questi mesi, per lo più legata al finanziamento degli investimenti nell’IA. L’ironia di questa manovra è che chi fa trading sui T-Bond sta già scommettendo che la Fed dovrà alzare i tassi entro fine anno».

Kevin Warsh - che si è insediato alla presidenza della Fed lo scorso 22 maggio - non ha ancora alzato i tassi, ma se l’inflazione continuasse a rimanere su questi livelli a un certo punto dovrà aumentare il costo ufficiale di chi prende a prestito il denaro. Un rialzo dei tassi negli Usa, come in Europa, comporterebbe un aumento del costo di tutti i debiti sovrani e quindi renderebbe più oneroso per i governi finanziarsi sul mercato. «Se Warsh non agirà di conseguenza – prosegue Deutsche Bank - lo considereremo un ulteriore fattore negativo per il dollaro».

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