✕

Ftse Mib, nuovo look. Più IA con Technoprobe

Ascolta l'audio

La società che opera nei semiconduttori, arrivata a valere oltre 20 miliardi in Borsa, scalda i motori per entrare nel listino principale
3 minuti di lettura

Technoprobe cavalca il boom dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori e, dopo avere più che raddoppiato il valore di Borsa dall’inizio dell’anno, oggi si candida a entrare a settembre nell’indice principale di Piazza Affari, il Ftse Mib.

Il colosso di Cernusco sul Naviglio fondato da Giuseppe Crippa, nell’arco di un trentennio, è diventato il leader mondiale delle probe card, ovvero gli strumenti che servono a testare tutti i chip, tra cui quelli usati per l’intelligenza artificiale; per questo è uno dei fornitori di riferimento di colossi come Nvidia, Apple, Samsung, Qualcomm, Intel e Stmicroelectronics, dove Crippa ha lavorato per 35 anni. L’imprenditore, scomparso nel 2025, ha fondato Technoprobe all’età di 60 anni grazie ai soldi della liquidazione da St, creando dal garage di casa sua un colosso che in Borsa è arrivato a valere oltre 20 miliardi di euro, ovvero quasi la metà del leader italo francese dei chip. Peraltro, Technoprobe, operando in un regime di sostanziale d…

Technoprobe cavalca il boom dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori e, dopo avere più che raddoppiato il valore di Borsa dall’inizio dell’anno, oggi si candida a entrare a settembre nell’indice principale di Piazza Affari, il Ftse Mib.

Il colosso di Cernusco sul Naviglio fondato da Giuseppe Crippa, nell’arco di un trentennio, è diventato il leader mondiale delle probe card, ovvero gli strumenti che servono a testare tutti i chip, tra cui quelli usati per l’intelligenza artificiale; per questo è uno dei fornitori di riferimento di colossi come Nvidia, Apple, Samsung, Qualcomm, Intel e Stmicroelectronics, dove Crippa ha lavorato per 35 anni. L’imprenditore, scomparso nel 2025, ha fondato Technoprobe all’età di 60 anni grazie ai soldi della liquidazione da St, creando dal garage di casa sua un colosso che in Borsa è arrivato a valere oltre 20 miliardi di euro, ovvero quasi la metà del leader italo francese dei chip. Peraltro, Technoprobe, operando in un regime di sostanziale duopolio insieme all’americana FormFactor (che è la metà del gruppo italiano sia per capitalizzazione che per ricavi) continua ad alzare le stime perché il boom dei chip superpotenti per l’IA impone una richiesta almeno pari delle schede per testarli.

Negli ultimi 12 mesi, il gruppo controllato dalla famiglia Crippa e guidato da Stefano Felici ha rivisto al rialzo gli obiettivi di crescita per ben tre volte, e ora prevede di chiudere il 2026 con ricavi in aumento a 1,05-1,1 miliardi (dai 628 milioni di fatturato registrati nel 2025), con un’incidenza dei margini operativi sui ricavi che non ha nulla da invidiare alle industrie del lusso e che è attesa in crescita tra il 46-48% delle vendite (era al 44,4% nel primo semestre).

Gli analisti di Ubs si aspettano che il gruppo italiano chiuda l’anno con 1,08 miliardi di ricavi e ben 347 milioni di utili, vale a dire oltre 3,5 volte in più rispetto ai 97 milioni di profitti registrati a fine 2025. Ma anche per il 2027 gli esperti di Ubs vedono rosa grazie all’importante portafoglio ordini raccolto e all’apertura della nuova succursale cinese. Per Ubs il fatturato del prossimo anno dovrebbe fare un ulteriore balzo sopra quota 1,4 miliardi di euro e i profitti lievitare sopra quota 0,4 miliardi.

L’azienda di Cernusco Lombardone, già presente in 10 nazioni nei tre continenti (ovvero Francia, Germania, Usa, Taiwan, Corea del Sud, Giappone, Malesia, Filippine, Singapore e Cina), ha infatti appena perfezionato una nuova alleanza per raddoppiare la sua presenza vicino a Shanghai. Assieme a un partner locale dell’IA (di cui non si conosce però il nome), che ha investito 35 milioni di dollari rilevando una quota del 30%, verrà aperto sul mercato cinese un nuovo stabilimento di NextProbe Semiconductor (controllato al 70% da Technoprobe). La nuova succursale cinese nella regione di Suzhou è destinata alla produzione e commercializzazione dei prodotti basati sulla tecnologia Tpeg, un mercato in fortissima crescita anche a Pechino, dove secondo il management di Technoprobe - solo per le probe card specializzate per l’IA – nei prossimi anni è destinato a valere «centinaia di milioni di euro». La nuova divisione basata in Cina secondo gli analisti di Equita contribuirà ai ricavi 2027 già per 30 milioni di euro, cifra che è destinata a lievitare a 80 milioni nel 2028 e a superare quota 100 milioni a partire dal 2029.

Secondo gli esperti di Goldman Sachs, Technoprobe ha poi un portafoglio diversificato per testare le Gpu (le Graphics Processing Unit, vale a dire i chip specializzati nel calcolo parallelo per immagini) e le Cpu (Central processing unit, unità centrale di elaborazione), con una buona visibilità degli ordini che fornisce anche una base importante per la crescita futura dei ricavi. Secondo Gs, nel prossimo triennio l’azienda dovrebbe quasi triplicare i ricavi (che al 2028 sono attesi a 1,76 miliardi, dai 628 di fine 2025), il che giustifica una valutazione di 40 euro per azione (o 61 volte gli utili attesi nel 2026 ma solo 31 per il 2028).

A fine 2025 solo due quinti dei ricavi del gruppo arrivano dalle probe card per i chip dell’IA, il resto da quelle per i chip dei computer, degli smartphone, del 5G, dell’Internet of Things, della domotica e dell’automotive. Inoltre, a differenza dei colossi Usa dell’intelligenza artificiale, Technoprobe genera cassa e a giugno aveva una posizione finanziaria netta positiva per 685,9 milioni, risorse con cui l’azienda può autofinanziare la crescita, sia a livello organico (le spese in ricerca e sviluppo nel semestre erano comunque contenute a 27 milioni di euro), che eventualmente per linee esterne.

Dopo essersi quotata all’Euronext growth il 15 febbraio del 2022 al prezzo di 5,7 euro, a settembre Technoprobe esordirà nel FtseMib con una valutazione di oltre cinque volte quella del collocamento di quattro anni fa. Nonostante questa crescita straordinaria, la media degli analisti resta positiva, con target price di circa 40 euro ad azione. Quello che in Usa chiamano un percorso “from zero to hero”, ovvero un miracolo italiano della tecnologia, in un segmento come quello dei semiconduttori che nasce nella valle del silicio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti