Stessa corsa, compensi diversi: causa a Uber sulla paga personalizzata
di Aldo FontanarosaROMA – Due autisti aspettano una corsa nello stesso punto, lungo la medesima strada, pochi metri uno dall’altro. L’applicazione propone a entrambi di accompagnare un passeggero alla stessa identica destinazione: aeroporto della città, imbarchi nazionali. Ma offre loro compensi diversi.
E’ l’esperienza che un conducente di Uber di 48 anni di stanza a Londra racconta al quotidiano inglese The Guardian. L’autista sospetta che l’algoritmo abbia imparato a conoscerlo. E che gli proponga compensi più bassi perché, in passato, è stato molto flessibile. Ha accettato anche viaggi poco remunerativi.
La battaglia giudiziaria
Uber nega. Sostiene che le paghe non siano personalizzate sulla base del comportamento storico del singolo autista. Ma prop…
ROMA – Due autisti aspettano una corsa nello stesso punto, lungo la medesima strada, pochi metri uno dall’altro. L’applicazione propone a entrambi di accompagnare un passeggero alla stessa identica destinazione: aeroporto della città, imbarchi nazionali. Ma offre loro compensi diversi.
E’ l’esperienza che un conducente di Uber di 48 anni di stanza a Londra racconta al quotidiano inglese The Guardian. L’autista sospetta che l’algoritmo abbia imparato a conoscerlo. E che gli proponga compensi più bassi perché, in passato, è stato molto flessibile. Ha accettato anche viaggi poco remunerativi.
Uber, la strana alleanza con gli autisti contro i robotaxi. Anche l’app ora teme la nuova tecnologia
La battaglia giudiziaria
Uber nega. Sostiene che le paghe non siano personalizzate sulla base del comportamento storico del singolo autista. Ma proprio su questo punto si apre adesso una battaglia giudiziaria europea.
La fondazione Worker Info Exchange International deposita un’azione collettiva (una specie di class action) davanti al Tribunale distrettuale di Amsterdam. Il ricorso riguarda il sistema di dynamic pay, la paga dinamica attraverso la quale Uber calcola in tempo reale il compenso per ogni corsa e assegna il lavoro.
Secondo i promotori, l’iniziativa può interessare 241 mila conducenti dell’Unione europea e del Regno Unito. Anche chi ha lavorato per Uber in Italia dopo il novembre 2020 può chiedere di partecipare, precisa la pagina ufficiale dell’azione (sezione: domande frequenti).
Gli elementi comprensibili
La causa viene avviata nei Paesi Bassi perché Amsterdam ospita la società che tratta i dati europei di Uber. Lo strumento utilizzato è la legge olandese sulle azioni collettive, conosciuta con la sigla Wamca. I ricorrenti chiedono un risarcimento e un ordine che impedisca a Uber di perseverare nelle condotte contestate.
Per lungo tempo, il guadagno dell’autista è stato calcolato attraverso elementi ragionevoli, come la distanza, la durata del viaggio e una commissione stabilita in anticipo.
La paga dinamica avrebbe cambiato lo schema di gioco. Prima di accettare, il conducente vede sullo smartphone destinazione e compenso. La cifra viene però elaborata da un sistema automatico che tiene conto, tra le altre cose, delle condizioni del viaggio e della domanda in quel momento.
I rifiuti
Non solo. Secondo Worker Info Exchange, il sistema utilizzerebbe anche i dati storici degli autisti e la loro precedente condotta: quali viaggi accettano, quali rifiutano, dove vivono e in quali orari sono disponibili. L’algoritmo potrebbe così stimare la somma minima che un determinato conducente è disposto ad accettare.
È questa l’accusa più delicata. Non soltanto prezzi diversi per viaggi diversi: prenderebbe forma una paga potenzialmente diversa per ogni lavoratore.
Un autista che deve necessariamente tornare verso casa, ad esempio, potrebbe piegarsi a un’offerta più bassa lungo quel tragitto. Il sistema sarebbe in grado di presumere che questa persona si accontenterà di guadagnare poco, visto che è diretto verso l’abitazione a fine turno.
Lo studio di Oxford
La contestazione si appoggia anche a uno studio realizzato da ricercatori dell’Università di Oxford insieme a Worker Info Exchange.
L’indagine esamina 1,5 milioni di viaggi effettuati da 258 conducenti fra il 2016 e il 2024. I dati sono stati ottenuti dagli stessi lavoratori esercitando il diritto di accesso assicurato dalle norme europee sulla privacy.
Nel campione esaminato, il compenso orario lordo sarebbe sceso da circa 22,20 a 19,06 sterline (da 25,83 a 22,18 euro) dopo l’introduzione della paga dinamica. Le somme sono calcolate prima di sottrarre carburante, assicurazione, manutenzione, noleggio dell’automobile e altri costi.
La maggiore anzianità
L’82% dei conducenti con maggiore anzianità avrebbe guadagnato meno rispetto al sistema precedente. La commissione trattenuta dalla piattaforma, inizialmente fissata intorno al 25%, sarebbe inoltre diventata variabile, superando in alcuni casi il 50% del prezzo della corsa.
Uber contesta lo studio. Assicura che sia costruito su dati incompleti e che non rappresenti l’insieme dei conducenti.
Uber sostiene che l’applicazione non ha cambiato filosofia e calcoli la paga utilizzando informazioni relative al singolo viaggio, come posizione, durata prevista e destinazione. La storia delle corse accettate o rifiutate in passato non entrerebbe in gioco per offrire compensi personalizzati.
Il ruolo del Gps
Due conducenti ricevono cifre differenti per una corsa apparentemente identica – insiste Uber – per una serie di ragioni oggettive, come una diversa posizione rilevata dal Gps, l’aggiornamento della tariffa avvenuto a pochi secondi di distanza, una promozione o la sperimentazione di una funzione.
Già in una spiegazione pubblicata nel 2025, Uber giura che le offerte non dipendono dalle caratteristiche personali né dalla precedente propensione del singolo autista ad accettare una corsa.
La compagnia aggiunge che i conducenti conoscono destinazione e guadagno prima di decidere: dunque sono liberi di accettare o meno. Infine la maggior parte del prezzo pagato dal passeggero continuerebbe ad andare agli autisti, mentre la quota trattenuta dalla piattaforma sarebbe rimasta stabile.
La profilazione
La causa non riguarda soltanto il denaro. I ricorrenti sostengono che Uber abbia utilizzato dati personali e profilazione per addestrare i sistemi che distribuiscono lavoro e compensi.
Invocano in particolare l’articolo 22 del GDPR che riconosce alle persone — con alcune eccezioni — il diritto a non essere sottoposte a decisioni fondate unicamente su trattamenti automatizzati quando producano conseguenze giuridiche significative.
La vertenza può durare diversi anni. Secondo Worker Info Exchange, i conducenti non anticipano le spese. In caso di vittoria o accordo, il finanziatore della causa potrà ricevere fino al 25% dell’eventuale risarcimento, oppure il 22,5% per gli iscritti a un sindacato o a un’organizzazione rappresentativa.