Più coppie senza figli, Rosina: “Aule vuote e sanità in crisi, non avremo i cittadini di domani”
di Massimo FerraroAlessandro Rosina, docente della Cattolica
ROMA – Un Paese senza figli è un Paese senza i cittadini di domani. E quindi senza futuro. Arriva qui il ragionamento del professor Alessandro Rosina, ordinario alla Cattolica di Milano in Demografia, autore del libro La scomparsa dei giovani. «Per correggere lo scenario Istat bisogna intervenire ora. Perché se si avvererà, per l’Italia sarà finita».
Professore, quale sarà l’impatto di quello scenario per il nostro sistema pensionistico?
«Aumenterà la spesa pubblica e diminuirà la popolazione che dovrebbe sostenerla. I nuovi lavoratori saranno più tassati, andranno più tardi in pensione con un assegno più magro. Con un effetto velenoso. Negli anni del boom la promessa era: togliere poco a tanti lavoratori per dare tanto a pochi pensionati. Domani, e in verità già oggi, chiediamo a pochi lavoratori di dare tanto per erogare, sempre meno, a tanti pensionati. I giovani ci stanno a pagare sempre di più per tenere in piedi un sistema che potrà investire sempre meno per loro?».
ROMA – Un Paese senza figli è un Paese senza i cittadini di domani. E quindi senza futuro. Arriva qui il ragionamento del professor Alessandro Rosina, ordinario alla Cattolica di Milano in Demografia, autore del libro La scomparsa dei giovani. «Per correggere lo scenario Istat bisogna intervenire ora. Perché se si avvererà, per l’Italia sarà finita».
Professore, quale sarà l’impatto di quello scenario per il nostro sistema pensionistico?
«Aumenterà la spesa pubblica e diminuirà la popolazione che dovrebbe sostenerla. I nuovi lavoratori saranno più tassati, andranno più tardi in pensione con un assegno più magro. Con un effetto velenoso. Negli anni del boom la promessa era: togliere poco a tanti lavoratori per dare tanto a pochi pensionati. Domani, e in verità già oggi, chiediamo a pochi lavoratori di dare tanto per erogare, sempre meno, a tanti pensionati. I giovani ci stanno a pagare sempre di più per tenere in piedi un sistema che potrà investire sempre meno per loro?».
Cosa cambierà per sanità e assistenza?
«Aumentando la popolazione over 80, la spesa pubblica si sposterà ancora di più su alcuni ambiti come oncologia, cardiologia, neurologia, cure di lungo periodo. In casa, famiglie sempre meno numerose, e spesso ormai lontane dalle città di origine, dovranno farsi carico dell’assistenza per più anni. Con gli effetti deleteri che già conosciamo sull’occupazione femminile. Ma è solo un aspetto: l’invecchiamento colpirà di più le aree fragili del Paese e già soggette a spopolamento, dal sud alle zone interne. Senza nuovi e necessari servizi, come l’assistenza domiciliare integrata, quei territori imploderanno».
Come cambierà il lavoro?
«Un dato: secondo l’Ocse, siamo il Paese più esposto al rischio di trovarsi con un rapporto 1 a 1 tra lavoratori e pensionati. Ed è insostenibile. Dove saranno gli infermieri, gli ingegneri, i maestri, le scienziate? Già oggi molti settori faticano a trovare manodopera. Agricoltura, edilizia, istruzione, manifattura. Ma non solo. Se non si corregge il tiro, migliaia di aziende dovranno chiudere e interi settori si troveranno in difficoltà. Qui l’immigrazione gioca un ruolo fondamentale, già oggi ha un impatto positivo anche sul saldo demografico. Ma da sola non basta».
Se il trend continua, le aule saranno vuote.
«Non è solo una questione, pur drammatica, di strutture che dovranno chiudere. Il discorso si amplia. Con i banchi vuoti, a chi verrà insegnata la geografia, la storia, la letteratura italiana, la Costituzione? Senza trasmissione del sapere, non nasce il cittadino di domani. L’effetto è concreto. Senza giovani è impossibile immaginasi il futuro: sono loro che devono portare quello sguardo. Imparando dalle generazioni precedenti, problematizzando il presente, costruendo una visione nuova e trovando soluzioni».
Come invertire la rotta?
«Non ci sono ricette facili. Bisogna dare ai giovani condizioni migliori affinché si sentano coinvolti nel progetto Paese. L’occupazione femminile deve aumentare. E valorizzare i senior attivi, gli over 65 che con i benefici della longevità sono una risorsa nel supporto ai giovani, nella consulenza, nel volontariato. Ma soprattutto, bisogna capire che questa è una sfida generazionale, con un respiro ben più ampio delle scadenze elettorali».