✕

Inflazione Usa oltre le stime, guai per Warsh

Il presidente della Fed Kevin Warsh con il presidente Usa Donald Trump (reuters)

Ascolta l'audio

Il tasso di luglio è al 3,7%. Attesa per l’apertura di Jackson Hole
1 minuti di lettura

ROMA – Inflazione al 3,7% negli Stati Uniti a luglio, oltre le stime. Il tasso è lo stesso di giugno, nonostante gli analisti si attendessero un lieve calo. E quindi lontanissimo da quel 2% che, a giudizio generale delle banche centrali (e come dichiarato dallo stesso Warsh), rappresenta il livello ottimale.

Anche nel confronto mensile i prezzi al consumo dell’indice Pce (personal consumption expenditure) sono saliti dello 0,2%, oltre le attese che si fermavano al più 0,1%. Un andamento che rende sempre più difficile per il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, rinviare un aumento dei tassi d’interesse a settembre. Tanto più che il Pil, che pure nel secondo trimestre ha visibilmente rallentato, ha ancora un tasso di cresci…

ROMA – Inflazione al 3,7% negli Stati Uniti a luglio, oltre le stime. Il tasso è lo stesso di giugno, nonostante gli analisti si attendessero un lieve calo. E quindi lontanissimo da quel 2% che, a giudizio generale delle banche centrali (e come dichiarato dallo stesso Warsh), rappresenta il livello ottimale.

Anche nel confronto mensile i prezzi al consumo dell’indice Pce (personal consumption expenditure) sono saliti dello 0,2%, oltre le attese che si fermavano al più 0,1%. Un andamento che rende sempre più difficile per il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, rinviare un aumento dei tassi d’interesse a settembre. Tanto più che il Pil, che pure nel secondo trimestre ha visibilmente rallentato, ha ancora un tasso di crescita compatibile con un rialzo dei tassi, l’1,5%.

Una ragione in più per tenere gli occhi puntati sull’esordio di Warsh al Simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, al via oggi. L’intervento più atteso è ovviamente proprio il suo, in apertura: dovrebbe dare indicazioni utili agli operatori per capire quale sarà l’orientamento della politica monetaria, in vista della citata riunione di settembre.

Un rialzo a meno di due mesi dalle elezioni di Midterm, previste per l’inizio di novembre, tradirebbe però le aspettative del presidente Trump, mettendogli contro il suo elettorato. E tuttavia un rinvio sine die del rialzo è ingiustificabile dal punto di vista di una ragionevole politica monetaria: a chiedere apertamente un incremento dei tassi, tra l’altro, sono diversi presidenti regionali della Fed.

Senza contare che gli operatori finanziari e gli altri banchieri centrali considerano negativo per il dollaro uno stallo di questo tipo. I dati sull’inflazione sono stati accolti male dai mercati finanziari: a scendere pure le quotazioni dell’oro.

Leggi i commenti