ROMA - Ora il timore è che lo Stretto di Hormuz resti chiuso a lungo. Che la crisi possa cambiare passo. Farsi logorante. Più dura per chi è più fragile. È questa paura che porta il governo a scegliere chi aiutare. A inaugurare la stagione degli sconti mirati. Lo fa Giancarlo Giorgetti, quando al tavolo del Consiglio dei ministri spiega che da qui in avanti i sostegni contro il caro energia non andranno più a tutti. Saranno, invece, «selettivi, sulla base del reddito». Il ministro dell’Economia aggiunge che si terrà conto anche delle «esigenze» dell’autotrasporto e della logistica.
Uno schema a due cerchi. Nel primo c’è chi ha un reddito basso. Chi usa la macchina per andare a lavoro. Chi è costretto a tirare fuori più soldi dal portafoglio perché il pieno dal benzinaio costa di più. Nel secondo ci sono i tir e i furgoni, i mezzi che portano le merci nei supermercati e nei negozi. Anche loro stanno pagando di più i carburanti. Se l’esecutivo ha scelto di includerli nella rete degli ai…
ROMA - Ora il timore è che lo Stretto di Hormuz resti chiuso a lungo. Che la crisi possa cambiare passo. Farsi logorante. Più dura per chi è più fragile. È questa paura che porta il governo a scegliere chi aiutare. A inaugurare la stagione degli sconti mirati. Lo fa Giancarlo Giorgetti, quando al tavolo del Consiglio dei ministri spiega che da qui in avanti i sostegni contro il caro energia non andranno più a tutti. Saranno, invece, «selettivi, sulla base del reddito». Il ministro dell’Economia aggiunge che si terrà conto anche delle «esigenze» dell’autotrasporto e della logistica.
Uno schema a due cerchi. Nel primo c’è chi ha un reddito basso. Chi usa la macchina per andare a lavoro. Chi è costretto a tirare fuori più soldi dal portafoglio perché il pieno dal benzinaio costa di più. Nel secondo ci sono i tir e i furgoni, i mezzi che portano le merci nei supermercati e nei negozi. Anche loro stanno pagando di più i carburanti. Se l’esecutivo ha scelto di includerli nella rete degli aiuti non è per fare contento Matteo Salvini, che con un occhio alle urne punta a concedere gli sconti anche ai tassisti.
L’allargamento del perimetro ai due settori in questione risponde a un’altra logica. Alla necessità di fermare un effetto domino che ha iniziato a prendere forma: l’aumento dei prezzi scaricato sugli scaffali. I pomodori che costano di più perché chi li trasporta compensa così l’esborso extra al distributore. Una soluzione “fai da te” con un effetto collaterale anche questo preoccupante per l’esecutivo. È il rischio che l’inflazione si allarghi, facendosi anche, meglio ancora di più, alimentare oltre che energetica.
Fin qui lo schema, Il titolare del Tesoro non si spinge oltre. Non lo fa perché le misure sono ancora da confezionare. Un’idea, però, c’è già: un buono benzina. Andrebbe ai lavoratori dipendenti con redditi bassi. Sarebbero i datori di lavoro del settore privato, su base volontaria, a erogare il bonus ai propri dipendenti. Il costo a carico dei primi, ma totalmente deducibile. Anche i lavoratori avrebbero un vantaggio: il buono, infatti, non verrebbe tassato. Nessuna domanda da compilare: la somma verrebbe corrisposta sotto forma di fringe benefit, anche se nella maggioranza c’è chi pensa a un voucher cartaceo o digitale perché – è il ragionamento – «se si vede è meglio».
La misura allo studio ricalca il bonus carburante di 200 euro che il governo Draghi mise in campo nella primavera del 2022 per sostenere i dipendenti nell’acquisto dei carburanti. Un intervento nato per contenere i rincari alla pompa causati dalla guerra in Ucraina. E che ora viene ripescato dal centrodestra per fronteggiare l’aumento dei prezzi dei carburanti generato dal conflitto in Iran.
Non sarebbe neppure un inedito perché Giorgia Meloni scelse di prorogare il bonus nel 2023, seppure rendendolo meno conveniente (fu introdotto l’obbligo di versare i contributi), prima di metterlo da parte. Alla fine fu assorbito nel perimetro più generale dei fringe. Ora verrebbe riproposto, ma a differenza della versione del 2022-2023 sarebbe limitato ai soli dipendenti con redditi bassi. Potrebbe invece allargarsi in un altro senso. Verrebbe messo a disposizione anche dei lavoratori autonomi, che potrebbero acquistarlo dai rivenditori, con la possibilità poi di dedurre il costo nella dichiarazione dei redditi.
Altri aiuti sono allo studio per tir e furgoni. Si punta a superare il credito d’imposta, la misura scelta fino ad ora per aiutare il comparto dell’autotrasporto. Ma servono soldi. Ecco perché l’esecutivo lavora già a un contributo a carico delle società petrolifere. L’acconto fiscale per il decreto taglia accise è stata solo una prima richiesta. Nel menù della prossima si punta a riproporre lo stesso impianto, in versione allargata. Ma non si esclude un aumento delle tasse se la crisi dovesse farsi più dura. A mali estremi, estremi rimedi.