ROMA - «Sarebbe stato meglio che Mps rimanesse un punto di riferimento pubblico». Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e consigliere di Matteo Salvini a palazzo Chigi, insiste: «Abbiamo messo dodici miliardi pubblici per salvare la banca e adesso ci ritroviamo il solito teatrino».
Queste sono le regole del mercato. Per Mps meglio Intesa o il polo con Banca Generali e Bpm?
«Con un’alleanza Mps-Bpm si creerebbe un terzo polo che avrebbe più possibilità di tutelare gli sportelli sul territorio evitando le inevitabili sovrapposizioni che invece si avrebbero con una banca presente su tutto il territorio come Intesa. Ma la vera questione è un altra: serve una banca che faccia la banca, le garanzie vanno date ai risparmiatori».
Come?
«Con il diritto al conto corrente, che però l’Abi osteggia. Uno Stato che obbliga il cittadino a mettere i soldi in banca, altrimenti rischia il carcere, deve allora obbligare anche le banche a fornire il conto corrente. Si fa presto a parlare di scala…
ROMA - «Sarebbe stato meglio che Mps rimanesse un punto di riferimento pubblico». Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e consigliere di Matteo Salvini a palazzo Chigi, insiste: «Abbiamo messo dodici miliardi pubblici per salvare la banca e adesso ci ritroviamo il solito teatrino».
Queste sono le regole del mercato. Per Mps meglio Intesa o il polo con Banca Generali e Bpm?
«Con un’alleanza Mps-Bpm si creerebbe un terzo polo che avrebbe più possibilità di tutelare gli sportelli sul territorio evitando le inevitabili sovrapposizioni che invece si avrebbero con una banca presente su tutto il territorio come Intesa. Ma la vera questione è un altra: serve una banca che faccia la banca, le garanzie vanno date ai risparmiatori».
Come?
«Con il diritto al conto corrente, che però l’Abi osteggia. Uno Stato che obbliga il cittadino a mettere i soldi in banca, altrimenti rischia il carcere, deve allora obbligare anche le banche a fornire il conto corrente. Si fa presto a parlare di scalate che si fanno con i miliardi che i cittadini sono obbligati a dare».
Volete il terzo polo perché temete che Bpm, la banca di riferimento della Lega, resti da sola e quindi preda di altri gruppi?
«Bpm è una banca che ha come riferimento i propri azionisti e i risparmiatori, non la Lega. É da tempo che le banche non seguono più un’agenda politica e si vede: quando devono guadagnare sono private, quando falliscono o perdono allora deve intervenire lo Stato».
Resta il fatto che il terzo polo pone due temi: i francesi primi azionisti e gli sportelli che il Banco dovrebbe cedere per questioni di antitrust. Sono condizioni accettabili per la Lega?
«Primi azionisti non vuol dire capi. La cosa fondamentale è che ci si occupi davvero del territorio. Perché non si coinvolgono le 83 fondazioni bancarie che hanno oggi un patrimonio di 50 miliardi?».
La preoccupazione per il ruolo dei francesi nasce dal timore che la fronda nordista della Lega possa avere un asso nella manica in più per chiedere a Salvini di farsi da parte?
«Non penso proprio. Il ministro dell’Economia (Giorgetti ndr) é lombardo e del Nord, farà il possibile a regole date».
Se dovesse prevalere Intesa, Bpm resterebbe sola. Avete usato il golden power contro Unicredit. Lo userete ancora?
«La priorità è la tutela dei risparmiatori italiani, il governo agirà sempre in questo senso».
Non pensa che farsi intestatari di una soluzione rappresenti un intervento a gamba tesa della politica e un ostacolo al mercato?
«Ma da quel che so il mercato dice sempre che tre è meglio di due. Adesso perché dovrebbe non valere più questa regola?».
Dica la verità, le banche risvegliano la vostra anima sovranista. È un modo per andare più a destra di Vannacci?
«Non so cosa pensi Vannacci delle banche, forse dovrebbe pubblicizzare di più il programma. Per ora ho intravisto solo video fatti con l’IA. Quello che pensa, che ha fatto e fa la Lega invece è noto. Combatte da sempre a fianco di piccoli imprenditori, partite Iva e cittadini che vogliono meno burocrazia e il rispetto delle regole».