MILANO – Per un Paese come l’Italia, che consuma più di quanto produce, l’energia è un bene da preservare con cura. O, per utilizzare un lessico economico, che necessita di investimenti.
Investire sul sistema per risparmiare in bolletta
Nei prossimi dieci anni, il settore elettrico sarà in grado di mobilitare fino a 200 miliardi di euro aggiuntivi rispetto a quanto già previsto, da destinare alla generazione di energia rinnovabile, allo sviluppo della rete di trasmissione e distribuzione e alla flessibilità del sistema. Una cifra tale da provocare effetti a catena sull’economia e sulle tasche dei consumatori. Il primo e più diretto è un risparmio in bolletta, stimato nel complesso in 20 miliardi all’anno.
Senza contare i posti di lavoro (fino a 166 mila occupati l’anno, secondo gli esperti) che un’iniziativa di tale calibro porterebbe generare per il settore elettrico, primo a livello industriale per investimenti e che sul Pil tricolore pesa per il 3 per cento. Questi calcoli sono i p…
MILANO – Per un Paese come l’Italia, che consuma più di quanto produce, l’energia è un bene da preservare con cura. O, per utilizzare un lessico economico, che necessita di investimenti.
Investire sul sistema per risparmiare in bolletta
Nei prossimi dieci anni, il settore elettrico sarà in grado di mobilitare fino a 200 miliardi di euro aggiuntivi rispetto a quanto già previsto, da destinare alla generazione di energia rinnovabile, allo sviluppo della rete di trasmissione e distribuzione e alla flessibilità del sistema. Una cifra tale da provocare effetti a catena sull’economia e sulle tasche dei consumatori. Il primo e più diretto è un risparmio in bolletta, stimato nel complesso in 20 miliardi all’anno.
Senza contare i posti di lavoro (fino a 166 mila occupati l’anno, secondo gli esperti) che un’iniziativa di tale calibro porterebbe generare per il settore elettrico, primo a livello industriale per investimenti e che sul Pil tricolore pesa per il 3 per cento. Questi calcoli sono i principali risultati dello studio “L’elettricità per un’Italia più sicura e competitiva” a cura di The European House - Ambrosetti in collaborazione con Elettricità Futura, associazione del comparto legata a Confindustria, e che sarà presentato sabato a Cernobbio.
Domanda elettrica destinata a crescere
L’occhio degli esperti è rivolto al futuro, quando l’elettrificazione dei consumi e lo sviluppo dei data center infiammeranno la domanda di energia. Con una disponibilità limitata di fonti fossili - e il desiderio di affrancarsi dai consumi più inquinanti - l’Italia avrà bisogno di cercare altrove nuova capacità per alimentare la propria economia. E la risposta potrebbe trovarla nelle fonti verdi.
Qualche numero: al 31 luglio 2026, sul suolo italiano si contavano 87,7 gigawatt di capacità green, fotovoltaico, idroelettrico ed eolico in primis (erano 84 a fine 2025). Entro il 2035 la somma dovrebbe salire a 159, per poi accelerare ancora entro il 2040, arrivando a sfiorare i 192 GW.
L’effetto di un mix più green
L’effetto sulle bollette passa dal modo in cui in Italia si forma il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (Pun), quello pagato dalle utility e dalle aziende energivore, spesso agevolate nei pagamenti. A dettare il prezzo è la fonte più cara, che in molte ore della giornata corrisponde al gas. Se le più economiche rinnovabili trovassero più spazio nel mix di generazione il prezzo all’ingrosso - e i conti di chi lo paga - ne gioverebbero.
Ma le famiglie invece, quanto spendono in Italia? Numeri alla mano, le bollette non sono tanto più salate di quelle europee e sono perfino più economiche di quelle tedesche. Il motivo è semplice: al costo della componente energetica - quella sì, nel Bel Paese è più cara - vanno sommati oneri di rete e di sistema, oltre alle tasse, che riportano il dato complessivo in linea con la media dell’area euro (351 il valore italiano contro 343).
Meno favorevole è la posizione delle imprese non energivore, penalizzate dalla maggior incidenza degli oneri di sistema rispetto alle concorrenti comunitarie. Ebbene, per la piccola realtà imprenditoriale il prezzo medio in Italia è di 254 euro al megawattora, in un posizione intermedia tra i 200 della Francia e i 263 della Germania. Lo stesso vale per la media impresa, con 223 contro, rispettivamente, 163 e 226, e per quella di grandi dimensioni, 204 contro 126 e 210.
Soluzioni al caro energia
Confronti a parte, il caro energia continua a erodere i bilanci di famiglie e imprese. E per spezzare questa catena gli esperti sono ormai concordi nell’affermare che non esista un’unica soluzione ma un ventaglio di interventi da mettere in campo.
Alcuni già esistono, come i contratti per differenza o di lungo periodo (Ppa), che consentono al consumatore di accedere a tariffe più vantaggiose, disaccoppiando di fatto il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Altri richiedono uno sforzo burocratico, come quello necessario a sbloccare i quasi quattro mila progetti, per circa 150 GW, rimasti incagliati nell’iter autorizzativo. O la revisione del sistema di tassazione. Il lavoro è molto, meglio mettersi all’opera.
©RIPRODUZIONE RISERVATA