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I controdazi del Canada agli Usa: colpiti acciaio, alluminio e moto

Mark Carney, Primo Ministro canadese 
Ottawa prende di mira i prodotti degli Stati repubblicani per un valore di 20 miliardi. Scatteranno l’8 settembre. Trump provoca: “Il lago Ontario si chiamerà lago America”
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NEW YORK – Siccome con Trump è inevitabile scivolare sempre nel pittoresco, la guerra commerciale appena scatenata contro il Canada potrebbe includere anche un’appendice geografica. Come era già accaduto col Golfo del Messico, infatti, il presidente minaccia ora di ribattezzare il Lago Ontario in Lago America, tanto con l’Ontario non ha comunque grande interesse a proseguire le relazioni economiche. Scherzi a parte, questi scambi si sono effettivamente complicati assai, con la decisione annunciata da Ottawa di rispondere ai dazi Usa con misure equivalenti. La guerra dunque è ufficialmente cominciata, e mentre da una parte il capo della Casa Bianca è sicuro di vincerla perché «noi non abbiamo bisogno dei loro prodotti», dall’altra non manca chi prevede la sconfitta americana per motivi non solo economici.

NEW YORK – Siccome con Trump è inevitabile scivolare sempre nel pittoresco, la guerra commerciale appena scatenata contro il Canada potrebbe includere anche un’appendice geografica. Come era già accaduto col Golfo del Messico, infatti, il presidente minaccia ora di ribattezzare il Lago Ontario in Lago America, tanto con l’Ontario non ha comunque grande interesse a proseguire le relazioni economiche. Scherzi a parte, questi scambi si sono effettivamente complicati assai, con la decisione annunciata da Ottawa di rispondere ai dazi Usa con misure equivalenti. La guerra dunque è ufficialmente cominciata, e mentre da una parte il capo della Casa Bianca è sicuro di vincerla perché «noi non abbiamo bisogno dei loro prodotti», dall’altra non manca chi prevede la sconfitta americana per motivi non solo economici.

I controdazi del Canada

La risposta a Trump del premier Carney farà scattare a partire dall’8 settembre dazi fra il 15% e il 50% su circa 700 prodotti, per un valore di circa 20 miliardi di dollari, ossia grosso modo il 7% delle importazioni del Canada dagli Usa. Si va dall’acciaio e l’alluminio alle moto, passando anche per le vongole e il polpo surgelato. Molti di questi beni sono scelti strategicamente per colpire gli Stati repubblicani, nella speranza che gli elettori del presidente facciano pressione su di lui affinché chiuda le ostilità. Ottawa però sa di essere in svantaggio, perché la sua economia vale un dodicesimo di quella di Washington e importa dal vicino prodotti per 272 miliardi di dollari all’anno, esportando invece circa il 90% delle proprie auto. Quindi già prevede di dover spendere più di quanto incasserà dai dazi, per sostenere con sussidi i suoi settori più colpiti, come quello delle quattro ruote.

Il New York Times ha documentato come si è passati dal quasi accordo annunciato da Trump alla guerra. Hanno contribuito le tariffe sulle auto, con l’impressione che gli americani volessero semplicemente strozzare questo settore canadese, ma anche la pretesa di Washington di mettere fine ai programmi per promuovere la lingua francese, oppure determinare la politica estera e commerciale di Ottawa, costringendola ad imporre a Paesi terzi tariffe equivalenti a quelle stabilite contro di essi dagli Usa. Le richieste dell’ultimo momento, avanzate in particolare dal segretario al Commercio Lutnick, hanno fatto saltare l’accordo.

Il problema però non è solo economico. Da quando è tornato alla Casa Bianca Trump si è comportato da bullo col vicino, dicendo che dovrebbe diventare il cinquantunesimo stato degli Usa, un po’ come la Groenlandia. Così, secondo quanto hanno scritto David Frum su Atlantic e Stephen Marche sul New York Times, ha generato un risentimento popolare che va anche oltre l’interesse politico di Carney a fare il duro per guadagnare consenso. Ha motivato i canadesi ad unirsi contro gli Usa, québécois inclusi, come gli americani non sono invece uniti contro il Canada. Ci sarà da soffrire, ma gli aggrediti lo sanno e sono disposti a sopportare più a lungo degli aggressori. Così, secondo Frum, Trump sta ripetendo in Canada l’errore già commesso in Iran.

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