Mps, Intesa e gli altri protagonisti: guida aggiornata al risiko bancario
a cura di Raffaele RicciardiCosa ha annunciato il Monte dei Paschi?
Giovedì sera il consiglio di amministrazione di Montepaschi ha approvato, “a maggioranza” perché c’è stata l’astensione critica di quattro consiglieri espressione della lista del cda uscente e di Assogestioni, due Offerte pubbliche di scambio volontarie (Ops) in parallelo sulla totalità delle azioni del Banco Bpm e di Banca Generali. Obiettivo: un terzo polo bancario da 70 miliardi di valore.
Le Ops sono una particolare modalità di Opa (Offerta pubblica di acquisto) nella quale il compratore non prevede un pagamento in contanti, ma offre i propri titoli agli azionisti della società che vuole comperare. Questi, se aderiscono, diventano così soci di una nuova azienda più grande.
Il cda senese, inoltre, ha approvato una distribuzione straordinaria di risorse agli azionisti, da 4 miliardi di euro ovvero 1,209 per azione, in parte cash e in parte assegnando loro azioni delle Assicurazioni Generali, di cui detiene il 13,3% attraverso la controllata Me…
Cosa ha annunciato il Monte dei Paschi?
Giovedì sera il consiglio di amministrazione di Montepaschi ha approvato, “a maggioranza” perché c’è stata l’astensione critica di quattro consiglieri espressione della lista del cda uscente e di Assogestioni, due Offerte pubbliche di scambio volontarie (Ops) in parallelo sulla totalità delle azioni del Banco Bpm e di Banca Generali. Obiettivo: un terzo polo bancario da 70 miliardi di valore.
Le Ops sono una particolare modalità di Opa (Offerta pubblica di acquisto) nella quale il compratore non prevede un pagamento in contanti, ma offre i propri titoli agli azionisti della società che vuole comperare. Questi, se aderiscono, diventano così soci di una nuova azienda più grande.
Il cda senese, inoltre, ha approvato una distribuzione straordinaria di risorse agli azionisti, da 4 miliardi di euro ovvero 1,209 per azione, in parte cash e in parte assegnando loro azioni delle Assicurazioni Generali, di cui detiene il 13,3% attraverso la controllata Mediobanca che ha scalato un anno fa.
Come funziona l’offerta su Bpm?
Essendo una Ops, sia per Banco Bpm che per Banca Generali è stato determinato un “concambio” ovvero un numero di nuove azioni Mps offerte in cambio di quelle detenute in Piazza Meda o nella banca private. Per l’Offerta Banco Bpm, il rapporto di cambio è stato fissato in 1,567 azioni Mps di nuova emissione per ciascuna azione Banco Bpm: significa un prezzo d’offerta 16,729 euro per azione, che non prevede un premio sui prezzi ufficiali del 19 agosto alla luce della extra cedola.
E quella su Banca Generali?
In questo caso, gli azionisti dell’istituto focalizzato sulla consulenza e sui patrimoni riceveranno 6,958 azioni Mps di nuova emissione per ciascuna azione Banca Generali, con un prezzo implicito di 74,284 euro per azione e un premio del 10% sui prezzi del 19 agosto, anche in questo caso tenendo conto della extra cedola.
Cosa si intende per extra-cedola?
Per rendere tutta l’operazione attraente agli occhi dei soci senesi, oltre a proporre le due acquisizioni Lovaglio mette sul piatto una distribuzione straordinaria. Significa un “premio” non previsto agli azionisti. In concreto è un premio misto: in parte in denaro (1 miliardo, 0,302 euro per azione Mps) attraverso le riserve che la banca ha a disposizione. E in parte in azioni di Assicurazioni Generali (3 miliardi, l’equivalente di 0, 0,906 lordi ad azione Mps).
Il piano prevede infatti che Mps completi la fusione di Mediobanca, incorporando così la quota del 13,3% del Leone triestino custodito in Piazzetta Cuccia. A quel punto ne girerebbe ai soci una quota del 4,5% avviando la dismissione di un pacchetto che è diventato il pomo della discordia della finanza italiana (sulle Generali si è giocata la prima battaglia tra Caltagirone-Delfin e la storica gestione di Mediobanca di Nagel) e mantenendo comunque l’8,8% del capitale del Leone.
Cosa succederà dopo?
Diventa ora dirimente il ruolo dei soci. Di quelli senesi, prima, perché essendo Montepaschi oggetto di una offerta (quella di Intesa Sanpaolo in tandem con Unipol) il piano di Lovaglio deve passare da un’assemblea straordinaria (per la cosiddetta “passivity rule”): è già stata convocata per il 29 ottobre.
Determinante sarà allora il ruolo degli eredi Del Vecchio (17,5% del Monte), di Caltagirone (13,5%) del Tesoro che ha ancora il 4,9% di Siena, poi di Bpm (3,7%) e di grandi fondi come Blackrock o di Barclays che hanno quote non distanti dal 5 per cento.
Poi ci sono i soci delle banche “preda”. In questo caso si guarda sostanzialmente da due parti: a Parigi per il Banco Bpm e a Trieste per Banca Generali. Crédit Agricole è infatti il socio forte (vicino al 30%) di Banco Bpm: come già accaduto quando si studiavano le “nozze tra pari” Milano-Siena, se i francesi non vogliono l’operazione possono di fatto stopparla. Per questo si parla di convincerli magari offrendo loro parte degli sportelli che verosimilmente Banco Bpm dovrà cedere per ragioni antitrust, insieme ad accordi commerciali di distribuzione e altri asset che possano esser per loro congeniali. Opzione che fa storcere il naso alla Lega, che passerebbe dalla padella dello spezzatino di Siena alla brace dello spezzatino a Milano.
Banca Generali è invece controllata al 50,17% dalle Assicurazioni Generali, quindi Lovaglio ha bisogno del placet del vertice del Leone guidato da Philippe Donnet.
Mps spiega che qualora tutti gli azionisti coinvolti aderissero alle offerte – e anche considerando il fatto che Mps sta integrando Mediobanca – gli attuali soci di Mps salirebbero al 50,1% del gruppo combinato, gli azionisti Banco Bpm sarebbero al 37,2% e gli azionisti Banca Generali al 12,7%.
Qual è l’obiettivo di Lovaglio?
In primis difendersi dall’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo, con l’appoggio di Unipol-Bper, da oltre 30 miliardi a bocce ferme. È questa l’alternativa che ad ora hanno in mano gli azionisti di Mps, concreta al punto che il 10 settembre si terrà già l’assemblea dei soci di Intesa per lanciare l’aumento di capitale dedicato. Offre 16 azioni Intesa ogni 10 Mps portate in adesione, più un euro cash: è a premio intorno al 2% considerando gli attuali valori di mercato. Intesa terrebbe per sé la metà delle filiali di Mps (oltre 600) e Mediboanca, girando a Unipol-Bper l’altra metà degli sportelli.
Dal punto di vista strategico, Lovaglio continua a sostenere la difesa dell’integrità e del blasone senese, spartito in accordo con il governo e pure l’opposizione dem. “Le Offerte sono finalizzate alla creazione di un nuovo campione nazionale di riferimento, dotato di competenze distintive nel banking, nell’advisory e nel wealth management, attraverso l’unione di marchi iconici, solide radici territoriali e relazioni consolidate con le famiglie, le aziende e le comunità locali”, dice il documento ufficiale. Nascerebbe quel terzo polo bancario a lungo inseguito da Meloni, con 466 miliardi di attivi e promettendo sinergie di 2,6 miliardi. Rispetto al Banco Bpm di Castagna, col quale si parlava appunto già di nozze consenzienti, Lovaglio assicura che “gli obiettivi restano invariati: creare un gruppo più forte, più diversificato e più competitivo”. E invece “l’aggregazione con Banca Generali rappresenta un primo passo verso un più ampio programma di collaborazione industriale con il Gruppo Generali, finalizzato allo sviluppo di nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente rilevanti per entrambe le istituzioni”. L’anno prossimo scade infatti l’intesa che Siena ha con i francesi di Axa sulla distribuzione dei prodotti assicurativi.
Per alcuni l’operazione di Lovaglio è talmente articolata da esser soprattutto un grimaldello per ottenere di più da Carlo Messina, che a fine luglio assicurava draghianamente di esser pronto al “whatever in takes” per completare l’acquisizione del Monte. Possibile un rilancio, sicuramente continuerà a far leva sulle prospettive industriali di un gruppo proiettato verso 2000 miliardi di attività finanziarie, con 2,9 miliardi di sinergie e 61 miliardi di euro da distribuire complessivamente agli azionisti aggregati al 2029.
Se tutte le operazioni andranno avanti, a decidere sarà dunque il mercato.