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Il riassetto della Delfin al centro del risiko bancario

LEONARDO MARIA DEL VECCHIO PRESIDENTE LMDV 

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Le prossime mosse della famiglia Del Vecchio, che non ha ancora raggiunto un accordo sulla successione del fondatore di Luxottica, influiscono non solo su Essilux ma anche sugli assetti di potere della finanza italiana
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L’ultimo colpo di scena in casa Del Vecchio ha come protagonista ancora una volta Leonardo Maria, uscito sbattendo la porta dall’azienda di famiglia, EssilorLuxottica. Le vere motivazioni alla base del gesto non sono ancora chiare ma di sicuro il quartogenito del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, ha voluto accompagnare le sue dimissioni dalle cariche operative con parole poco lusinghiere nei confronti della gestione dell’azienda, affidata a Francesco Milleri. Uno stile di gestione «impersonale» e «distante» dalle persone che ci lavorano e che sarebbe molto diverso dai valori tramandati dal padre, che quell’azienda ha costruito.

Gli interrogativi

Una presa di distanze arrivata come un fulmine a ciel sereno che ha fatto sorgere interrogativi sia sul futuro degli assetti azionari del gruppo sia sulla continuità in azienda. Da questo momento in poi, infatti, Leonardo Maria giocherà la sua partita solo come azionista al 12,5% della Delfin, la cassaforte lussemburghese che contr…

L’ultimo colpo di scena in casa Del Vecchio ha come protagonista ancora una volta Leonardo Maria, uscito sbattendo la porta dall’azienda di famiglia, EssilorLuxottica. Le vere motivazioni alla base del gesto non sono ancora chiare ma di sicuro il quartogenito del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, ha voluto accompagnare le sue dimissioni dalle cariche operative con parole poco lusinghiere nei confronti della gestione dell’azienda, affidata a Francesco Milleri. Uno stile di gestione «impersonale» e «distante» dalle persone che ci lavorano e che sarebbe molto diverso dai valori tramandati dal padre, che quell’azienda ha costruito.

Gli interrogativi

Una presa di distanze arrivata come un fulmine a ciel sereno che ha fatto sorgere interrogativi sia sul futuro degli assetti azionari del gruppo sia sulla continuità in azienda. Da questo momento in poi, infatti, Leonardo Maria giocherà la sua partita solo come azionista al 12,5% della Delfin, la cassaforte lussemburghese che controlla il 32% di EssilorLuxottica, a cui si aggiungono le partecipazioni finanziarie: il 17,5% di Mps, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit, il 26% di Covivio. Tutte partecipazioni che hanno un peso e che sono al centro del cosiddetto risiko bancario, dunque sono in grado di spostare gli equilibri del potere finanziario in Italia. L’attenzione sulle prossime mosse della famiglia Del Vecchio è dunque massima, sia perché possono influire sul destino di una grande multinazionale come EssilorLuxottica, sia perché possono portare acqua al mulino dei diversi gruppi di potere.

La holding e le sue partecipazioni

Lo snodo più importante e decisivo riguarda la governance della Delfin che è legata a doppio filo con la successione Del Vecchio, non chiusa dopo quattro anni dalla scomparsa del fondatore di Luxottica. Come deciso da quest’ultimo prima di morire, le regole statutarie assegnano tutto il potere a un cda composto da cinque persone ed eletto a tempo indeterminato. Ne fanno parte il presidente Milleri, l’ad Romolo Bardin, il notaio Mario Notari, l’avvocato Aloyse May e il professionsta Giovanni Giallombardo. Nessun famigliare o erede azionista di Delfin siede in cda e di conseguenza tutte le decisioni spettano a questo organo che ha tutti i poteri e non ha l’obbligo di confrontarsi con gli azionisti. In pratica, nella holding c’è una netta separazione tra proprietà e management, separazione che si trasferisce su EssilorLuxottica in quanto Delfin, in qualità di prima azionista, ha il potere di definire la lista di maggioranza.

Il blocco sui dividendi

Questo potere incondizionato, voluto da Leonardo Del Vecchio, è stato però sin da subito contestato da alcuni eredi, in particolare dai figli più piccoli, Luca e Clemente, avuti agli inizi degli anni 2000 dalla compagna Sabina Grossi. Accettando l’eredità con il beneficio di inventario, insieme alla sorella più grande Paola, hanno così bloccato l’assegnazione di un corposo pacchetto di azioni Essilux a Milleri, stabilito da Del Vecchio con un legato. E poi hanno impedito la distribuzione ai soci di dividendi sugli utili della Delfin eccedenti la quota minima del 10%. Luca, Clemente e Paola Del Vecchio lo hanno potuto fare perché lo statuto della società lussemburghese prevede una maggioranza di almeno sei soci su otto (vale a dire due terzi del capitale) per rendere effettiva la distribuzione dei dividendi.

Questa tattica di bloccare tutto sta ottenendo i suoi effetti, soprattutto nei confronti di Leonardo Maria, che tra gli otto è il socio più indebitato e dunque quello che più necessita di liquidità. Lmdv (come viene chiamato in sigla Leonardo Maria) ha chiesto prestiti alle banche basandosi solo sulla propria firma poiché le azioni della Delfin non possono essere date in garanzia se non con il consenso di tutti gli altri soci, impossibile da ottenere. La sua esposizione è arrivata almeno a 1,3 miliardi e per coprire gli oneri finanziari occorrono almeno 100 milioni all’anno. Per tentare di divincolarsi da questa situazione di stallo Lmdv ha provato a comprare le azioni del fratello Luca e della sorella Paola ma occorrevano 10 miliardi di prestiti dalle banche che avrebbe dovuto garantire la Delfin. La quale si è opposta grazie a una decisione che ha visto protagonisti Bardin, May e Giallombardo, che hanno per la prima volta messo in minoranza Milleri e Notari all’interno del cda Delfin.

Il possibile riavvicinamento

Lmdv non è così riuscito a diventare primo azionista Delfin e su di lui ora pesano anche penali per 500 milioni per non aver acquistato il 25% dai fratelli come scritto in un contratto. Con la liquidità che scarseggia, le attività del family office (Twiga, Fiuggi, QN) che bruciano cassa e le banche creditrici che cominciano a innervosirsi, Lmdv ha pensato bene di cambiare strategia. Rompere i ponti con Milleri può avere il significato di riavvicinarsi al fronte famigliare, che considera spropositato il potere assegnato al manager a capo di EssilorLuxottica, e rendere più probabile il cambio delle regole di governance della Delfin.

Un passo di questo tipo sarebbe possibile, secondo lo statuto pensato dal padre, solo se tutti e otto i soci sono d’accordo. Occorre l’unanimità ed è possibile che ora Lmdv riallacci i rapporti con gli altri soci per arrivare a una soluzione condivisa. Vorrebbe dire un consiglio di amministrazione eletto a tempo determinato e non a vita, una soglia minima di dividendi superiore all’attuale 10% e regole chiare per chi vuole uscire dalla compagine societaria monetizzando la propria quota. Se ciò dovesse effettivamente avvenire, potrebbe sbloccarsi la successione e i soci eredi potrebbero in futuro avere in mano le sorti della Delfin e di EssilorLuxottica.

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