✕

Big Tech non riesce a ridurre le emissioni, l’IA si rivela un’arma a doppio taglio

Ascolta l'audio

Secondo un recente studio di International Telecommunication Union (Itu) e World Benchmarking Alliance (Wba), le nuove tecnologie aiutano le società digitali a efficientare i processi, ma consumano molta energia
1 minuti di lettura

MILANO – Ci sono società che consumano quanto interi Paesi. Che nonostante gli sforzi per tenere il passo con i loro obiettivi climatici, faticano a ridurre le emissioni. Non si tratta di industria pesante, ma delle aziende più innovativi del globo. E spesso è proprio l’eccesso di tecnologia a rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Poco controllo sulle emissioni della filiera

Ad affrontare il tema è un recente studio di International Telecommunication Union (Itu) e World Benchmarking Alliance (Wba), che valuta la performance sotto il profilo climatico di 200 aziende digitali in tutto il mondo, a partire dalle Big Tech Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft e Nvidia e includendo anche realtà come Airbnb, Booking, Netflix o l’italiana Tim.

Nel 2024, scrivono gli esperti, le società ana…

MILANO – Ci sono società che consumano quanto interi Paesi. Che nonostante gli sforzi per tenere il passo con i loro obiettivi climatici, faticano a ridurre le emissioni. Non si tratta di industria pesante, ma delle aziende più innovativi del globo. E spesso è proprio l’eccesso di tecnologia a rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Poco controllo sulle emissioni della filiera

Ad affrontare il tema è un recente studio di International Telecommunication Union (Itu) e World Benchmarking Alliance (Wba), che valuta la performance sotto il profilo climatico di 200 aziende digitali in tutto il mondo, a partire dalle Big Tech Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft e Nvidia e includendo anche realtà come Airbnb, Booking, Netflix o l’italiana Tim.

Nel 2024, scrivono gli esperti, le società analizzate hanno prodotto 301 milioni di tonnellate di emissioni dirette (Scope 1 e 2) di CO₂ equivalente, l’1,2 per cento in più rispetto all’anno precedente. Inoltre, se da un lato cresce il numero di aziende che fornisce una reportistica sul clima, dall’altro restano meno della metà quelle che includono le emissioni lungo l’intera catena del valore (Scope 3).

Le dieci prime aziende tech consumano quanto l’Australia

Una narrazione simile emerge analizzando i consumi elettrici. Ebbene, nel 2024 le 163 società che ne hanno tenuto traccia dichiarano di aver impiegato 494 terawattora di elettricità, pari a circa l’1,7 per cento dei consumi elettrici globali. Metà del valore era concentrato in sole 10 aziende, superando il consumo annuo di un Paese come l’Australia.

Il fatto più curioso è che spesso questa “fame d’energia” proviene dalla necessità di alimentare data center o sistemi di intelligenza artificiale, tecnologie pensate per migliorare l’efficienza delle società. E proprio a causa dell’impennata della domanda di energia e dello sviluppo delle loro infrastrutture, fornitori leader nel settore dell’IA e del cloud non hanno ridotto bensì aumentato le loro emissioni tra il 2020 e il 2024.

“Sebbene le tecnologie digitali offrano un potenziale immenso per l’azione contro il cambiamento climatico, non si può ignorare il loro crescente fabbisogno energetico e le relative emissioni”, riflette Doreen Bogdan-Martin segretario generale dell’Itu. “La sostenibilità ambientale deve essere integrata nel modo in cui progettiamo, alimentiamo e diffondiamo le tecnologie che plasmano il nostro futuro digitale comune”.

Scarso l’impiego dell’energia 100% green

Il percorso è ancora lungo. Solo il 41% delle aziende analizzate dispone di piani completi per il raggiungimento degli obiettivi climatici, che includano ambizioni strategiche, politiche di attuazione e indicatori chiari, obiettivi e governance. Parte del problema viene alleviato dall’utilizzo di energia verde, anche se solo un quarto delle imprese analizzate dichiara di approvvigionarsi al 100% da fonti rinnovabili. Per gli esperti, ancora troppo poco.

Leggi i commenti