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Unipol alla finestra dopo le mosse di Lovaglio per Mps. Ci si interroga sulla linea del governo

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Da Bologna si ribadisce che la compagnia è osservatrice dell’operazione senese, in attesa di maggiori dettagli
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MILANO – Al quartier generale di Unipol, dove è tempo di ferie, nessuno vuole commentare gli ultimi colpi di scena del risiko bancario. Ieri, per difendersi dalla scalata di Intesa Sanpaolo, Mps ha approvato una doppia offerta di scambio su Banco Bpm e Banca Generali. Siccome però ancora ieri sera mancava una nota ufficiale di riferimento che spiegasse l’operazione, nessuno voleva sbilanciarsi in commenti, anche ufficiosi.

"Restiamo osservatori della partita" si continua a ripetere dalle parti di Via Stalingrado a Bologna, aggiungendo tra l'altro che l'operazione su Montepaschi, annunciata in tandem con Intesa l'8 giugno, prevede che Unipol scenda in campo acquisendo 635 filiali del gruppo senese solo nel secondo tempo del match. L'offerta, aveva detto allora il pr…

MILANO – Al quartier generale di Unipol, dove è tempo di ferie, nessuno vuole commentare gli ultimi colpi di scena del risiko bancario. Ieri, per difendersi dalla scalata di Intesa Sanpaolo, Mps ha approvato una doppia offerta di scambio su Banco Bpm e Banca Generali. Siccome però ancora ieri sera mancava una nota ufficiale di riferimento che spiegasse l’operazione, nessuno voleva sbilanciarsi in commenti, anche ufficiosi.

"Restiamo osservatori della partita" si continua a ripetere dalle parti di Via Stalingrado a Bologna, aggiungendo tra l'altro che l'operazione su Montepaschi, annunciata in tandem con Intesa l'8 giugno, prevede che Unipol scenda in campo acquisendo 635 filiali del gruppo senese solo nel secondo tempo del match. L'offerta, aveva detto allora il presidente di Unipol Carlo Cimbri, "è di Intesa e noi siamo un derivato di questa operazione, se dovesse avere successo". Va da sé che, se mai non andasse in porto, la compagnia assicurativa non comprerebbe gli sportelli e non potrebbe quindi poi rivenderli, come da piano, alla banca partecipata Bper.

Dalle parti di Bologna c’è chi si interroga anche sulla posizione presa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in una recente intervista a Milano Finanza si è schierata contro "lo smembramento" di Mps, e quindi contro la suddivisione delle filiali senesi tra Intesa e Unipol con Bper, di fatto avallando i piani di Lovaglio. L'operazione della banca milanese e della compagnia bolognese è stata annunciata nei dettagli sin da giugno. Da allora più nulla è cambiato e non si capisce perché il governo abbia deciso di muovere obiezioni ora. Tanto più che, proprio l'8 giugno, interpellato sulla possibilità che il numero uno di Intesa Carlo Messina avesse informato Palazzo Chigi dell'operazione, Cimbri aveva risposto: "Conoscendo la professionalità, la sensibilità e la perizia con cui Intesa opera e la sensibilità di Carlo, penso che qualche interlocuzione l'abbia avuta". Ed è difficile immaginare che lo stesso Cimbri si sia mosso solo al traino di Intesa, senza cioè assicurarsi almeno qualche sponda in area governativa.

Eppure, in questi giorni, dalle parti della maggioranza di centrodestra, c'è chi continua a evocare quello spettro delle cooperative rosse che l'esecutivo Meloni aveva già utilizzato nel 2024 per sbarrare la strada a Unipol e Bper proprio su Mps. Oggi che, alleandosi con la banca di sistema per eccellenza, Cimbri ha deciso di fare un giro un po' più lungo per arrivare a Siena, ecco che il governo torna a esprimere perplessità. Che sia ancora vivo il ricordo della vecchia conversazione su Bnl ("abbiamo una banca?") tra il predecessore di Cimbri, Giovanni Consorte, e Piero Fassino del Pd? È indubbio che le coop prime azioniste di Unipol siano schierate a sinistra ma è altrettanto innegabile che Cimbri, in questi anni, abbia saputo tessere relazioni trasversali, che gli hanno consentito di dare vita a un gruppo assicurativo del valore di Borsa di quasi 20 miliardi (con dividendi in crescita, per la gioia delle stesse coop socie). L'alleanza stretta nel 2012 con la Mediobanca di Alberto Nagel per mettere le mani su FonSai è un esempio.

Del resto, che il legame di Via Stalingrado con il Pd non sia più quello di un tempo lo dimostra proprio il fatto che il Partito democratico abbia in qualche modo preso le distanze dall'operazione di Intesa e Unipol su Mps. In questo quadro ingarbugliato, c'è poi chi si limita a derubricare l'azione del governo e le mosse di Lovaglio al rango di manovre di disturbo, finalizzate a spingere Intesa a offrire più denaro o a cambiare qualche aspetto dell'operazione. Se così fosse, Unipol è pronta sugli spalti per scendere in campo nel secondo tempo della partita su Mps. Altrimenti il match rischia di farsi più complicato.

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