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Intesa verso l'esposto alla Consob. I dubbi su passivity rule e cambio di controllo di Mps

Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo dal 2013 (lapresse)

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I legali che assistono la Ca’ de Sass (otto studi) stanno lavorando sulle “evidenti criticità emerse” nel piano di Lovaglio. Approfondimenti sulla tempistica di convocazione dell'assemblea straordinaria del Monte e sulle comunicazioni al mercato
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MILANO – La doppia operazione lanciata da Mps su Banco Bpm e Banca Generali non lascia Intesa Sanpaolo a guardare, neanche sul piano legale. La maggiore banca italiana, che a inizio giugno ha lanciato un’offerta di acquisto e scambio da 30,6 miliardi sul gruppo senese, sta passando al vaglio le comunicazioni ufficiali rese note stamani dal management del Monte, e le dichiarazioni al mercato.

Secondo fonti al lavoro sul dossier, infatti, "alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni e ore e delle evidenti criticità emerse", il team dei legali di Intesa Sanpaolo “sta effettuando accurati approfondimenti per valutare l’opportunità di rappresentare alla Consob osservazioni e considerazioni a tutela dell’integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti”.

Sarebbe strano il contrario, date le circostanze e dato che la banca guidata da Carlo Messina ha ben otto studi legali assoldati per gestire gli aspetti legali, regolamentari, fiscali e autorizzativi della sua…

MILANO – La doppia operazione lanciata da Mps su Banco Bpm e Banca Generali non lascia Intesa Sanpaolo a guardare, neanche sul piano legale. La maggiore banca italiana, che a inizio giugno ha lanciato un’offerta di acquisto e scambio da 30,6 miliardi sul gruppo senese, sta passando al vaglio le comunicazioni ufficiali rese note stamani dal management del Monte, e le dichiarazioni al mercato.

Secondo fonti al lavoro sul dossier, infatti, "alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni e ore e delle evidenti criticità emerse", il team dei legali di Intesa Sanpaolo “sta effettuando accurati approfondimenti per valutare l’opportunità di rappresentare alla Consob osservazioni e considerazioni a tutela dell’integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti”.

Sarebbe strano il contrario, date le circostanze e dato che la banca guidata da Carlo Messina ha ben otto studi legali assoldati per gestire gli aspetti legali, regolamentari, fiscali e autorizzativi della sua operazione: Pedersoli Gattai Studio Legale come principale consulente, ma anche Cintioli & associati, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici, Tombari D'Angelo e associati, Zoppini e associati, Tremonti Partners, Baker McKenzie, infine Wachtell, Lipton, Rosen & Katz.

Uno stuolo di avvocati che stanno leggendo con attenzione le carte, e si stanno confrontando per valutare se non sia il caso di fare un esposto alle autorità di vigilanza. Consob, in prima istanza: ma potrebbe essere anche la Bce, perché dietro le quinte starebbero emergendo diversi rilievi che incrociano l’informativa al mercato e i processi autorizzativi delle scalate annunciate da Luigi Lovaglio. Fonti vicine al dossier segnalano due filoni principali di criticità.

I rilievi sull’informativa e la passivity rule

Il primo riguarda il rispetto della passivity rule, che nel testo unico della finanza obbliga gli amministratori, dato il loro conflitto d’interesse, a non compiere azioni che possano ostacolare un’offerta senza avere l’autorizzazione dell’assemblea straordinaria, tenendo una posizione neutrale per tutelare gli azionisti e lasciare a loro la decisione finale.

L’art. 104 del Tuf chiede, a riguardo, che in caso di “altre offerte” l’assemblea venga convocata tempestivamente, per dare chiarezza agli azionisti sugli scenari alternativi. Ma in questo caso Mps ha convocato molto in là l’assemblea: il 29 ottobre, tra oltre due mesi.

Anche se c’è il precedente di Mediobanca, che l’anno scorso mentre cercava di difendersi – proprio dall’Ops del Monte di Lovaglio – convocò e poi perfino rinviò un’assemblea straordinaria in tempi lunghi per farsi approvare la scalata a Banca Generali (poi bocciata dagli azionisti di Piazzetta Cuccia), si tratta di una tempistica un po’ al limite, perché consentirebbe al management senese di spendere tempo e denaro per attrezzare una doppia misura difensiva che rimane sub iudice dei soci.

Il cambio di controllo su Mps

L’altro filone dei rilievi che i legali di Ca’ de Sass stanno analizzando riguarda la comunicazione del Monte per cui “l’Offerta su Banca Generali non è subordinata al mancato perfezionamento, alla revoca, alla decadenza o all’inefficacia dell’Offerta Intesa Sanpaolo (su Mps), né al mantenimento degli attuali assetti proprietari dell’Offerente”.

In pratica, Lovaglio dichiara che anche se Messina realizzasse la sua operazione conquistando Siena, il piano di creazione del nuovo polo da 70 miliardi andrebbe avanti. Questa, secondo fonti legali vicine al dossier, potrebbe rivelarsi una comunicazione ingannevole, perché lo sfasamento temporale delle scalate concorrenti (Intesa partirà a ottobre-novembre, quelle di Mps sono previste “entro fine febbraio 2027”) potrebbe consentire a Messina di sostituire il management a Siena, o modificarne le strategie. Tra l’altro, anche la Bce, chiamata ad autorizzare la doppia scalata di Lovaglio, potrebbe revocare un eventuale nulla osta in seguito a un cambiamento dell’azionista di controllo a Siena. Uno scenario non esplicitato nelle comunicazioni di Mps, che secondo fonti legali potrebbe fuorviare gli azionisti senesi, inducendoli a rinunciare all’offerta di Messina.

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