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Salvini contro l’Isee: “I bonus raramente agli italiani”. Ma i dati del ministero lo smentiscono

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Il vicepremier vuole cambiare l’indicatore in manovra. Ma l’82% delle famiglie con Isee è composto solo da italiani e quasi nove su dieci hanno almeno un componente italiano
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ROMA – «I bonus finiscono sempre ai soliti che raramente sono italiani». Il vicepremier Matteo Salvini apre il fronte dell’Isee mentre il governo cerca una nuova formula per gli aiuti contro il caro carburanti. E annuncia che la Lega porterà in manovra una revisione dell’indicatore perché, sostiene, «esclude una gran parte della popolazione da qualsiasi tipo di contributi».

Ma almeno una parte dell’accusa del vicepremier non supera la prova dei numeri. A dirlo non è un’associazione o l’opposizione. È il ministero del Lavoro nel Rapporto di monitoraggio Isee 2024, pubblicato nell’aprile scorso sulla base dei dati Inps.

Isee, l’82% delle famiglie è composto solo da italiani

Partiamo dalla cittadinanza. Nel 2024 l’88,8% dei nuclei familiari che hanno present…

ROMA – «I bonus finiscono sempre ai soliti che raramente sono italiani». Il vicepremier Matteo Salvini apre il fronte dell’Isee mentre il governo cerca una nuova formula per gli aiuti contro il caro carburanti. E annuncia che la Lega porterà in manovra una revisione dell’indicatore perché, sostiene, «esclude una gran parte della popolazione da qualsiasi tipo di contributi».

Ma almeno una parte dell’accusa del vicepremier non supera la prova dei numeri. A dirlo non è un’associazione o l’opposizione. È il ministero del Lavoro nel Rapporto di monitoraggio Isee 2024, pubblicato nell’aprile scorso sulla base dei dati Inps.

Isee, l’82% delle famiglie è composto solo da italiani

Partiamo dalla cittadinanza. Nel 2024 l’88,8% dei nuclei familiari che hanno presentato l’Isee comprende almeno un cittadino italiano. L’82,1% è composto esclusivamente da italiani, il 6,7% da famiglie miste. Solo l’11,2% è formato esclusivamente da cittadini stranieri.

Numeri difficilmente conciliabili con l’affermazione secondo cui bonus bebè, bonus affitti, case popolari e altri aiuti andrebbero «raramente» agli italiani.

C’è una presenza straniera nell’universo Isee superiore al peso registrato tra le famiglie residenti, questo sì. Ma la differenza è contenuta. Secondo il confronto utilizzato dallo stesso ministero, le famiglie composte solo da stranieri rappresentano il 9,4% delle famiglie residenti considerate dall’Istat e l’11,2% di quelle con Isee. Le famiglie miste passano dal 4% al 6,7%.

Perché gli stranieri sono un po’ più presenti

E il rapporto ministeriale spiega anche perché. Tra le famiglie straniere l’incidenza dei nuclei con figli minori è quasi doppia rispetto a quella delle famiglie italiane. E proprio le famiglie con minori sono una delle componenti più importanti della popolazione Isee.

Tenendo conto di questa diversa struttura familiare, osserva il ministero, la maggiore presenza degli stranieri nell’universo Isee «appare meno significativa».

Non solo. La presenza di cittadini stranieri varia molto secondo la prestazione richiesta. Supera un quinto nelle famiglie con minori, mentre scende al 10,1% tra i nuclei che presentano una Dsu per prestazioni universitarie e all’8,8% tra quelli con persone con disabilità.

Chi fa davvero l’Isee

C’è poi un equivoco di fondo. L’Isee non è un censimento della popolazione italiana. È uno strumento utilizzato soprattutto per chiedere prestazioni sociali agevolate. E quindi è del tutto normale che la sua platea sia più povera della media nazionale.

Nel 2024 hanno avuto un Isee 26,5 milioni di persone, il 44,9% dei residenti, appartenenti a 9,3 milioni di nuclei familiari. Non significa che il restante 55% sia stato «escluso» dall’Isee: semplicemente gran parte delle famiglie che non deve richiedere una prestazione collegata all’indicatore non ha motivo di presentare la Dichiarazione sostitutiva unica.

Lo dimostra anche la storia recente. Le dichiarazioni Isee sono esplose quando sono arrivate nuove prestazioni: +20% nel 2019 con il Reddito di cittadinanza e +19% nel 2022 con l’Assegno unico. Nel 2024, con l’abolizione del Reddito di cittadinanza e il restringimento della platea attraverso l’Assegno di inclusione, le Dsu sono diminuite di 500mila, il 4,3%.

Sette famiglie Isee su dieci sotto i 20mila euro

La fotografia economica è altrettanto chiara. Il 42,8% delle famiglie che presenta la Dsu ha un Isee inferiore a 10mila euro. Il 71,9%, più di sette su dieci, non supera i 20mila euro. La mediana è appena 11.921 euro e la media poco più di 15mila.

Dunque sì: gli aiuti legati all’Isee finiscono soprattutto alle famiglie con redditi e patrimoni più bassi. Ma è esattamente la funzione per cui l’indicatore esiste. E soprattutto non significa che finiscano prevalentemente agli stranieri.

Il vero nodo sono le soglie scelte dalla politica

Un’altra cosa è discutere se le soglie fissate per i singoli bonus siano troppo basse e finiscano per lasciare fuori una parte del ceto medio. È un problema reale e può essere una scelta politica rivederle.

Ma non è l’Isee a decidere chi riceve un bonus. L’indicatore misura la situazione economica del nucleo tenendo conto di redditi, patrimonio e composizione familiare. È poi il governo, il Parlamento o l’ente che introduce la prestazione a stabilire, per esempio, se l’aiuto spetta sotto 15mila, 20mila o 40mila euro.

Perciò sostenere che l’Isee «esclude» una parte della popolazione confonde lo strumento con le soglie decise dalla politica.

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