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Il rebus dei buoni benzina. A rischio pensionati e disoccupati

Il governo lavora alla misura per i ceti più poveri, difficoltà nel circoscrivere i beneficiari. Vertice a inizio settimana. Lega e FdI spingono per portare il tetto a 50mila euro
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ROMA - Dentro o fuori. Dove tracciare il confine? Ecco la questione che complica già il cantiere del buono benzina, il sostegno ai redditi bassi che il governo sta studiando per inaugurare la stagione degli aiuti selettivi contro il caro energia.

Lo schema abbozzato nelle scorse ore ha già tre buchi. Il primo riguarda la platea. Se la premessa, certificata da fonti di palazzo Chigi, è che il governo vuole aiutare «le fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato», la soluzione non torna ancora. Disoccupati e pensionati rischiano di restare fuori.

La ragione è da ricercare proprio nell’assetto della misura. Il bonus, infatti, andrebbe ai lavoratori dipendenti sotto forma di fringe benefit. Escludendo, quindi, chi un lavoro non ce l’ha. Ma an…

ROMA - Dentro o fuori. Dove tracciare il confine? Ecco la questione che complica già il cantiere del buono benzina, il sostegno ai redditi bassi che il governo sta studiando per inaugurare la stagione degli aiuti selettivi contro il caro energia.

Lo schema abbozzato nelle scorse ore ha già tre buchi. Il primo riguarda la platea. Se la premessa, certificata da fonti di palazzo Chigi, è che il governo vuole aiutare «le fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato», la soluzione non torna ancora. Disoccupati e pensionati rischiano di restare fuori.

La ragione è da ricercare proprio nell’assetto della misura. Il bonus, infatti, andrebbe ai lavoratori dipendenti sotto forma di fringe benefit. Escludendo, quindi, chi un lavoro non ce l’ha. Ma anche chi oggi percepisce la pensione dato che l’aiuto è legato alla presenza di un datore di lavoro. È lui, infatti, che dovrà acquistare il bonus per poi girarlo al dipendente. E qui spunta il secondo buco. Anche se il costo sarà interamente deducibile, quello sostenuto dall’azienda sarà comunque un costo. Per evitare il flop, l’esecutivo punta a rendere l’operazione più conveniente. Ecco perché sul tavolo dei tecnici ci sono due “incentivi”: una maxi-deduzione e una compensazione con un credito d’imposta. Servirebbero a raggiungere l’obiettivo prefissato.

Al netto della scelta dello strumento, fonti dell’esecutivo spiegano che sarà «necessario» prevedere «qualcosa che induca i datori di lavoro a sposare la causa».

I buchi non finiscono qui. Il terzo riguarda sempre il perimetro dei beneficiari. La maggioranza è divisa. La Lega è contraria agli aiuti mirati che sono basati sul reddito. «Non sarei d’accordo a limitare gli aiuti alle fasce più basse», dice Matteo Salvini. E aggiunge: «È impensabile escludere il mondo del lavoro autonomo e delle partite Iva. Non sono lavoratori di serie B».

È un frontale con palazzo Chigi, che pensa a buoni benzina riservati ai lavoratori con Isee o reddito basso. Il riferimento del Carroccio al ceto medio porta dritto a una richiesta: alzare la soglia Isee fino a 50mila euro. Anche in casa Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, c’è chi la pensa allo stesso modo. Tra l’altro – sottolineano alcuni parlamentari meloniani – il tetto a 50mila euro richiamerebbe quello del secondo scaglione dell’Irpef e quindi la riduzione della relativa aliquota, dal 35% al 33%, voluta proprio dal centrodestra.

Ma allargare la platea significherebbe aumentare il costo a carico delle imprese, quindi anche degli strumenti che l’esecutivo dovrebbe mettere in campo per “risarcirli”.Criticità, dubbi, tensioni. Per la premier è già tempo di convocare un nuovo vertice di maggioranza, dopo quello di martedì sull’ultimo decreto “taglia accise”. I leader della coalizione sono attesi a palazzo Chigi all’inizio della settimana prossima. Per mettere a punto gli aiuti selettivi. Ma la selezione non sarà indolore

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