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Non solo Vannacci: da Bossi a Casaleggio, quando i marziani sbarcano a Cernobbio

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I leader anti-establishment prima snobbano l’appuntamento sul lago di Como, poi sulla soglia di incarichi di governo cambiano idea
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C’è Vannacci nell’aria. O almeno ci sarà, qui in riva al Lago di Como, quando domani il generale che si è fatto leader di un movimento di estrema destra verrà ostenso davanti alle grisaglie della finanza e dell’economia riunite come ogni settembre per il Forum TEHA di Cernobbio. Fremiti in sala, si prevede, e per ora anche molti fuori dalla sala. A cominciare dagli accertamenti avviati dalla Procura militare di Roma sulla presenza di qualche divisa di troppo nella struttura di Futuro Nazionale, passando per il “no” di Carlo Calenda all’appuntamento di Cernobbio, deciso proprio dopo aver saputo dello sbarco di Vannacci sul lago.

Nemmeno solo, peraltro. Sotto l’anodino titolo “Il progetto europeo tra integrazione e sovranità: prospettive da Francia e Italia” ci sarà anche Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e delfino politico di Marine Le Pen; altra estrema destra in purezza. Vannacci dialogherà con Mario Monti, ossia un ex presidente del Consiglio che dell’integrazio…

C’è Vannacci nell’aria. O almeno ci sarà, qui in riva al Lago di Como, quando domani il generale che si è fatto leader di un movimento di estrema destra verrà ostenso davanti alle grisaglie della finanza e dell’economia riunite come ogni settembre per il Forum TEHA di Cernobbio. Fremiti in sala, si prevede, e per ora anche molti fuori dalla sala. A cominciare dagli accertamenti avviati dalla Procura militare di Roma sulla presenza di qualche divisa di troppo nella struttura di Futuro Nazionale, passando per il “no” di Carlo Calenda all’appuntamento di Cernobbio, deciso proprio dopo aver saputo dello sbarco di Vannacci sul lago.

Nemmeno solo, peraltro. Sotto l’anodino titolo “Il progetto europeo tra integrazione e sovranità: prospettive da Francia e Italia” ci sarà anche Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e delfino politico di Marine Le Pen; altra estrema destra in purezza. Vannacci dialogherà con Mario Monti, ossia un ex presidente del Consiglio che dell’integrazione europea ha fatto buona parte della propria biografia pubblica: si attendono, compatibilmente con lo scenario, discrete scintille.

Valerio De Molli, il deus ex machina dell’appuntamento di Cernobbio, ha già spiegato che non di endorsement politico si tratta, ma di una scelta coerente con un Forum costruito per mettere a confronto posizioni anche radicalmente diverse. E del resto non è la prima volta che nella ricercatissima cornice di Villa d’Este compaiono figure destinate a épater les bourgeois, o perlomeno a fare un po’ di impressione a quella folla di astanti - e paganti - che arriva a Cernobbio sperando di ripartire avendo capito qualcosa in più di un mondo sempre più difficile da spiegare.

Bossi senza scarpe

I marziani sul lago hanno anzi una loro tradizione. Il precedente più spettacolare è Umberto Bossi, che nel 1996, alla vigilia della manifestazione secessionista sul Po, entra nel salotto buono dell’economia italiana nel momento di massima radicalizzazione della Lega. Il Senatùr arriva a Villa d’Este ma si accorge di non avere le scarpe adatte: nella notte fa spedire qualcuno fino a Gemonio per recuperare quelle nere, “quelle belle”. Poi entra nella sala delle cariatidi - definizione sua, non architettonica - e all’uscita racconta che gli è sembrato di essere finito “in un film di Buñuel”, dove il potere faceva la caricatura di se stesso.

La retromarcia di Salvini

Vent’anni dopo, la parte dell’alieno tocca a Matteo Salvini. Nel 2015 era già venuto, spiegando che parlava ai banchieri esattamente come agli allevatori della Valtellina. Ma nel 2016 cambia idea e decide di disertare. “Non partecipo a un evento che prevede il monologo di Renzi e la passerella dei ministri che stanno affondando il Paese e sono schiavi di questa Europa”. E descrive banchieri e finanzieri riuniti a cantare viva Renzi e viva l’euro “come sul Titanic”. L’anno successivo si imbarcherà su quel funesto transatlantico: insomma, tornerà a Villa d’Este perché- dice allora - non vuole parlare soltanto agli amici.

E, ancora, nella sfilata di marziani a Cernobbio: Gianroberto Casaleggio, arrivato nel 2013 davanti a una platea che incarnava quasi plasticamente quei poteri intermedi che il Movimento Cinquestelle voleva disintermediare; Luigi Di Maio, che dopo un primo forfait si presenterà nel 2017 quando la lunga marcia grillina verso Palazzo Chigi è ormai cominciata; perfino Geert Wilders, leader della destra radicale olandese, chiamato nel 2018 a discutere proprio di sovranità e futuro dell’Europa. E, su fronti opposti, oltre a Fausto Bertinotti, va registrata per esempio l'apparizione nel 2015, sebbene durante l’edizione “minore” primaverile, di Yanis Varoufakis, all'epoca ministro dell'Economia di un'Atene particolarmente inguaiata. Chi c'era ricorda ancora le istantanee scattate assieme a Giulio Tremonti e a Serge Latouche, il teorico della "decrescita felice".

C’è insomma una legge non scritta di Cernobbio. Chi vuole dimostrare di essere davvero anti-establishment tende dapprima a tenersi lontano dal lago; quando invece pensa di potersi avvicinare al governo, o semplicemente diventa abbastanza importante da non poter essere ignorato (comma Vanancci), spesso finisce per varcare il cancello di Villa d’Este. Matteo Renzi nel 2014 aveva annunciato orgogliosamente che a Cernobbio non sarebbe andato, preferendo visitare un’azienda bresciana. L’anno dopo era sul palco. Salvini fece più o meno lo stesso percorso. Anche Di Maio passò dal sospetto per il salotto buono alla necessità di incontrarlo.

Oggi, oltre al "gran rifiuto" di Calenda, la presenza del generale ha innescato anche qualche reazione governativa: Giorgia Meloni, dopo non essere venuta a Villa d’Este lo scorso anno, questa volta avrebbe dovuto collegarsi in video nella giornata inaugurale. Anche quel collegamento è però sparito dall’ultima versione del programma: dal Forum spiegano che si tratta di un problema di tempi tecnici. Forse è anche un problema di tempi elettorali.

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