ROMA – L’inflazione torna a mordere, il Pil arranca e il lavoro si ferma. Ad agosto i prezzi accelerano al 3,3%, spinti dalla nuova fiammata dell’energia, mentre nel secondo trimestre l’economia cresce appena dello 0,2%, con l’industria di nuovo in recessione e i salari che continuano a perdere terreno rispetto ai prezzi. A luglio l’occupazione resta praticamente ferma e mostra le sue crepe: il tasso femminile scende al 54,5%, mentre i giovani perdono posti. Tre segnali che compongono la stessa fotografia: crescita debole, potere d’acquisto ancora sotto pressione e un mercato del lavoro tenuto in piedi soprattutto dagli over 50.
Inflazione, la fiammata d’agosto
L’inflazione torna a mordere. Ad agosto sale al 3,3% annuo, dal 2,9 di luglio, e por…
ROMA – L’inflazione torna a mordere, il Pil arranca e il lavoro si ferma. Ad agosto i prezzi accelerano al 3,3%, spinti dalla nuova fiammata dell’energia, mentre nel secondo trimestre l’economia cresce appena dello 0,2%, con l’industria di nuovo in recessione e i salari che continuano a perdere terreno rispetto ai prezzi. A luglio l’occupazione resta praticamente ferma e mostra le sue crepe: il tasso femminile scende al 54,5%, mentre i giovani perdono posti. Tre segnali che compongono la stessa fotografia: crescita debole, potere d’acquisto ancora sotto pressione e un mercato del lavoro tenuto in piedi soprattutto dagli over 50.
Inflazione, la fiammata d’agosto
L’inflazione torna a mordere. Ad agosto sale al 3,3% annuo, dal 2,9 di luglio, e porta già al 2,9% l’inflazione acquisita per l’intero 2026. Significa che, anche se i prezzi restassero fermi da qui a dicembre, la media dell’anno sarebbe comunque quasi al 3%. La fiammata estiva arriva dopo una risalita che ha segnato tutta la prima parte dell’anno: dall’1% di gennaio all’1,5% di febbraio, poi 1,7% a marzo, 2,7% ad aprile e 3,2% a maggio. Una breve frenata a giugno, al 3%, e luglio, al 2,9%. Ora il nuovo scatto.
Il motore è quasi interamente l’energia. Gli energetici passano dall’11,6% al 17% annuo e rincarano del 2,8% nel solo mese di agosto. I regolamentati accelerano al 18,8%, i non regolamentati al 16,9%. Dietro le medie, aumenti molto più pesanti: gas tutelato +31,3%, gasolio da riscaldamento +31,7%, gasolio per autotrazione +26,7%, benzina +16,3%, quasi il doppio dell’8% di luglio. L’elettricità sul mercato libero arriva al 17,9%.
È questa spinta che cambia la fotografia dell’inflazione. I beni accelerano dal 3,2% al 4,1%, mentre i servizi rallentano dal 2,7% al 2,4%. E il grafico Istat sui contributi mostra con chiarezza che la quota di gran lunga maggiore del 3,3% viene proprio dagli energetici non regolamentati.
La fiammata, almeno per ora, non si è propagata a tutto il paniere. L’inflazione di fondo scende infatti dall’1,6% all’1,5%. Gli alimentari restano complessivamente all’1,1% e il “carrello della spesa” all’1%. Ma ciò che le famiglie comprano più spesso corre molto di più: i prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono dal 3,4% al 4,3%.
Pil, crescita lenta tra Pnrr e industria debole
Il Pil cresce, ma sempre al rallentatore. Nel secondo trimestre avanza dello 0,2% sul primo e dell’1% sull’anno, confermando le stime preliminari diffuse dall’Istat a fine luglio. La crescita acquisita per il 2026 resta allo 0,8%. Nel confronto internazionale l’Italia fa meglio della Francia, ferma nel trimestre, ma peggio della Germania (+0,3%) e soprattutto della media dell’Eurozona (+0,4%). Su base annua Italia, Germania e area euro sono tutte a +1%, contro il +0,5% francese.
Ma dietro il dato medio si allargano le crepe. La tenuta dell’economia appare sempre più legata alla spinta del Pnrr: le costruzioni salgono dell’1,5% e gli investimenti in fabbricati non residenziali e altre opere volano del 7,4%, mentre crollano del 7% quelli nelle abitazioni e del 2,3% macchinari e impianti. L’industria in senso stretto torna pesantemente in rosso: -1% nel trimestre e -0,5% sull’anno.
Nel caos globale di guerre, dazi e tensioni commerciali si ribalta poi il contributo dell’estero: la domanda estera netta sottrae 0,3 punti al Pil, con le esportazioni che crescono solo dello 0,8% contro importazioni a +1,7%. E peggiora anche il rapporto dei prezzi con l’estero: il deflatore delle importazioni sale del 4,8%, quello delle esportazioni dell’1,6%. In pratica, ciò che l’Italia compra dall’estero costa molto di più rispetto al trimestre precedente; ciò che l’Italia vende all’estero aumenta di prezzo molto meno.
La crescita resta così affidata alla domanda interna: consumi delle famiglie +0,4%, investimenti +0,3%, più 0,2 punti dalle scorte. Ma le ore lavorate aumentano dello 0,3%, più del Pil (+0,2%): la produttività oraria implicita arretra leggermente. E continua l’erosione del potere d’acquisto: i redditi da lavoro dipendente pro capite salgono dello 0,6% nel trimestre e del 2,5% sull’anno, meno dei prezzi impliciti dei consumi delle famiglie, rispettivamente +1,3% e +2,8%.
Occupazione ferma, la spinta arriva dagli over 50
Il lavoro si ferma. A luglio l’Italia conta 24 milioni 370mila occupati, il livello più alto di sempre. Ma il record vale appena 2mila posti in più rispetto a giugno: una variazione praticamente nulla. Dietro la stagnazione si muovono tendenze opposte. Crescono gli uomini, i dipendenti permanenti e gli autonomi. Calano le donne, i contratti a termine e quasi tutte le fasce d’età. L’unica eccezione sono i 35-49enni.
I nodi più evidenti riguardano donne e giovani. In un mese si perdono 17mila occupate, mentre le disoccupate aumentano di 16mila. Il tasso di occupazione femminile scende al 54,5%, contro il 71,8% degli uomini. Tra i 15-24enni gli occupati diminuiscono di 22mila a luglio e di 55mila in un anno. Il loro tasso di occupazione arretra al 17,1%, mentre la disoccupazione sale al 18,9% e l’inattività sfiora il 79%.
A tenere in piedi i dati è soprattutto l’onda degli over 50, alimentata dall’invecchiamento della popolazione e dalla permanenza più lunga al lavoro. In un anno gli occupati con almeno 50 anni aumentano di 364mila: più dell’intero incremento complessivo, pari a 307mila. Senza di loro il saldo sarebbe negativo.
Anche il bilancio dei primi sette mesi è positivo, ma perde slancio. Rispetto a dicembre gli occupati sono aumentati di 232mila. Quasi due terzi della crescita si concentrano però nel balzo di aprile: da allora il guadagno è di appena 7mila unità.
Nella media gennaio-luglio gli occupati sono 174mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e i disoccupati 153mila in meno. Migliora la composizione, con più permanenti e meno contratti a termine. Ma dietro il record resta un mercato sempre più anziano, con giovani e 35-49enni in arretramento.