Inverno demografico, senza immigrazione sarebbe glaciazione. E continua la “fuga dei cervelli”
a cura di Osservatorio Conti Pubblici ItalianiNel 2025 le entrate nette dall’estero (arrivi meno partenze) hanno quasi interamente compensato il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) della popolazione, ancora una volta negativo. Nel 2025 le entrate nette sono state 296mila come risultato di 440mila arrivi e di 144mila partenze, come misurate attraverso iscrizioni e cancellazioni all’Anagrafe, a fronte di un saldo naturale di -297mila persone. Conseguentemente la popolazione italiana è rimasta sostanzialmente stabile (una riduzione solo di 1.000 persone), interrompendo il continuo declino in corso dal 2013.
Le entrate nette del 2025 sono state le più elevate dal 2011, anche se sono ormai quattro anni che queste sono nettamente superiori alle 250mila unità, contro livelli inferiori alle 200mila unità nel periodo pre-Covid. Questo aumento delle entrate nette è dominato dagli arrivi di persone di nazionalità estera (ormai circa 350mila all’anno): i moviment…
Nel 2025 le entrate nette dall’estero (arrivi meno partenze) hanno quasi interamente compensato il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) della popolazione, ancora una volta negativo. Nel 2025 le entrate nette sono state 296mila come risultato di 440mila arrivi e di 144mila partenze, come misurate attraverso iscrizioni e cancellazioni all’Anagrafe, a fronte di un saldo naturale di -297mila persone. Conseguentemente la popolazione italiana è rimasta sostanzialmente stabile (una riduzione solo di 1.000 persone), interrompendo il continuo declino in corso dal 2013.
Le entrate nette del 2025 sono state le più elevate dal 2011, anche se sono ormai quattro anni che queste sono nettamente superiori alle 250mila unità, contro livelli inferiori alle 200mila unità nel periodo pre-Covid. Questo aumento delle entrate nette è dominato dagli arrivi di persone di nazionalità estera (ormai circa 350mila all’anno): i movimenti di persone di nazionalità italiana (per esempio italiani che rientrano in Italia dopo anni di lavoro all’estero) sono relativamente limitati.
Ciò detto, nel 2025 il saldo migratorio netto degli italiani è stato di nuovo nettamente negativo (circa 50mila unità). Gli italiani continuano ad andarsene, con una dinamica iniziata dal 2010, anche se il dato dell’anno scorso è stato più basso della media del periodo 2015-2019 (68mila unità). Fra l’altro, i rimpatri si sono ridotti dal 2023 forse per il ridimensionamento, introdotto a fine 2023, degli incentivi fiscali previsti dal Decreto Crescita del 2019 per favorire il rientro dei cosiddetti “cervelli in fuga”.
Cambiano provenienze e destinazioni
Da dove vengono gli stranieri che entrano in Italia? Per rispondere consideriamo ora la composizione dei flussi lordi in entrata: a fronte dei 440mila ingressi lordi nel 2025, 383mila erano cittadini stranieri, di cui oltre 97mila provenivano dal resto dell’Europa. I flussi all’interno dell’Europa riflettono prevalentemente normali trasferimenti in un’area economica altamente integrata e, negli ultimi dieci anni, sono rimasti pressoché costanti. Per questo è più interessante considerare i flussi che provengono da altre parti del mondo.
La principale area di provenienza è stata il subcontinente indiano (88mila con una prevalenza dal Bangladesh), seguito dal Nord Africa (78mila, con una prevalenza dal Marocco) e dall’America Latina, con l’Africa subsahariana solo al quarto posto. Dal 2019 gli afflussi sono aumentati soprattutto dal subcontinente indiano e dal Nord Africa, mentre hanno rallentato gli afflussi dall’America Latina, dopo la forte crescita nel quinquennio precedente.
Aumentano le partenze di diplomati e laureati
Considerando gli italiani che lasciano il Paese, negli ultimi anni la perdita si è spostata verso le fasce di popolazione maggiormente istruite. Tra il 2013 e il 2019 le emigrazioni riguardavano soprattutto le persone con bassa istruzione, aumentate da 38mila unità nel 2013 a 60mila nel 2019; nello stesso periodo, vi è stata una crescita moderata e costante per le emigrazioni delle persone a media e alta istruzione, arrivate fino a 30mila per categoria.
Tra il 2020 e il 2024 le emigrazioni delle persone a bassa istruzione sono calate sotto le 40mila unità all’anno, mentre hanno continuato a crescere quelle di diplomati e laureati. Nel 2025 i tre gruppi erano ormai su livelli simili: 39mila diplomati, 37mila persone con istruzione bassa e 33mila laureati.
La crescita dell’emigrazione dei laureati italiani riguarda soprattutto le persone tra i 25 e i 34 anni. Nel 2025 ne sono partiti 18mila, più del doppio rispetto agli 8mila del 2013; nel 2024 erano stati 25mila, dato però probabilmente influenzato dalle iscrizioni all’Aire di cittadini emigrati precedentemente. Il fenomeno si concentra quindi in una fascia d’età che coincide in larga parte con l’ingresso e il consolidamento nel mercato del lavoro. Per le altre classi di età, i valori sono rimasti stabili tra il 2013 e il 2025.
Il Mezzogiorno subisce una doppia perdita
Passando ai flussi all’interno dell’Italia, il dato più preoccupante riguarda il Mezzogiorno, che subisce una perdita di capitale umano non solo verso l’estero ma anche verso il Centro-Nord. Tra il 2019 e il 2025, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno registrato saldi positivi superiori alle 100mila unità, mentre le perdite maggiori si sono concentrate in Campania, Sicilia e Puglia.
Lo squilibrio è ancora più evidente tra i laureati. Nel 2025 il Mezzogiorno ha perso quasi 19mila laureati a favore del resto del Paese; tra 2013 e 2025 la perdita cumulata è stata di 262mila unità. Le regioni che hanno perso più capitale umano qualificato sono state Campania (-75mila), Sicilia (-62mila) e Puglia (-52mila), mentre la Lombardia ha attratto il maggior numero di laureati (+121mila).